ANDES 2014-2015 – Verso la Tierra del Fuego: da El Calafate, Argentina (km 6137) a Ushuaia, Argentina (km 7183)

ANDES 2014-2015 – Verso la Tierra del Fuego: da El Calafate, Argentina (km 6137) a Ushuaia, Argentina (km 7183)

 

Amici, facciamo ancora un po’ di strada insieme in Patagonia…

Sono ormai trascorsi alcuni mesi dal nostro ritorno in Italia ma, rileggendo ciò che ho scritto, con l’aggiunta delle belle foto di Silvano, i ricordi tornano vivi…

Speriamo che la lettura vi porti lontano!!!

 

10/03/2015: Tappa 102: El Calafate – El Cerrito (96 km)
Siamo pronti a partire di buon ora per ripercorre i circa 30 km che da El Calafate ci riporteranno sulla Ruta 40. Oggi il vento è dalla nostra e i sali scendi scorrono velocemente, così ci troviamo nuovamente all’incrocio e proseguiamo, seguendo la strada che affianca montagne basse, rivestite di cespugli giallognoli e frequentate da guanacos.
Il vento a favore, a causa di un cambio di direzione della strada, comincia a diventare troppo laterale per i miei gusti, in più non é costante ma a raffiche e mi trovo ancora una volta costretta a scendere e spingere, mentre Silvano avanza più spedito e poi mi aspetta. Questo vento mette davvero a dura prova i miei nervi, perché ogni tre per due mi spinge anche mentre cammino e un paio di volte mi cade la Bici. Ricomincio a pedalare al successivo cambio di direzione, quando il vento torna a favore e ci spinge lungo la cuesta de Migues, 8 km di salita che quasi non si sentono… ma non é certo perché ora il vento fa l’amico che lo tollero di più!
Terminata la salita, ci troviamo su un pianoro, la strada si trova nel mezzo e da un lato e dall’altro c’è solo pampa a perdita d’occhio e nessuna traccia di… niente! Pedalo un po’ obliqua, cercando di “appoggiarmi” al vento, come Silvano mi ha più volte spiegato, ma una cosa é la teoria e tutt’altro la pratica! Non c’è un gran passaggio di auto, che comunque ci sorpassano lentamente e largo.
Veniamo raggiunti da un cicloviaggiatore, anche lui in balia del vento, in un momento in cui sono di nuovo giù a spingere. Solo che non è un lui ma una lei! Dopo pochi convenevoli lei procede e per me è una botta all’umore e all’orgoglio, la vedo sfilare via come un fuscello e mi chiedo come mai solo io faccio fatica e ho paura del vento! Non c’é risposta, solo continuare a pedalare come si può…
La fanciulla si ferma dopo qualche km; noi procediamo il più possibile spediti, destinazione El Cerrito, dove arriviamo verso le 15.30, con già una novantina di km alle spalle, oltre al vento… El Cerrito é un altro non-paese, c’è un centro della viabilità, è l’unico luogo di tutta la giornata che offre un po’ di protezione e sollievo dall’aria che spira continuamente.
Rimaniamo piacevolmente sorpresi quando ci vengono incontro Valentin e Julien, che sono partiti da El Chaltèn senza passare da El Calafate e si sono fermati qualche giorno in un una sorta di estancia disabitata. Facciamo pranzo al riparo dal vento, ci raccontiamo le ultime giornate e poco dopo arriva anche Louise.
Siamo tutti dell’idea di chiedere ai custodi del posto di vialidad se c’è un luogo riparato dove montare la tenda, anche se abbiamo adocchiato una casetta in cui altri viaggiatori sostengono di aver dormito. Esce il signor Claudio, gli chiediamo il permesso di stare lì; accenniamo alla casetta e lui ci dice di no, perché altre volte ne ha permesso l’utilizzo e l’ha ritrovata sporca e in disordine. Disquisiamo sul fatto che la gente non apprezza la fortuna di poter dormire al riparo, facendo attenzione a ciò che non è suo ma che gli viene messo a disposizione e alla fine Claudio, senza che noi chiedessimo nuovamente, decide che per oggi la casetta sarà nostra! Siamo tutti contenti e ci armiamo di scopa per togliere un po’ di polvere e rifaremo la stessa cosa domani, per non lasciare traccia della nostra presenza e non far pentire Claudio della sua generosità.
C’è una sala spaziosa, dove possiamo mettere le Bici e cucinare, oltre a due stanzette per dormire, insomma…un luogo perfetto! Tra racconti di viaggio e il rumore del vento chiuso fuori, cinque matti (di cui tre senza volo di ritorno) trascorrono il pomeriggio e la serata nel bel mezzo della steppa patagonica.

 

Partenza da El Calafate

Partenza da El Calafate

La brezza non è più leggera...

La brezza non è più leggera…

Arrivo a El Cerrito, puesto de vialidad

Arrivo a El Cerrito, puesto de vialidad

Il nostro rifugio

La compagnia del fornello (con Julien, Valentin e Louise)

Louise

Louise

Paola ai fornelli

Rifugio anche per le Biciclette

 

 

11/03/2015: Tappa 103: El Cerrito – Tapi Aike (65 km)
Questa mattina partiamo tutti insieme da El Cerrito, salutando e ringraziando Claudio; ciò che tutti notiamo e silenziosamente apprezziamo è la totale assenza di vento in una giornata radiosa. Con queste buone prospettive ci tuffiamo nel tratto di Ruta 40 sterrato che conduce a Tapi Aike, evitando così una lunga deviazione.
Julien e Valentin viaggiano ormai insieme da qualche tempo, Julien è partito dalla California ed è un tipo molto spartano e scopriamo che anche Valentin lo è. Ci raccontano di aver trovato e cucinato una lepre a El Chaltèn, ma la cosa più sorprendente è che ne trovano una anche oggi, una povera bestiola uccisa da un’auto non da molto tempo. Julien, con occhio esperto (la sua famiglia in Francia alleva animali), dice che è solo stata colpita alla testa ed è perfetta per la cena di stasera… Noi rimaniamo un po’ allibiti dalla velocità con cui la mettono in un sacco e sul carrellino di Julien, considerando che almeno la bestiola questa volta non ci ha lasciato la pelle invano.
Dopo 15 km di buon ripio, ci fermiamo almeno un’ora al posto di polizia, una casetta in questo momento non abitata, in riva ad un rio sulle cui sponde Julien e Valentin, maestro e apprendista, si dedicano con perizia a predisporre la lepre per il suo destino finale, cioè la pentola, sotto gli sguardi curiosi di Silvano, Louise e miei.
Riprendiamo il cammino, il paesaggio è davvero bello, la steppa sconfinata è sostituita da colline bassissime che si estendono a perdita d’occhio; é la giornata in cui vediamo più animali, tanti guanacos, nandù e più classici cavalli, mucche e infinite pecore disseminate ovunque. Tutti possono girovagare tranquilli perché il traffico è limitato e questo gioca a loro favore (ex-lepre esclusa).
I ragazzi procedono più spediti, ma ogni tanto si fermano, così il gruppo si ricompone. Troviamo un bel posto lontano dalla strada e riparato dall’aria e facciamo pranzo insieme.
Il pomeriggio prosegue su un ripio che via via peggiora e la strada é un susseguirsi di su e giù. La maggiore fatica è compensata da un paesaggio che toglie il fiato: strada infinita, prateria infinita, cielo azzurro e nuvole sparse.
Ci fermiamo spesso per il set fotografico e raggiungiamo i ragazzi a Tapi Aike; si sono già portati avanti con il lavoro e ci informano che il signore della viabilità, Fabian, ci lascia un container un po’ malmesso, ma ha due “stanze” che nuovamente dividiamo con Valentin, Julien e Louise. Le utilizziamo giusto per dormire, con materassini e sacchiletto, perché Fabian si trasferisce dal poliziotto della porta accanto e ci lascia a disposizione la cucina per tutta la sera, così stiamo al caldo e osserviamo Julien bollire la lepre e Valentin friggerla… Gentilmente ce ne offrono, ma noi facciamo più onore ai nostri spaghetti che non alla bestiola!
Dimenticavo di dire che anche a Tapi Aike non c’è nulla, a parte un addetto della viabilità, un poliziotto, un chiosco, una stazione di servizio e, poco più in là, una grande estancia. Il nostro sterrato termina all’incrocio con la strada asfaltata che proviene dalla deviazione che non abbiamo preso. Intorno, il sole tramonta dietro le nuvole, colorando d’oro questa incredibile steppa.

 

Partiamo di buon ora da El Cerrito

Partiamo di buon ora da El Cerrito

Julien e Valentin trovano la cena a bordo strada...

Julien e Valentin trovano la cena a bordo strada…

Preparazione della selvaggina

Preparazione della selvaggina

Cavalli in libertà

Cavalli in libertà

Spuntino

Spuntino

I commensali

I commensali

Silvano

Silvano

Paola

Paola

Patagonia infinita

Patagonia infinita

Patagonia infinita

Patagonia infinita

Arrivo a Tapi Aike

Arrivo a Tapi Aike

Tramonto infuocato sulla steppa

Tramonto infuocato sulla steppa

 

 

12/03/2015: Tappa 104: Tapi Aike – Cerro Castillo (57 km)
Il container è stato perfetto per un’altra notte senza montare la tenda, al riparo dal vento che ha soffiato tutta la notte, amplificato dalla lamiera che abbiamo attorno.
Pian piano ci ritroviamo in cucina per colazione e ripartiamo nuovamente tutti insieme, affrontando il vento, questa volta ostile, e la pioggia. La strada é tutta dritta, quasi niente dislivello, la pioggia ci sferza e il vento ci rallenta, ma l’unione fa la forza e ci troviamo in quattro ad alternarci ogni 500 metri, per attenuare la fatica e far passare più rapidamente i km.
Louise rimane indietro ad affrontare il vento da sola, ma ci raggiunge dopo una decina di minuti quando io chiedo gentilmente una pausa, perché sto andando a tutta e non ce la faccio più; inoltre ha smesso di piovere ed é addirittura uscito il sole e stiamo fondendo dentro l’abbigliamento impermeabile.
Facciamo pranzo on the road (Julien mangia la lepre) e riprendiamo a pedalare, sempre facendo un po’ di ritmo in quattro, finché il vento diventa più insistente e Sil ed io ci stacchiamo dai ragazzi perché io sono abbastanza affaticata.
Intraprendiamo insieme i 5 km di ripio per arrivare a Cancha Carrera, attraverso un bel paesaggio e un piccolo paesino che si termina alla frontiera argentina e al passo Rio Don Guillermo. Louise completa il gruppo e ci apprestiamo a mangiare tutto ciò che non si può portare in Cile, nei pressi della dogana argentina, sotto qualche goccia di pioggia.
Pedaliamo gli ultimi 8 km che ci separano da Cerro Castillo, piccolo villaggio nato da un’estancia costituita da alcuni edifici per il bestiame e i residenti, attualmente il principale valico di frontiera tra Cile e Argentina.
Ormai esperti di passaggi di frontiera, sappiamo abbastanza bene cosa possiamo portare o non portare in Cile, ma ci siamo dimenticati che il miele non è ammesso; festeggiamo quindi l’ingresso nel paese con pane e miele, in compagnia dei nostri compagni di viaggio.
Usciamo dalla dogana e, infreddoliti dal vento, ci rifugiamo in un negozietto per l’acquisto dei viveri e chiediamo ai carabinieros dove possiamo montare le tende. C’è l’imbarazzo della scelta tra la piazza e il parco-giochi per bambini.
Silvano ed io facciamo un giro di ricognizione all’hostal ma, di fronte alla calda e confortevole stanza, ci guardiamo e sentiamo già nostalgia del gruppo di squinternati con cui abbiamo affrontato questi ultimi giorni… Domani Louise proseguirà con noi verso Puerto Natales, mentre Julien e Valentin andranno in direzione del parco Torres del Paine e quindi questa è l’ultima serata che possiamo trascorrere tutti insieme. Quindi torniamo al parco-giochi, scelto all’unanimità come location per la notte per via dei ripari di legno, approntiamo l’accampamento e ci ritroviamo ancora una volta a cenare nella nostra suite (Julien mangia la lepre) e ci diamo appuntamento per colazione, chiudendoci nelle nostre tende, mentre il vento fuori sembra voler spazzare via tutto.
Nota bene: mentre Valentin va a buttare il nostro barattolo di miele ormai vuoto, recupera dal bidone, senza che nessun doganiere lo veda, un altro barattolo praticamente pieno e quando siamo tutti riuniti nella suite per cena ce lo mostra, tutto contento per la sua conquista!!! Che elemento!

 

Il container-hotel

Il container-hotel

Si parte sotto la pioggia

Si parte sotto la pioggia

Finalmente esce il sole

Finalmente esce il sole

Si riprende lo sterrato verso il passo di frontiera Rio Don Guillermo

Si riprende lo sterrato verso il passo di frontiera Rio Don Guillermo

Ancora una volta in Cile

Ancora una volta in Cile

In attesa dei controlli doganali

In attesa dei controlli doganali

Dogana di Cerro Castillo

Dogana di Cerro Castillo

Cerro Castillo

Cerro Castillo

Ruta del Fin Mundo

Ruta del Fin Mundo

Cena nella nostra suite

Cena nella nostra suite

Al calduccio nella suite

 

 

13/03/2015: Tappa 105: Cerro Castillo – Puerto Natales (62 km)
Ci svegliamo nell’accampamento con una ventosa giornata di sole, anche se nella notte ha piovuto parecchio. Il sole asciuga tenda e biciclette mentre facciamo colazione con i nostri amici.
Con tutta calma Louise, Silvano ed io ci prepariamo a partire, in direzione di Puerto Natales, la destinazione di oggi, mentre Julien e Valentin andranno verso il parco Torres del Paine, verso le montagne che, dopo la pioggia di questa notte, appaiono ben innevate. Noi avremo il vento come sempre laterale e leggermente a favore, loro il vento contro fino al parco, andando dritti verso ovest.
Dopo i saluti di rito con questi piacevoli e speciali compagni di viaggio, iniziamo a pedalare storti nel vento gelido; neppure il sole riesce a intiepidire quest’aria australe.
Percorriamo un po’ di km con Louise, poi lei prosegue mentre noi ci fermiamo a toglierci le giacche, poiché pedalando il freddo sembra meno intenso. Ci ritroviamo lungo una bella strada, dove compaiono nuovamente alberi e lagune in lontananza, nonché montagne a destra e sinistra. In particolare i rilievi alla nostra sinistra danno proprio sulla strada e ci proteggono un po’ dall’aria. Notiamo che ogni cinque km si trova una fermata del bus, una casetta di legno con finestre con vetri integri, ed è proprio in una di queste che ci fermiamo a fare pranzo con Louise e a fare due parole su di noi.
Louise ha 25 anni e ha iniziato il suo viaggio a Buenos Aires a ottobre 2014; quando, al termine di un contratto di lavoro, ha manifestato il desiderio di partire, i suoi genitori l’hanno considerata matta e hanno acconsentito alla partenza solo perché, su loro insistenza, aveva trovato un compagno di viaggio. Quindi la sua avventura in Sud America, che lei avrebbe voluto vivere da sola e spostandosi con i mezzi, è iniziata in compagnia e in bici. Dopo due mesi di pedalate, Louise ha deciso di separarsi dalla persona con cui viaggiava, a causa di divergenze nel modo di pensare e di vivere il viaggio stesso; lui era chiuso e possessivo mentre lei era partita con l’intenzione di conoscere luoghi e persone. Pur avendo un po’ di timore di essere sola, ha continuato il suo percorso, incrociando numerose persone con cui condividere giornate di viaggio. Anche Louise va verso Ushuaia e poi rientrerà in Europa per tornare a casa, in Francia, sempre in bicicletta.
Davvero interessante incontrare persone così determinate, che si mettono in gioco tanto profondamente, perché il viaggio in bici ti espone a molte situazioni e ogni giorno è un’incognita già per una coppia, figuriamoci per un viaggiatore solitario, soprattutto se si tratta di una fanciulla.
Riprendiamo a pedalare, Louise ci precede e non la incrociamo più per il resto del tragitto.
La strada verso Puerto Natales non comporta particolari difficoltà; percorriamo una lunga strada dritta con qualche su e giù, sulla destra c’è una lunga deviazione verso la Cueva del Milodon, che noi, per ovvie ragioni, decidiamo di non prendere: d’altronde nella grotta c’è la ricostruzione di questo milodonte e percorrere tanta strada per vedere una statua ci sembra poco produttivo…
Il vento ci accompagna fino all’arrivo in paese, con un po’ di nuvole scure all’orizzonte e questa volta l’orizzonte è quello del mare…
Troviamo una sistemazione nel centro del paese, che è abbastanza grande e turistico; cerchiamo un posticino per la cena e il caso vuole che finiamo seduti al tavolo con Louise, sorpresa e contenta di vederci di nuovo. Lei si fermerà qualche giorno per andare in bus alle Torres del Paine, mentre noi dopodomani, torneremo a pedalare.

 

Campo base al parco giochi di Cerro Castillo

Campo base al parco giochi di Cerro Castillo

Direzione Puerto Natales

Direzione Puerto Natales

Bivio per la Cueva del Milodon

Bivio per la Cueva del Milodon

Passerella sull'oceano

Passerella sull’oceano

Ricostruzione del milodonte all'ingresso di Puerto Natales

Ricostruzione del milodonte all’ingresso di Puerto Natales

 

 

14/03/2015: Puerto Natales
Una pausa a Puerto Natales, in una giornata cupa con pioggia a intermittenza e folate di vento, che ci fanno apprezzare il confortevole caldo dell’hostal. Passeggiamo qua e là, sul lungo mare, tra negozietti e un bel mercato artigianale al coperto, dove io prendo mille ispirazioni per lavori al telaio, ma non faccio nessun acquisto, per non appesantire ulteriormente le borse, nella speranza di trovare qualcosa di speciale alla fine del mondo…
L’atmosfera di questa giornata è strana, Puerto Natales è abbastanza frequentato da turisti, perché è un altro punto di partenza per chi si reca a visitare il parco Torres del Paine, regno del trekking. La stagione turistica, però, sta volgendo al termine e questo fatto, unito a una condizione meteorologica inclemente, inizia a dare l’idea di com’è il profondo sud del mondo, splendido ma poco accogliente, dove la natura ha la meglio su ogni cosa.
Ciò che è più strano è il trovarsi sul mare a perdita d’occhio ma vedere sulle carte che il Golfo Admirante Montt si trova ancora all’interno di un fiordo, da cui si snodano labirintici bracci di mare che, non si sa come, arrivano all’oceano aperto…

 

Puerto Natales

Puerto Natales

Iniziamo a vedere i pinguini

Iniziamo a vedere i pinguini

Murales rappresentante le tribù native

Murales rappresentante le tribù native

Costruzione tipica

Costruzione tipica

Cena romantica

Cena romantica

 

 

15/03/2015: Tappa 106: Puerto Natales – Morro Chico (102 km)
Questa domenica mattina è deserta, a Puerto Natales; la pioggia che cade senza sosta e l’aria fredda non sono le condizioni ottimali per partire, ma abbiamo ancora un po’ di strada da fare e voglia di continuare a viaggiare, per le ultime tappe che ci porteranno alla fine del continente americano e poi verso la Tierra del Fuego.
Anche oggi la variabilità di questo clima australe ci assiste, dopo un’ora di pioggia inizia a uscire il sole e finalmente ci togliamo l’abbigliamento impermeabile e pedaliamo più agevolmente. La strada è piacevole e il vento ci spinge, così che alle 17 abbiamo già più di 100 km all’attivo e ci fermiamo a Morro Chico, che è talmente piccolo da non avere molto di più che una caffetteria e un posto di polizia, oltre alle solite estese estancias, sparse ovunque ma invisibili dalla strada, e ai numerosi alberi morti, visti spesso qui in Patagonia e a migliaia e migliaia di pecore.
Il gestore della caffetteria ci offre un posto tenda sotto un quincho, una tettoia con tavolo e asador (barbeque); per noi è perfetto, riparato dal vento laterale e dalla pioggia che potrebbe ancora allietare la giornata. Montiamo la tenda e trascorriamo nella caffetteria gran parte del pomeriggio e della sera, prima di tuffarci nei nostri caldi sacchi letto.

 

Indovinate la direzione del vento...

Indovinate la direzione del vento…

Ingresso nella provincia di Magallanes

Ingresso nella provincia di Magallanes

Tenda sotto il quincho a Morro Chico

Tenda sotto il quincho a Morro Chico

 

 

16/03/2015: Tappa 107: Morro Chico – Gobernador Philipi (95 km)
La giornata inizia con un bel sole ma con un’aria pungente che non ci togliamo di dosso fina a quando non iniziamo a pedalare. Salutiamo Morro Chico, con la sua singolare e caratteristica formazione rocciosa che emerge nel nulla infinito della pampa, in direzione sud.
Abbiamo poche informazioni sui luoghi intermedi tra città grandi come Puerto Natales e Punta Arenas; le distanze sono immense, sulle carte ci sono paesi-non paesi e nessuno sa dirti esattamente cosa troverai strada facendo.
Il vento è una costante, è noioso dirlo nuovamente, come averlo ogni giorno alla stregua del terzo incomodo; certo, è abbastanza a favore nella direzione in cui andiamo, ma è faticoso trascorrere la giornata con il suo rumore incessante nelle orecchie e nessun tipo di riparo.
Incontriamo due cicloviaggiatori per i quali la strada si prospetta ancora peggio, perché vanno contro vento; sono partiti da Villa Tehuelches, verso cui noi ci dirigiamo e ci fermiamo per un pasto frugale, con gli ultimi due finti panini che un piccolo bar ha avanzato… Poco soddisfatti riprendiamo a pedalare al vento, che, nella pampa senza confini, è rappresentato da uno strano e discutibile monumento, costituito da quattro pilastri che spuntano all’improvviso in mezzo alla strada. A nostro parere, l’unico monumento al vento, qui in Patagonia, è il vento stesso…
E’ primo pomeriggio quando arriviamo a Gobernador Philipi, piccolo insediamento rurale, dotato di caffetteria e distributore di benzina, situato a un incrocio fondamentale, quello tra la Ruta 9, che unisce Puerto Natales a Punta Arenas, e la Ruta 255 che congiunge Punta Arenas con Rio Gallegos, in Argentina.
Tappa d’obbligo alla caffetteria, meditando sul da farsi, visto che mancano ancora 50 km a Punta Arenas. Il tempo ci dà una mano a decidere… Inizia a diluviare all’improvviso, con un vento che non ci porterebbe a destinazione ma ci spazzerebbe via dalle bici e dalla strada.
I proprietari del bar ci mettono a disposizione una mini casetta non attrezzata, ma per noi è una sistemazione idilliaca, ci proteggerà dagli elementi che oggi sono scatenati. La casetta prima o poi sarà destinata ad accogliere viaggiatori paganti, ma per il momento, non essendo dotata di nulla, diventa il rifugio per me, Silvano e le nostre fidate e preziose Biciclette. Poco prima che faccia buio ci chiudiamo dentro, beviamo un po’ di latte caldo con cioccolato, cannella e biscotti (che lusso…) e ci accoccoliamo nei sacchi letto, grati per questo spartano ma fondamentale riparo per la notte.

 

Morro Chico

Morro Chico

El condor pasa

El condor pasa

Dopo Villa Tehuelches, direzione Punta Arenas

Dopo Villa Tehuelches, direzione Punta Arenas

Monumento al vento

Monumento al vento

Campo minato

Campo minato

Collezione di portachiavi alla caffetteria di Gobernador Philippi

Collezione di portachiavi alla caffetteria di Gobernador Philipi

 

17/03/2015: Tappa 108: Gobernador Philipi – Punta Arenas (54 km)
La sveglia suona nel bel mezzo di una tormenta di vento e pioggia… Ringraziamo nuovamente la casetta e, per una volta, ci giriamo dall’altra parte e dormiamo ancora un po’, sempre più chiusi dentro i sacchi letto, cercando il caldo e chiudendo le orecchie al rumore che arriva dall’esterno.
Quando decidiamo di alzarci, siamo davvero indecisi su cosa fare; il tempo non è per niente invitante, fa freddo e continua a diluviare. Decidiamo di vestirci e ritirare alcune cose, per fare colazione e valutare a mente lucida se possiamo tentare di partire per Punta Arenas o se il nostro destino di oggi sia rimanere chiusi qui in attesa.
Sono le 10.30 del mattino quando, infine, partiamo; stare qui non avrebbe avuto molto senso, perché oggi la caffetteria è chiusa e saremmo stati costretti ad arrangiarci per quanto riguarda il cibo e soprattutto avremmo probabilmente trascorso il resto del giorno dentro il sacco letto, perché la pioggia battente non permetteva in alcun modo alla temperatura di alzarsi.
Pedaliamo concentrati e spediti, la pioggia pian piano si attenua e arriviamo presto a Punta Arenas, bagnandoci nuovamente nel percorrere gli ultimi cinque km che ci separano dal centro città. Troviamo rapidamente una sistemazione in un hospedaje a conduzione familiare e finalmente riusciamo a cacciare via il freddo della giornata.

 

Colazione nel rifugio al riparo dalla pioggia

Colazione nel rifugio al riparo dalla pioggia

Pronta per affrontare un'altra giornata sui pedali

Pronta (…) per affrontare una giornata di pioggia e vento sui pedali

Vado a sinistra...

Vado a sinistra…

Nandù

Nandù

Arrivo a Punta Arenas

Arrivo a Punta Arenas

 

 

18/03/2015: Punta Arenas
Ed eccoci a Punta Arenas, capitale della regione di Magallanes e della Antartica Cilena, la dodicesima del Cile. Con i suoi 130 mila abitanti, è la città più grande situata al sud del mondo ma ancora sul continente, sullo Stretto di Magellano, il più importante passaggio naturale tra Oceano Atlantico e Pacifico, fondamentale per il commercio marittimo, malgrado sia una rotta difficile da percorrere a causa del clima inospitale e dell’angusto passaggio. Fino al completamento del Canale di Panama, lo stretto era la seconda rotta più usata dalle navi che passavano dall’Atlantico al Pacifico.
Qui ci concediamo una giornata di relax, trascorrendo molto tempo al chiuso dell’hospedaje, perché tanti giorni esposti agli eventi atmosferici fanno venire voglia di stare al riparo e di non mettere il naso fuori, anche se nel pomeriggio prendiamo un taxi per andare alla zona franca, un grosso centro commerciale dove ogni prodotto è esente da IVA. Punta Arenas possiede queste agevolazioni in quanto zona estrema e la zona franca è stata costruita quarant’anni fa per promuovere il commercio di merci di provenienza straniera. Cerchiamo schede di memoria per la fotocamera, perché Sil le ha quasi finite (!!!), le troviamo e, in effetti, hanno un costo davvero invitante (e pari a un sesto dello stesso prodotto in Argentina).
Cena e nanna, contenti che domani non ci si debba alzare troppo presto, perché il traghetto per la Tierra del Fuego è nel pomeriggio.

 

Favolosa birra artigianale della Patagonia

Favolosa birra artigianale della Patagonia

A spasso per Punta Arenas

A spasso per Punta Arenas

Baciare il piede della statua dell’indio porta fortuna

Statua dell'indio della Patagonia

Statua dell’indio della Patagonia

Viva Chile

Viva Chile

Stretto di magellano

Stretto di Magellano

Porto di Punta Arenas

Porto di Punta Arenas

Silvano O'Higgins

Silvano O’Higgins (in realtà… Bernardo O’Higgins, Padre della Patria, proclamò l’indipendenza cilena nel 1818)

 

 

19/03/2015: Tappa 109: Punta Arenas – Porvenir
Mattinata tranquilla, borse sistemate, commissioni fatte, pronti per andare a prendere il traghetto, contenti che la giornata, pur variabile, prometta una traversata tranquilla.
Facciamo un salto al mercato municipale, ammiro le creazioni in lana, che spero di trovare, lavorata e non, anche a Ushuaia. Facciamo pranzo con la cosa più buona mangiata nell’ultimo periodo, un delicato ceviche di salmone, fresco di giornata e davvero appetitoso.
Un saluto ai Gigetti e siamo pronti per percorrere la ciclovia lungo la costanera, ossia il lungomare, per arrivare per tempo al porto.

 

17.30 ora australe. Stiamo attraversando lo stretto di Magellano per traghettare da Punta Arenas a Porvenir, per passare dall’ultima città della parte continentale dell’America del Sud all’Isla Grande de Tierra del Fuego. Incredibile trovarsi così a sud del mondo, perduti nel nulla di terre spazzate da vento costante e pioggia, dal clima instabile, che oscilla continuamente tra nuvole e sole.
Eppure è terra di pionieri. Di persone coraggiose che hanno solcato i mari per scoprire qualcosa di nuovo e di gente che si è trasferita dall’Europa per costruire un futuro migliore, anche se in una zona del mondo in cui le condizioni climatiche sono veramente dure.
Ma in ogni scoperta c’é una sorta di contraddizione, perché questa è anche terra di nativi, Selk’nam e Yaganes, che vivevano in queste terre in maniera molto semplice e a stretto contatto con la natura, che forniva loro il sostentamento necessario. Quegli indigeni i cui fuochi hanno attratto gli sguardi di Magellano e dei suoi marinai quando è stata avvistata terra, la Tierra del Fuego; quegli indigeni che non sono sopravvissuti alle malattie arrivate dall’Europa e ai tentativi di renderli “civili”…
E quanti tentativi per scoprire questi passaggi di mare tra la fitta rete di isole qui a sud. Abbiamo scoperto che la provincia di Ultima Esperanza si chiama così perché il navigatore Ladrillero attraversò alcuni bracci di mare alla ricerca dello sbocco sul Pacifico, scoperto poi da Magellano, finendo in un vicolo cieco che chiamò Bahia Obstrucción. La sua fu la “ultima esperanza” di trovare l'”uscita”!
Comunque siamo qui, su questo stretto che sembra mare aperto, dietro di noi la grande Punta Arenas, davanti a noi Porvenir, l’“avvenire”, che ci accoglierà per questo ultimo ma non ultimo tratto del nostro viaggio verso la fine del mondo!

Alle 19.30 sbarchiamo nella Tierra del Fuego, ci sembra incredibile! C’é una bella atmosfera oggi, il vento quasi nullo, le nuvole all’orizzonte ci regalano un bel tramonto e i pochi chilometri che separano il villaggio di pescatori Bahía Chilotes da Porvenir scorrono facilmente sulla strada asfaltata che poi abbandoneremo per 150 km fino alla frontiera argentina.
Troviamo un hostal e domani girovagheremo per Porvenir, ricaricando le batterie per le prossime tappe.

 

Monumento alla goletta Ancud (che trasportò la spedizione cilena che si impadronì dello stretto)

Monumento alla goletta Ancud (che nel 1843 trasportò la spedizione cilena che si impadronì dello stretto)

Si parte per la Tierra del Fuego

Si parte per la Tierra del Fuego

Lasciamo il continente sudamericano

Lasciamo il continente sudamericano

Anche le fedeli Biciclette sono pronte

Anche le fedeli Biciclette sono pronte

L'atteso sbarco in Tierra del Fuego

L’atteso sbarco in Tierra del Fuego

Bahìa Chilotes

Bahìa Chilotes

Tramonto sullo stretto di Magellano

Tramonto sullo stretto di Magellano

 

 

20/03/2015: Porvenir
C’è una bella atmosfera nella piccola Porvenir, adagiata sul mare nella Tierra del Fuego; si respira un’aria particolare, ci sentiamo davvero in una terra estrema.
Porvenir è la capitale della Provincia della Tierra del Fuego; conta circa 5000 abitanti e la sua fondazione risale al 1894, da parte di popolazioni chilote e croate, attratte dalle possibilità derivanti dalla scoperta di giacimenti d’oro. A seguire, gli abitanti di Porvenir cominciarono a dedicarsi all’allevamento di bovini e ovini, producendo lana e, con l’arrivo dei frigoriferi, anche carne.
Decidiamo di fare un giro per le sue strade muovendoci in Bici, che fanno fatica ad andare dritte, talmente sono leggere senza i bagagli! Girovaghiamo lungo le stradine che portano verso il mare, adornate da pochi alberi dalle forme regolari, ammiriamo la Plazas de Armas, considerata tra le più belle della regione, la Plaza Selkn’am, dedicata ai nativi di queste zone e, infine, le varie case storiche, interessanti esempi di architettura tipica della Patagonia.
Ci godiamo la tranquillità di questo paese, la confortevole sistemazione all’Hotel España, che prima era il cinema di Porvenir, e la luce del sole che verso il tramonto squarcia le nuvole, illuminando di colori caldi le case e la baia. Questa sosta a Porvenir è valsa certamente la pena.

 

Lungo i viali di Porvenir

Lungo i viali di Porvenir

Monumento in Plaza de Armas

Monumento in Plaza de Armas

I colori di Porvenir

I colori di Porvenir

Plaza Selk'nam

Plaza Selk’nam

Indigeni a confronto

Indigeni a confronto

L.E.O.N.E.S.

L.E.O.N.E.S.

Scorcio di Porvenir

Scorcio di Porvenir

Vista dall'hostal

Vista dall’hostal

Contrasti di luce

Contrasti di luce

Il tramonto incendia il paese

Il tramonto incendia il paese

 

 

21/03/2015: Tappa 110: Porvenir – Onaisin (98 km)
Si parte da Porvenir, pronti per un nuovo tratto di sterrato che durerà fino a dopo la frontiera argentina, a San Sebastian. Rispetto a tutto il ripio affrontato finora, questo é decisamente pedalabile e percorriamo i primi 60 km dovendo fare i conti principalmente col vento, che é abbastanza a favore ma tendente a essere laterale. La giornata é nuvolosa, ogni tanto ci è concesso un raggio di sole ma l’aria è tagliente. Ci sono svariati saliscendi, ma anche questi accettabili, nulla rispetto a certi muri della Carretera. Tutta la strada è sempre vista oceano ed è uno spettacolo affascinante.
La nostra pausa pranzo si svolge sul mare, dietro una barca solitaria che ci offre un piacevole riparo dal vento, anche se non dal freddo; la merenda, invece, si consuma dentro una casetta tipo fermata del bus, in un punto in cui la strada gira decisamente a destra e il vento dovrebbe essere totalmente a favore.
In più, dovrebbe essere molto più in piano, a detta del gaucho a cavallo con cui intratteniamo una breve ma piacevole conversazione, mentre lui conduce le pecore, aiutato da tre assistenti a quattro zampe. Fortunatamente non si sbaglia e i restanti km della giornata scorrono veloci lungo una strada tutta dritta nella steppa.
Terminiamo la tappa a Onaisin, che non è altro che il luogo in cui tempo fa era attiva una grande estancia; all’incrocio che domani ci farà deviare verso la colonia dei pinguini reali si trova un rifugio, la solita casetta per viaggiatori, che noi occupiamo e ringraziamo, perché il vento continua a soffiare senza sosta e siamo contenti di essere al chiuso e di non montare la tenda. Ci sono due panche che prima fanno da sala da pranzo e poi da letto, la Bici di Sil fa da fermaporta e dalle finestre teniamo sotto controllo tutto l’incrocio, abbastanza di passaggio perché la strada va anche in direzione della frontiera.
Appena fa buio siamo pronti per la nanna, sperando che nessuno questa notte abbiamo bisogno di un rifugio.
Le giornate ormai si sono accorciate e oggi siamo ufficialmente in autunno…

 

Salutiamo la bella Porvenir

Salutiamo la bella Porvenir

Villaggio di pescatori

Villaggio di pescatori

Strada vista oceano

Strada vista oceano

Si sale e si scende

Si sale e si scende

Sfumature marine

Sfumature marine

Strappi brevi ma duri

Strappi brevi ma duri

La "barcaza" ci offre un riparo dal vento gelido

La “barcaza” ci offre un riparo dal vento gelido

Incontri

Incontri

Gaucho

Gaucho

Spuntino

Spuntino

Autografo

Autografo

Direzione predominante dei venti

Direzione predominante dei venti

Cena al rifugio al cruce di Onaisin

Cena al rifugio al cruce di Onaisin

Luci nella notte

Luci nella notte

 

 

22/03/2015: Tappa 111: Onaisin – Colonia dei Pinguini – San Sebastian (72 km)
Le notti sono spesso lunghe, soprattutto quando il sonno non è profondo; questo rifugio si trova nel bel mezzo del nulla, ma anche nel bel mezzo di un incrocio di strade di tutto rispetto, poiché la principale porta in direzione della frontiera; il passaggio non manca, pertanto i sensi (miei) sono rimasti all’erta e la notte è trascorsa in un lento dormiveglia. Quando, appena svegli, diamo uno sguardo fuori, notiamo la presenza di parecchi camion fermi, gente che ha viaggiato durante la notte e si è fermata a riposare prima di riprendere il viaggio e il lavoro. Le panche che ci hanno fatto da letto si trasformano in tavoli, facciamo colazione con le nostre piccole scorte e ci prepariamo per la tanto attesa visita ai pinguini.
Dal cruce di Onaisin percorriamo circa 15 km, in direzione sud lungo la strada sterrata che porta a Cameron, ripercorrendoli poi a ritroso per tornare al rifugio e da lì proseguire verso San Sebastian.
Il vento ci fa compagnia, il sole fa fatica a scaldarci, il ripio non è granché ma la strada, che costeggia la grande estancia Onaisin, con le sue pecore sparse, è davvero molto bella e la deviazione merita perché arriviamo alla colonia dei pinguini reali e possiamo fermarci ad ammirarli quanto vogliamo, praticamente ci sono solo i custodi e pochissimi altri visitatori.
E’ obbligatorio osservarli attraverso recinzioni di legno e non troppo da vicino, per non disturbare e non spaventare queste particolari e incredibili creature. Sono davvero eleganti e allo stesso tempo buffi, “chiacchierano” in continuazione, vanno e vengono, alcuni stanno in piedi, altri sdraiati. Si intravedono tre cuccioli, piccoli batuffoli di pelo marrone, uno dei tre è particolarmente vispo e molto spesso il tono di “voce” dei pinguini che ha attorno si alza e si solleva un po’ di tafferuglio, come se i grandi lo stessero sgridando! Infine, osservando attentamente con un telescopio a disposizione dei visitatori, intravediamo un cucciolo, molto più piccolo degli altri, tra le zampe di mamma o papà, si vede che gli danno da mangiare e la scena è davvero di grande dolcezza. Stiamo lì in contemplazione per almeno un’ora, imbacuccati e sferzati dal vento freddo, poi siamo costretti a fermarci ancora mezzora nel gabbiotto del parco, cercando di far circolare nuovamente il sangue nelle vene!
Salutiamo con dispiacere gli splendidi pinguini, che vivono in quest’angolo sperduto del mondo, sulla Bahia Inutìl, così chiamata nel 1827 poiché le sue coste non offrivano nessun punto di ancoraggio o rifugio ai marinai. Allontanandoci dalla baia ci allontaniamo anche dall’Oceano Pacifico: domani, quando saremo nuovamente in Argentina, viaggeremo a fianco dell’Oceano Atlantico…
Riprendiamo a pedalare, pian pianino recuperiamo anche una temperatura corporea accettabile; incrociamo nuovamente il rifugio e riprendiamo la strada verso la frontiera, che è del tutto anonima e molto meno affascinante rispetto a quella che abbiamo percorso ieri, però siamo ricompensati dall’arrivo a San Sebastian, un km prima della frontiera cilena. Anche la frontiera argentina ha sede in un altro San Sebastian, distante almeno 15 km… Due paesini di frontiera uno attaccato all’altro con lo stesso nome, sicuramente particolare! Ad ogni modo questo prima San Sebastian ha un posto di polizia, qualche casa e una locanda accogliente con ristorantino e stanze. Decidiamo di rimandare i km restanti a domani e ci riposiamo dopo la giornata di vento, con il sole che ci regala un superbo tramonto che incendia la steppa da cui siamo arrivati.

 

Colazione

Colazione

Salutiamo il prezioso rifugio "Los quatros vientos"

Salutiamo il prezioso rifugio “Los quatros vientos”

Pennellate di nuvole

Pennellate di nuvole

Colonia di pinguini reali

Colonia di pinguini reali

Grandi e piccini

Grandi e piccini

Creature meravigliose

Creature meravigliose

Due pinguini rari

Due pinguini rari

Parque Pinguino Rey

Parque Pinguino Rey

Riflessi

Riflessi

Ritorno al cruce

Ritorno al cruce

Ancora un saluto al rifugio

Ancora un saluto al rifugio

Panorama

Panorama

Patagonia infuocata

Patagonia infuocata

Tramonto a San Sebastian

Tramonto a San Sebastian

 

 

23/03/2015: Tappa 112: San Sebastian – Rio Grande (96 km)
Cielo limpido e totale assenza di vento ci attendono al risveglio nella piccola San Sebastian cilena; prepariamo le nostre fidate Biciclette per l’ultimo passaggio di frontiera, che ci farà salutare questo splendido e mai monotono Cile per tornare nell’altrettanto affascinante Argentina, transitando attraverso l’altra piccola San Sebastian.
I pochi km che ci separano dall’Argentina scorrono quasi gioiosi: il sole e l’aria ferma ci consentono di assaporare questo paesaggio così fuori dal comune, con queste distese di terra a perdita d’occhio e voli di anatre chiacchierone sopra le nostre teste.
Scopriremo strada facendo che il lato cileno della Tierra del Fuego è molto più selvaggio, solamente strade sterrate e paesi di piccole dimensioni, mentre la parte argentina è molto più popolata, frequentata e turistica, non per niente alla frontiera della seconda San Sebastian comincia nuovamente l’asfalto e, con lui, il traffico sostenuto…
Pedaliamo spediti, a fianco a noi l’azzurra distesa dell’oceano Atlantico, dietro di noi si alza un po’ di vento che fortunatamente ci spinge verso sud.
Cerchiamo riparo dalla strada e dal vento presso l’estancia Viamonte; il signor Simon, aria da gaucho, ci consente di sostare all’interno della tenuta, dove un albero filtra la forza e il rumore dell’aria e noi riprendiamo fiato.
Incrociamo Albert, neozelandese sorridente, che è partito da Ushuaia e va a nord; come sempre, ci chiediamo quale demone spinge alcuni a percorrere la Patagonia contro vento, tutti i giorni dalla mattina alla sera. Se è già estenuante in direzione sud, crediamo entrambi che in direzione nord sia un incubo. Tanto di cappello ai coraggiosi che vanno contro corrente!!!
La tappa fino a Rio Grande non presenta grosse difficoltà se non la strada stessa per via del traffico, ma arriviamo a destinazione, per certi versi già pronti a ripartire per Tolhuin. Rio Grande, come dice anche il suo nome, è troppo grande e noi ci sentiamo estranei, per cui ce la lasceremo alle spalle senza rimpianti.

 

Hostaria di San Sebastian

Hostaria di San Sebastian

Adios Chile (por el momento...)

Adios Chile (por el momento…)

Bienvenida Argentina

Bienvenida Argentina

Una carezza dal cielo

Una carezza dal cielo

Meno di trecento km a...Ushuaia!

Meno di trecento km a…Ushuaia!

Albert, neozelandese controvento

Albert, neozelandese controvento

Le Bici nel sottoscala dell'hostal di Rio Grande

Le Bici nel sottoscala dell’hostal di Rio Grande

 

24/03/2015: Tappa 113: Rio Grande – Tolhuin (112 km)
Partiamo di buon ora dall’hostal e ci apprestiamo ad affrontare parecchi km, però il desiderio di arrivare a Tolhuin è grande e ci dà energia.
La strada scorre sotto le nostre ruote e, purtroppo, inizia molto presto a diventare fastidiosa, a causa di un traffico veicolare che sembra quasi irreale qui, nella remota e isolata Tierra del Fuego. L’asfalto è ben pedalabile ma rumorosissimo, ogni auto o camion in lontananza sono preannunciati da roboanti frastuoni, degni di missili terra aria e le nostre orecchie sono stanche. Scopriremo poi che l’intenso traffico è dovuto alla numerosa partecipazione della gente locale a una gara fuoristrada di quad tra Rio Grande e Ushuaia e ritorno, proprio in questi giorni…
Tutto ciò rende la giornata quasi eterna e ci impedisce di renderci conto del paesaggio che via via cambia, degli alberi che tornano a prendere possesso del territorio, al posto della gialla steppa. S’intravedono montagne basse che ancora fanno parte della spina dorsale del Sud America, ossia la Cordigliera Andina che qui prende il nome di Cordigliera di Darwin.
Finalmente nel pomeriggio inoltrato di questa domenica arriviamo a Tolhuin. La nostra destinazione è la mitica Panaderia La Union, conosciuta dai cicloviaggiatori di tutto il mondo, da chi c’è stato a chi ne ha solo sentito raccontare. Il proprietario, Emilio, adora i viaggiatori in bici e mette loro a disposizione un ampio spazio sotto casa sua, dove è possibile fermarsi a dormire senza problemi; ricevi ospitalità praticamente gratuita che puoi ricambiare, se vuoi, dando una mano in panetteria a preparare pane e dolci che vanno a ruba.
Arrivare a La Union, dopo 6858 km dall’inizio del nostro viaggio, ci emoziona; pur non essendo mai stati qui e non conoscendo nessuno, ci sembra subito un luogo amico e abbiamo sempre detto, da quando il nostro amico Maurizio ce ne aveva parlato, che avremmo voluto fermaci qui almeno due giorni per vivere personalmente questa particolare realtà.
Ci fermiamo a fare merenda, la Panaderia è affollata; Sil intravede una persona che ha l’aria del capo e, in meno di dieci minuti, siamo sistemati nella palestra di Emilio, dove alloggeremo per tre notti, insieme a Catarina e Bram, anche loro cicloviaggiatori, che sono lì da una settimana. Scegliamo un angolo e piazziamo telo di sopravvivenza e materassini e siamo pronti per due giorni a Tolhuin.

 

Un filtro per la luce

Un filtro per la luce

Arriviamo alla mitica Panaderia La Union, Tolhuin

Arriviamo alla mitica Panaderia La Union, Tolhuin

Emilio ci ospita per alcune notti

Emilio, il proprietario della Panaderia, ci ospita per alcune notti nella palestra sotto casa

 

25-26/03/2015: Tolhuin
Il nostro primo giorno a Tolhuin è di lavoro; alle 8 siamo pronti a dare una mano nel laboratorio della panetteria, insieme a Catarina, Bram e Michel, anche lui viaggia in bici, ma si fermerà a lavorare qui tutto l’inverno, in cambio di vitto e alloggio. Tutti e tre sono già autonomi, ma i collaboratori di Emilio ci danno due dritte e, tra una chiacchiera e l’altra su Argentina e Italia, ci fanno fare cose banali tipo aprire decine di uova, versare chili di farina e svariati panetti di burro nelle impastatrici, per dare vita a panini di varie fogge e paste dolci di innumerevoli forme. L’attività procede a ritmo sostenuto fino al pranzo, che consiste in un panino con una fetta di carne alla milanese che scappa ovunque, talmente è grande. Riusciamo a consumare un panino in due e teniamo il secondo per la cena! Continuiamo a lavorare fino alle 15 e poi il lavoro rallenta e quindi ci concediamo un po’ di riposo.
Nel resto del pomeriggio girovaghiamo per il paese, che non è tanto grande e intravediamo il lago Fagnano; compriamo della frutta per merenda e riusciamo anche a trovare una lavanderia. Serata nel patio chiuso della casa, in compagnia dei tre tedeschi con chiacchiere di viaggio in spagnolo.
La seconda giornata a Tolhuin scorre lenta con un tempo da lupi, Bram e Michel vanno in Panaderia, Catarina si prepara, perché anche la loro partenza è prevista per domani. Noi girovaghiamo un po’, sistemando le borse, guardandoci intorno, pensando che ormai sono davvero pochi i km che ci separano dalla tanto agognata meta.
In serata arrivano due francesi, Julien e Thomas, partiti sei mesi fa da Quito, Ecuador, la Mitad del Mundo e direttia a Ushuaia, el Fin del Mundo. È interessante incontrare al termine del viaggio due persone che hanno compiuto il percorso che inizialmente avremmo voluto fare noi, mentre alla fine abbiamo scelto un viaggio più “lento”, con… 5000 km in meno. Sono molto giovani e contenti di rientrare in Francia, perché, anche se dovranno cercare un nuovo lavoro, a casa li attendono due altrettanto coraggiose fidanzate.

 

Panetti di burro da qualche kg

Panetti di burro da qualche kg

Preparazione delle media-lunas

Preparazione delle media-lunas

Media-lunas pronte per essere infornate

Media-lunas pronte per essere infornate

Paola prepara altri dolci

Paola prepara altri dolci

Prima

Prima

Dopo

Dopo

Scorta di farina

Scorta di farina

Panaderia La Union

Panaderia La Union

Stampo per empanadas

Stampo per empanadas

Un italiano alla prese con una milanese sfuggente...

Un italiano alla prese con una milanese sfuggente…

Abitazione a prova di neve

Abitazione a prova di neve

 

 

27/03/2015: Tappa 114: Tolhuin – Lago Escondido (55 km)
Dopo colazione e i saluti di rito in panetteria e con gli altri ragazzi che alloggiano da Emilio, intraprendiamo la nostra penultima tappa sotto una fitta pioggerellina che non disturba poi tanto e dopo qualche ora si placa, anche se oggi il cielo ha deciso di rimanere coperto e la temperatura è abbastanza bassa.
Verso mezzogiorno ci raggiungono Julien e Thomas, anche loro diretti al Lago Escondido, a metà strada tra Tolhuin e Ushuaia, dove sembrano esserci delle casette abbandonate in cui si può pernottare.
Per arrivare al lago si devia di quattro km dalla strada principale, lungo uno sterrato che corre parallelo alla strada stessa, che comincia a salire verso l’ultimo passo andino che ci attenderà domani. È piacevole arrivare nel primo pomeriggio e godersi la quiete del lago, lontano dal passaggio; le casette ci sono davvero e ci sistemiamo nella prima, la più abitabile, insieme ai due francesi.
Ci organizziamo per raccogliere legna e accendiamo un bel fuoco in riva alle placide acque del lago, trascorriamo il pomeriggio fuori, il calore e il colore del fuoco rallegrano la giornata un po’ cupa e si sta meglio fuori che dentro. Julien e Thomas sono davvero simpatici ed è piacevole conversare con loro. Il tempo scorre lento, arriva l’ora della cena e si conclude la serata con la tisana e la ritirata nella casetta e nei sacchi letto, noi in una stanza con tanto di letto e i ragazzi nella sala, un letto e un materassino.
Le risate continuano durante la notte per l’effetto della tisana, che i francesi chiamano Pissie Mamie, ovvero Pipì di Nonna… Periodicamente io e Sil ci alziamo e usciamo a liberare la tisana, seguiti a ruota da uno o l’altro dei ragazzi; in una di queste scorribande notturne, mi trovo anche a sgridare il cuscino, Pillo, come se fosse un essere umano dispettoso, perché continua a cadere dal letto…

 

Saluti in Panaderia

Saluti in Panaderia

Ciao ciao Tolhuin

Ciao ciao Tolhuin

Thomas e Julien

Thomas e Julien

Giochi di colori

Giochi di colori

Ruta 3

Ruta 3

Al calduccio intorno al fuoco

Al calduccio intorno al fuoco

Cena in riva al lago Escondido

Cena in riva al lago Escondido

 

 

28/03/2015: Tappa 115: Lago Escondido – Ushuaia (58 km)
I quattro moschettieri di Ushuaia si svegliano in questo nuovo giorno, che inizia con l’accensione del fuoco, per riscaldare l’aria e l’atmosfera; i ragazzi si fermeranno qui ancora un giorno mentre noi siamo arrivati alla nostra ultima tappa…
Ultima tappa… Raggiungere la mitica Ushuaia ci sembrava impossibile l’11 ottobre 2014, quando siamo partiti da Sucre, Bolivia, avendo davanti più di settemila km di strade sconosciute, attraverso paesi sconosciuti e tante possibili incognite.
Ultima tappa… Un sogno che si è realizzato strada facendo e che oggi vedrà il suo compimento.
Partiamo, il sole non ci assiste, ma non c’è vento e si viaggia tranquilli. Con calma ci accingiamo a salire l’ultimo passo, il passo Garibaldi, a 430 m di quota, nulla in confronto ad alcuni passi andini a quasi 5000 m, ma ugualmente emozionante: dopo di lui, che offre una splendida vista dall’alto sul lago Escondido, ci attende Ushuaia.
Per me l’emozione è accompagnata da una sorta di timore scaramantico: mancano “solo” più 60 km, ma in realtà mancano “ancora” 60 km!!! Non siamo ancora arrivati!!!
La strada scorre rapida, ma la giornata uggiosa, che volge alla pioggia, non permette di godere del panorama.
Pedala pedala, mancano ancora una decina di km all’arrivo e quindi non siamo pronti a ciò che ci attende dietro ad una curva: siamo alle porte di Ushuaia e due alte colonne portano scritto il nome della città e questo provoca un sussulto nei nostri cuori e infrange tutte le difese… ECCOCI! Non l’avremmo mai detto, pur avendolo sempre sperato: CI SIAMO!!!
Affiorano le lacrime, per tutte le situazioni vissute, per tutte le persone conosciute, per i tanti km percorsi CON LE NOSTRE SOLE FORZE per arrivare fin qui, per i 180 giorni in cui ci siamo svegliati senza sapere dove saremmo arrivati la sera e cosa e chi avremmo incrociato. Ci abbracciamo, emozionati e felici e, dopo le foto di rito, ci dirigiamo verso il centro di questa cittadina sul canale di Beagle, ultima città abitata al fondo della parte argentina dell’Isla de Tierra del Fuego. Oltre, solamente più la cilena Puerto Williams, Cape Horn e l’Antartide.

ECCOCI! ore 15.30 – km 7183: USHUAIA: Fin del Mundo, Principio de Todo…

 

Risveglio e colazione al lago

Risveglio e colazione al lago

Foto ricordo prima di partire

Foto ricordo con Julien e Thomas prima di partire

Lasciamo la casetta nel bosco

Lasciamo la casetta nel bosco

Vista sul lago Escondido

Vista sul lago Escondido

La casetta dall'alto

La casetta dall’alto

Paso Garibaldi

Paso Garibaldi

USHUAIA: EMOZIONE PURA

USHUAIA: EMOZIONE PURA

Il BACIO... al traguardo

Un BACIO… che è El Fin del Mundo

Ecco El Fin del Mundo

Ecco Ushuaia

 

 

Da 29/03/2015 a 03/04/2015: Ushuaia
Siamo arrivati con alcuni giorni di anticipo, ma siamo contenti di questo; abbiamo voglia di riposare e di avere il tempo per preparare noi e le fedelissime Biciclette al ritorno a casa.
Abbiamo scelto di soggiornare all’Antarctica Hostel, una meritata coccola in un luogo accogliente e confortevole; nella nostra spaziosa abitazione possiamo preparare i cartoni delle Bici e dei bagagli e possiamo utilizzare la cucina e la sala comune, incontrando viaggiatori di tutte le nazionalità che iniziano o terminano qui il loro viaggio, anche se al momento siamo gli unici arrivati in Bici.
Siamo all’inizio dell’autunno ma, così a sud, il freddo inizia a farsi sentire presto; dopo qualche giorno dal nostro arrivo ci dicono che al passo Garibaldi ha già nevicato e anche qui a Ushuaia la prima neve copre la bassa catena di montagne che circonda la città. Camminando pigramente e imbacuccati lungo le strade della città, si vedono le montagne quasi come fossero al fondo della strada e intanto sei in riva al mare. Il tempo è del tutto variabile, nevica, poi piove ed esce il sole e poi si ricomincia. Sicuramente, se il sole ci avesse accompagnato durante l’ultima tappa, avremmo goduto di una vista fenomenale su boschi e vette, che invece ci godiamo dal punto di arrivo.
I giorni scorrono tra mille preparativi e arriva anche il momento di salutare il sud del mondo; il 4 aprile lasciamo Ushuaia con la neve e in volo verso casa ripercorriamo con la mente una miriade di kilometri e di ricordi…

 

Osservatori alla finestra

Osservatori alla finestra

Il sole squarcia le nuvole

Il sole squarcia le nuvole

L'accogliente Antarctica Hostel

L’accogliente Antarctica Hostel

A picco sul porto

A picco sul porto

El sol nace donde nunca mueren los sueños

El sol nace donde nunca mueren los sueños

Qui finisce (o inizia) la strada

Qui finisce (o inizia) la strada

7183 km di un sogno realizzato

7183 km di un sogno realizzato

Il tratto... è tratto!

Il tratto… è tratto!

La capsula del tempo

La capsula del tempo

Canale di Beagle

Canale di Beagle

Montagne nel mare

Montagne nel mare

Panorama di Ushuaia

Panorama di Ushuaia

La città dal lungomare

La città dal lungomare

Las Malvinas son argentinas

Las Malvinas son argentinas

Stemma della Provincia della Tierra del Fuego

Stemma della Provincia della Tierra del Fuego

Per le strade di Ushuaia

Per le strade di Ushuaia

Uno sgiardo sul porto

Uno sguardo sul porto

All'alba in aeroporto ad Ushuaia

All’alba in aeroporto ad Ushuaia

Ciao, mitica Ushuaia...

Ciao, mitica Ushuaia…

 

 

A seguire…le riflessioni sul grande Viaggio…

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ANDES 2014-2015 – Da Villa Santa Lucia, Cile (km 4877) a El Calafate, Argentina (km 6137): lungo la Carretera Austral e oltre…

ANDES 2014-2015 – Da Villa Santa Lucia, Cile (km 4877) a El Calafate, Argentina (km 6137): lungo la Carretera Austral e oltre…

29/01/2015: Tappa 79: Villa Santa Lucia – La Junta (69 km)

Abbiamo raggiunto un’altra meta: oggi cominciamo a pedalare lungo la famosa Carretera Austral, “rifugio” di tutti coloro che si allontanano dal vento e dalla pampa argentina, pronti ad affrontare il rischio quotidiano di imbattersi nella pioggia, in questo Cile verdeggiante.

La Carretera Austral inizia a Puerto Montt e dopo 1240 km di paesaggi selvaggi termina a Villa O’Higghins; la sua costruzione, tra il 1976 e il 2000, fu un’opera colossale voluta dal dittatore Pinochet per collegare paesi situati in un territorio complesso dal punto di vista geografico e morfologico, per via della cordigliera andina, dei ghiacciai e di numerosi laghi e fiumi, tant’è che non tutta la Carretera è percorribile via terra e alcuni tratti sono sostituiti da traghetti.

Oggi comincia un altro viaggio nel Viaggio, che ci porterà alla fine della strada, a Villa O’Higgins, altro luogo tanto immaginato nelle fasi di progettazione del viaggio, studiando cartine e percorsi.

La Carretera offre 30 fantastici km di asfalto che non ci aspettavamo e poi l’amico/nemico ripio fino a La Junta, costeggiando il Rio Frio e il Rio Palena, entrambi dalle splendide acque verdi.

Strada facendo incontriamo nuovamente Gabriele e, a La Junta, ci troviamo nello stesso minuscolo campeggio, preso d’assalto da numerosi cicloviaggiatori, sia cileni che argentini. Concludiamo la serata con un’ottima cena casalinga presso un piccolo ristorante in cui casualmente sta cenando Gabriele e ci fermiamo a cenare e chiacchierare con lui, scambiandoci impressioni su queste prime pedalate “australi”.

  

Colazione a Vila Santa Lucia

Colazione a Vila Santa Lucia

Chiesetta sulla Carretera Austral

Chiesetta sulla Carretera Austral

Case di Villa Santa Lucia

Case di Villa Santa Lucia

Asfalto australe

Asfalto australe

Primo scollinamento

Primo scollinamento

Ponte sul Rio Palena

Ponte sul Rio Palena

Arrivo a La Junta

Arrivo a La Junta

 

30/01/2015: Tappa 80: La Junta – Puyuhuapi (47 km)

La partenza questa mattina è lentissima! La notte è stata pressoché insonne grazie a un gruppo di ragazzi che hanno parlato fino all’una su come organizzarsi per spostare sé stessi e le loro bici con il pick up del gestore del campeggio e grazie alla notevole intelligenza di due coppie arrivate in auto alle due di notte che hanno ancora parlato, montato due tende, parlato, fatto la doccia, parlato, cucinato e parlato.

Dico solamente…perché il resto l’ho già detto mentre non dormivo …ma, se arrivi in un campeggio a notte fonda e vedi delle tende, il tuo neurone non arriva a capire che forse le persone vorrebbero DORMIRE?!?

A parte questo, ci vuole tempo per smontare la tenda, fare colazione, comprare il pranzo e telefonare ai Gigetti grazie a Skype e al wi-fi della piazza, visto che la telefonia tradizionale ha deciso di fare i capricci. Tra una cosa e l’altra, ci mettiamo in marcia alle 12 e, strada facendo, ci supera Gabriele che di solito parte dopo di noi e arriva prima di noi…

Questo secondo giorno di Carretera Austral ci regala 10 km di asfalto, 4 di ripio, 16 di asfalto, 2 ore di attesa per lavori in corso con camino cerrado (chiuso) e esplosione di mine, perché stanno allargando pian piano la sede stradale (basta passaggi attraverso le mine….).

Nel frattempo, seduti alla fermata del bus, facciamo due caffè, una pennichella e verso le 17 vediamo arrivare alla spicciolata tutti quelli che non sono riusciti a passare prima delle 13: Gabriele (che poi scompare), i due cileni al loro primo viaggio, che prenderanno a breve un passaggio a causa del ripio e del portapacchi che gli fa il pacco, due dei tre argentini con cui abbiamo attraversato il passo a Futaleufù .

Il paesaggio è particolare, costituito da una vegetazione molto fitta e tanta acqua, grazie a fiumi, laghi e la pioggia che in questa zona é molto abbondante (e da cui speriamo di essere risparmiati per qualche giorno). Si tratta della selva valdiviana, che comprende il centro-sud del Cile e la parte confinante con l’Argentina, la regione dei laghi e del parco Lanin (verso Junin) e il parco de los Alerces (Cholila). Qui sulla Carretera Austral cilena la vegetazione è ancora diversa dalla zona argentina, compaiono numerosissime piante basse con foglie enormi (nalcas), tipiche dei paesaggi tropicali; in effetti questa selva assomiglia proprio a una foresta pluviale.

Per me la giornata è faticosa, ho poca voglia di pedalare e non apprezzo tanto il percorso, malgrado l’asfalto… mi riprendo un po’ dopo la pennica e gli ultimi 20 km di ripio che ci portano a Puyuhuapi, perché il percorso si fa più impegnativo per il ripio stesso e per il continuo saliscendi e quindi è necessaria maggiore concentrazione.

Non c’è più il ripio di una volta… Chi ha percorso il Camino Austral una decina di anni fa parla di un buono sterrato pedalabile, mentre ora esistono mille sfumature di ripio; argentini e cileni definiscono ripio qualunque cosa, dalla sabbia ai massi erratici che stanno tirando giù dalle montagne per i lavori stradali in corso… In più, seminano pietre prevalentemente in salita, così la bici spesso mi scappa via, devo scendere e risalire e invocare tutta la mia pazienza e anche quella di Silvano…

Entriamo nel territorio del Parque Nacional Queulat, costeggiamo il lago Risopatròn e poi, finalmente, scendiamo verso Puyuhuapi, con una vista spettacolare su un braccio del primo fiordo che incontriamo sull’Oceano Pacifico, che ci ripaga dello sterrato giornaliero. Il mare… dopo tanto deserto, tanti laghi, alla fine ecco il mare… e Puyuhuapi, di cui ci innamoriamo a prima vista, con le sue casette basse in legno, la sua atmosfera tranquilla e questa splendida vista sull’oceano. Ecco un altro luogo dove ci vogliamo fermare!

 

Lavori in corso

Lavori in corso

Grossi lavori in corso...

Grossi lavori in corso…

Un bel ripio

Un bel ripio

Il mitico Wataru, in viaggio da tre anni

Il mitico Wataru, in viaggio da tre anni

Ultimi strappi della giornata

Ultimi strappi della giornata

Arrivo a Puyuhuapi

Arrivo a Puyuhuapi

 

 

31/01/2014 e 01/02/2014: Puyuhuapi

Ci concediamo due giorni di puro relax a Puyuhuapi. Ogni volta che usciamo dall’alojamiento e ci muoviamo per il paesino non possiamo che rinnovare la prima impressione: è davvero incantevole… Le due splendide giornate che viviamo qui sono un’alternanza di sole e nuvole, con prevalenza del primo, che rende luminosi e brillanti i colori dei boschi sulle montagne che circondano un’ampia baia sull’oceano azzurro scintillante.

Trascorriamo qui sabato e domenica, la gente del luogo va a Puerto Cisnes per una fiera, quindi non c’è tanto movimento, tutto scorre lento e ci godiamo una pace di cui avevamo davvero voglia, per riposare corpo e mente. Studiamo il percorso, contenti di avere tempo sufficiente per vivere questi “ultimi” 2000 km di viaggio, pedalando e potendoci ancora fermare nei luoghi sicuramente affascinanti che seguiranno.

Incontriamo molti viaggiatori in bici, che attirano sempre la nostra attenzione e la voglia di conoscere le esperienze altrui, soprattutto quelle di chi viaggia da qualche tempo, per capire se hanno le nostre stesse sensazioni, in particolare che la fatica si accumula e il riposo no, che dopo tanti mesi ti viene voglia di fermarti frequentemente e a lungo, che puoi resistere per giorni di seguito montando e smontando la tenda ma sempre più spesso hai voglia di stare al chiuso, non continuamente esposto a aria, sole, nuvole, vento, polvere…

E anche in questo campo le sfumature sono tante, c’è chi fa tratti in bici e tratti in bus, chi si ferma per settimane e trova un lavoro in cambio di vitto e alloggio, chi vede la bici come mezzo di trasporto ma non è la parte fondamentale del viaggio. Chi viaggia da tre settimane, chi da tre anni e chi, come noi, vuole che quel tratto di pennarello nero sulla cartina non presenti parti tratteggiate ma solo una linea continua di pedalate, per non avere poi il rimpianto di qualcosa di incompiuto, come due anni fa sulle lagune boliviane, in cui abbiamo scelto di penare anche quest’anno, per sentirle conquistate con le nostre sole forze.

Espiamo anche la scelta di viaggiare con il peso di alcune cose che nel corso dei mesi sono risultate superflue; dopo l’esperienza con il povero carrellino Bob, non dobbiamo lasciare nulla da nessuna parte, ma dobbiamo trasportare tutto come monito, sperando di riuscire ad abbandonare alcune zavorre, anche mentali, nei prossimi viaggi!

Abbiamo conosciuto due francesi, Marie e Sylvère, con la nostra stessa idea di viaggio e Wataru, super eroe giapponese, in giro da tre anni; Dailey e Erik, americani, lei con uno splendido orecchino costituito da un cucchiaino e in progetto un altro dotato di una piccola forchetta, oltre ad una collana con un coltellino come ciondolo: un bel set di posate da viaggio!

Abbiamo chiacchierato con qualche abitante di Puyuhuapi, anche se non abbiamo incontrato nessuno nato qui; è un paese interessante perché la sua storia ha il sapore della scoperta. La storia di Puyuhuapi comincia nel 1930 quando quattro cecoslovacchi di Rossbach, animati da spirito di avventura e per il timore della guerra, partirono per il Cile, fondando a distanza di cinque anni proprio Puyuhuapi. Altre famiglie arrivarono da Rossbach dopo la seconda guerra mondiale e un numero consistente di persone si trasferì da Chiloè.

I primi fondatori installarono attività agricole, officine per la costruzione di barche e case e una fabbrica di tappeti, in cui lavorarono molte donne le cui famiglie erano immigrate da Chiloè (famosa per i suoi tessuti). La fabbrica di tappeti è ancora in funzione, mentre sono diminuite le attività legate alla pesca; l’architettura di alcune case è tipicamente tedesca, mentre quelle in legno sono in stile chilota.

Chiloè… così vicina… Avrei tanto voluto visitarla, anche se dicono che piove sempre, malgrado i chilotes sostengano che la pioggia estiva non bagna, nel senso che come repentinamente piove così poi esce il sole, il tempo è molto variabile… Però è tutta un su e giù e noi di su e giù ne abbiamo già tanti alle spalle e tanti altri che ci aspettano!!!

Ultimo dettaglio: la zona di Puyuhuapi è l’unica zona in cui la Carretera Austral è stata costruita lungo la costa, per premiare gli sforzi già fatti dalla popolazione per aprire nuove strade, tenendo conto che fino al 1980 circa si arrivava a Puyuhuapi solo via mare o via aerea. La Carretera Austral ha permesso di rendere accessibili molti paesi di queste regioni del sud che altrimenti sarebbero rimasti completamente isolati (un bene o un male? Chi può dirlo…).

 

Fermata del bus

Fermata del bus

Una finestra sull'oceano

Una finestra sull’oceano

Abitazione tipica di Puyuhuapi

Abitazione tipica di Puyuhuapi

Fiordo di Puyuhuapi

Fiordo di Puyuhuapi

Comida rapida y buena da Sofia

Comida rapida y buena da Sofia

Hosteria Carretera Austral

Hosteria Carretera Austral

Uno sguardo sull'oceano

Uno sguardo sull’oceano

Atmosfera natalizia in piena estate

Atmosfera natalizia in piena estate

 

 

02/02/2015: Tappa 81: Puyuhuapi – Ventisquero Colgante, parco Queulat (24 km)

03/02/2015: Tappa 82: parco Queulat – Villa Amengual (70 km)

Pedalate amare, quelle riunite in queste due tappe…

Oggi il mio Papà doveva fare un piccolo intervento di angioplastica all’arteria femorale, apparentemente questione di routine; mentre eseguivano la routine il suo cuore si è fermato un attimo, l’hanno dovuto rianimare e per fortuna si è subito ripreso. Hanno sospeso l’intervento, l’hanno messo in terapia intensiva, perfettamente cosciente, e il giorno successivo gli hanno fatto una coronografia e inserito due stent alla coronaria sinistra. Il tutto è perfettamente riuscito e lui ora sta bene.

Peccato che, dal mattino della partenza da Puyuhuapi alla sera dell’arrivo a Villa Amengual, siamo rimasti completamente senza notizie perché ci siamo trovati in una zona senza linea telefonica, dopo giorni e giorni in cui non abbiamo avuto problemi a sentirci regolarmente.

Siamo partiti sapendo che avevano dovuto sospendere l’intervento a causa di valori ematici alterati, che era in terapia intensiva e che dovevano fargli un coronografia. Abbiamo viaggiato e ci siamo fermati nel parco di Queulat con il dilemma di non sapere esattamente cosa fosse accaduto, accompagnati da tristi pensieri.

Siamo ripartiti il giorno dopo con tutta la forza possibile, gli stessi pensieri, tanta fatica per il dislivello e due ore di sosta a causa dei lavori stradali che ci hanno permesso di chiamare la mia Mamma solo all’una di notte. Fortunatamente qualche ora prima era tornato il segnale telefonico e quindi Mamma e Sorella erano riuscite a mandarci un sms rassicurante, che ci ha dato l’energia per affrontare l’ultima salita verso Villa Amengual, per poter alla fine telefonare e sapere.

Che giornate di pena per noi, lontani e all’oscuro della reale situazione, e che giornate di terrore per la mia famiglia, preparata a gestire un intervento banale e trovandosi poi di fronte ad una cosa totalmente diversa, per quanto risolta nel migliore dei modi. Gigetto sta bene e anche noi siamo più sereni. E’ stato l’unico momento del viaggio in cui sia io che Silvano abbiamo desiderato essere a casa.

A livello di percorso so, anche se non l’ho guardata bene perché non avevo testa né gambe, che la strada da Puyuhuapi al parco è stupenda, perché si snoda lungo la costa con vista oceano, il ripio è bello e c’è poco dislivello. Il parco offre la possibilità di campeggiare in un sito tranquillo e isolato, con una corta ma interessante passeggiata al Ventisquero Colgante, un ghiacciaio che fino al 1840 circa arrivava fino a cento metri dalla costa e che man mano si è ritirato; è spettacolare perché sembra colare giù dalla montagna, dà origine a due imponenti cascate che si gettano in una laguna dalle acque glaciali, lattiginose e calme, per poi riversarsi nell’impetuoso rio Ventisquero. Una meraviglia… tutto guardato sperando che l’immensa energia generata dall’acqua, unita ai nostri continui pensieri, arrivasse al nostro caro Gigetto per dargli forza.

Siamo ripartiti dopo una notte di riposo, salendo lungo la costa di Queulat al sole, con la polvere delle auto che non hanno pietà, con salite dure e tornanti di sabbia e in pendenza che si sono meritati, insieme ai lavori in corso, tutte le mie imprecazioni, perché l’unico giorno in cui avrei voluto non fare fatica e arrivare al più presto, la strada non è stata amica. Fortunatamente dopo le due ore di attesa, una brutta discesa con curve e pietre sparse, al km 37 è tornato l’asfalto e ci ha leggermente agevolato l’arrivo a Villa Amengual.

Incontri: prima del parco abbiamo incontrato una coppia di Montreal, Denise e Charles, in pensione, che andavano verso Puyuhuapi e poi, pian piano, verso il Canada. Dopo il parco abbiamo incontrato Roberto, partito da Puerto Montt e diretto a sud, con tutto l’entusiasmo e l’energia di un viaggio appena iniziato!

 

Pronti per ripartire...

Pronti per ripartire…

...prima però bagnamo le ruote nell'oceano...

…prima però bagnamo le ruote nell’oceano…

Vista sull'incantevole Puyuhuapi

Vista sull’incantevole Puyuhuapi

5000 km tondi tondi!

5000 km tondi tondi!

Per diversi km si costeggia il fiordo

Per diversi km si costeggia il fiordo

Ventisquero Colgante nel Parque de Queulat

Ventisquero Colgante nel Parque de Queulat

Un abbraccio per Gigetto!

Un abbraccio per Gigetto!

Selva valdiviana

Selva valdiviana

Rio Ventisquero

Rio Ventisquero

Laguna Los Tempanos

Laguna Los Tempanos

Fogliolina gigante di nalca

Fogliolina gigante di nalca

Campeggio nel parco

Campeggio nel parco

 

 

04/02/2015: Tappa 83: Villa Amengual – Villa Mañihuales (62 km)

Questa mattina si riparte da Villa Amengual con il cuore un po’ più leggero: poco prima di partire ci hanno telefonato i miei e poter parlare con Papà è stata una vera grande gioia; si sente che è un po’ provato, ma sta bene e non vede l’ora di tornare a casa. Tutto quello che avrebbe dovuto fare per la gamba, che non gli ha dato finora alcun problema, viene rimandato al nostro rientro, anche se non siamo in grado di fare nulla di più se non essere presenti, ma almeno ci siamo.

Strada facendo facciamo conoscenza con Gary, cileno, anche lui ben equipaggiato con super resistenti Ortlieb, che va in direzione di Coyhaique; ci ritroviamo la sera a Villa Mañihuales in una camping dotato anche di stanze e di una cucina; optiamo per la stanza, per velocizzare la partenza di domani, e trascorriamo una interessante serata cucinando e cenando insieme a Gary e ad un altro ragazzo cileno, che pedala verso nord.

L’incontro più spettacolare, però, è stato quello con Angelita e Juan, francesi, con un tandem particolare in cui il “passeggero” è in realtà davanti e pedala su una recumbent, la bici reclinata. Sono partiti da Buenos Aires, sono arrivati a Ushuaia e ora vanno verso Santiago de Cile; la particolarità è che hanno, rispettivamente, 64 e 68 anni e Angelita ha scoperto che sarebbe partita per il Sud America solo quando Juan ha avuto in mano i biglietti aerei! La Bici si adatta davvero a tutte le età! E in più Juan non faceva che ripetere che questo era il suo sogno e ogni giorno che passava era sempre più contento di ciò che stavano vivendo insieme e del modo in cui stavano viaggiando. Mille e mille complimenti a questi coraggiosi ciclo viaggiatori.

 

Carretera minata

Carretera minata

Cerro Puntiagudo

Cerro Puntiagudo

Un altro ghiacciaio

Un altro ghiacciaio

 

 

05/02/2015: Tappa 84: Villa Mañihuales – Coyhaique (89 km)

Partiamo da Villa Mañihuales con un tempo grigiastro che evolverà presto in una pioggerellina non troppo fastidiosa e non troppo duratura. La strada asfaltata scorre tra colline verdissime, fitti boschi, corsi d’acqua e cascate.

Ci imbattiamo spesso in vaste distese di alberi morti, ma non riusciamo a capire l’origine di questo fenomeno; una buona spiegazione ci viene data da Valentin, indio di etnia Huilliche, che vende splendidi scialli tessuti a mano presso la cascata de La Virgen, una trentina di km prima della nostra meta.

Valentin ci dice che la regione di Aysèn ha bruciato a lungo, a causa degli incendi forestali provocati dai primi coloni che si sono stabiliti nella regione a partire dalla metà del 1800 e che quelli che vediamo nei boschi circostanti sono tutti alberi cresciuti recentemente… ed ecco spiegati anche gli alberi caduti…

L’arrivo a Coyhaique è impegnativo, perchè alla fine ci attende una lunga salita, fino ad un punto in cui si può osservare la città dall’alto, per poi scendere verso di essa e fare ancora svariati su e giù prima di arrivare finalmente in centro città, pronti a trovare una sistemazione per un paio di giorni di stop.

 

Lago Las Torres

Lago Las Torres

Scorcio australe

Scorcio australe

Massiccio del...non mi ricordo!

Massiccio del…non mi ricordo!

Angelita e Juan

Angelita e Juan

Pedala pedala...

Pedala pedala…

...si arriva al bivio per Coyhaique

…si arriva al bivio per Coyhaique

Pausa pranzo

Pausa pranzo al riparo dalla pioggia

Valentin e la cascata de la Virgen

Valentin e la cascata de la Virgen

 

 

06-07/02/2015: Coyhaique

Due rilassanti giornate a Coyhaique ci permettono di vedere più volte i Gigetti con Skype e di riorganizzare i prossimi giorni. E’ così: ogni sosta ha sempre questa parte logistica da cui non ci si può esimere, perché dopo alcuni giorni i nostri già pochi vestiti hanno bisogno di una bella lavata, le borse di una pulita esterna che le renda di nuovo brillanti e di un ripristino dell’ordine interno perché tutto il contenuto si mescola! Poi è necessario fare la spesa in previsione di giornate in cui non si arriva da nessuna parte e, soprattutto, avere qualche scorta per i pranzi on the road.

 

Dove si va?

Dove si va?

Passeggiando per Coyhaique

Passeggiando per Coyhaique

 

 

08/02/2015: Tappa 85: Coyhaique – Laguna Chiguay

Partiamo da Coyhaique un po’ infreddoliti e accompagnati da una pioggerellina leggera. La strada che porta fuori città é interrotta (abbiamo l’abbonamento ai lavori stradali…), così ci tocca una deviazione in salita, quasi stile Bariloche. Intanto smette di piovere e noi non solo non abbiamo più freddo, ma siamo anche già sudati dopo aver fatto neppure tre km. Ad ogni modo riusciamo ad avere la meglio e ad allontanarci dalla città.

É domenica e non c’é troppo traffico, la strada é un continuo saliscendi fino alla fine, accumuliamo più di 1200 m di dislivello in soli 60 km, alcune salite lunghe ma ragionevoli, altre sono strappi spezzagambe. C’é vento quasi tutto il giorno a favore, tranne gli ultimi km in cui inoltre fa freddo e piove di nuovo.

Il paesaggio non é più foresta pluviale, si aprono davanti a noi infinite vallate verdi, campi di grano, prati con mucche al pascolo o disseminati da balle di fieno, per garantire un saporito inverno alle suddette mucche.

Facciamo pranzo a El Blanco, dove si trova una graziosa osteria ristorante; la signora che ci serve è sorridente e ci coccola anche un po’ e per una mezzora lasciamo volentieri fuori il vento freddo.

La destinazione finale è il campeggio di Laguna Chiguay, in mezzo al bosco, con il guardiaparco che controlla i dintorni, poco affollati. Cena semplice nel capanno del sito dove montiamo la tenda, insieme al giovane Alex, statunitense al terzo giorno di viaggio in bici, con cui pratichiamo uno stentato inglese misto a spagnolo e conclusione al calduccio in tenda, perché siamo a quasi 1000 m e a 4 gradi!

 

Partenza da Coyhaique con la pioggia

Partenza da Coyhaique con la pioggia

Forse si sale...

Forse si sale…

Si prosegue lungo la Carretera Austral

Si prosegue lungo la Carretera Austral

Pranzo a el Blanco e museo del mate

Pranzo a El Blanco e museo del mate

Campeggio a laguna Chiguay

Campeggio a laguna Chiguay

 

 

09/02/2015: Tappa 86: Laguna Chiguay – Villa Cerro Castillo (37 km)

Il campeggio nel bosco accanto alla laguna non è molto esposto al sole, pertanto la partenza questa mattina è lenta, visto che, pur avendo riposato bene, non riusciamo a scaldarci. Le operazioni rituali di sistemazione bici, borse, tenda e colazione richiedono il loro tempo, quindi non partiamo esattamente all’alba ma quasi alle 10.

Ci attendono i soliti svariati saliscendi che ormai sappiamo essere caratteristici di queste zone, così come il vento che finora ci ha graziato abbastanza, salvo presentarsi oggi quasi tutto il giorno a sfavore, non troppo forte ma già molesto e freddo. Superiamo quota 1120 m a Portezuelo Ibañez, scendiamo circa 6 km lungo la sinuosa Cuesta del Diablo, che ad un certo punto ci rivela una splendida vista sulla strada che porta verso Villa Cerro Castillo, sul rio Ibañez che nasce ai piedi del Volcan Hudson (responsabile di due grosse e distruttive eruzioni nel 1971 e 1991) e sulla valle dominata dal massiccio caratteristico del Cerro Castillo e dei vicini ghiacciai.

Non sono molti i km di oggi e non ci dispiace affatto arrivare per tempo al paese, dove alloggiamo presso un hospedaje molto semplice, accessoriato di cucina e sala da pranzo in cui i padroni di casa accendono la stufa che riscalda la serata e l’atmosfera, grazie anche alla piacevole compagnia di altri ospiti, in particolare Jaime e Oriele, di Santiago.

Il vento continua spirare e le nuvole a viaggiare, ma per il momento non ce ne preoccupiamo perché domani ci attende una giornata di pausa e di visita dei dintorni di questo paesino tra le montagne.

 

Salutiamo la laguna

Salutiamo la laguna

Piedra El Gato

Piedra El Gato

Montagna El Gato

Valle del rio Ibanez vista dalla Cuesta del Diablo

Valle del rio Ibanez vista dalla Cuesta del Diablo

Lo spettacolare Cerro Castillo

Lo spettacolare Cerro Castillo

Verso Villa Cerro Castillo

Verso Villa Cerro Castillo

 

 

10-11/02/2014: Villa Cerro Castillo

I giorni a Villa Cerro Castillo diventano due, a causa del vento che non promette nulla di buono. Le previsioni meteo non sono buone, in particolare il vento sembra essere decisamente forte anche il giorno in cui avremmo voluto partire e quindi decidiamo di allungare la permanenza. In effetti le due giornate trascorse qui sono all’insegna del tempo variabile e del vento forte con fastidiose raffiche, che spira esattamente dalla direzione in cui dobbiamo andare, oltretutto dicendo addio all’asfalto. Ne approfittiamo per fare belle dormite senza tenere sotto controllo la sveglia, visto che possiamo prepararci la colazione da soli all’ora che più ci aggrada.

Il primo giorno passeggiamo per andare a visitare la scuola museo di Villa Cerro Castillo, che si trova a circa 4 km dal centro del paese e che fu costruita nel 1950 per accogliere gli studenti dei piccoli paesi vicini, che trascorrevano l’intera settimana nella scuola. Con la fondazione del paese e di una nuova scuola, questa fu abbandonata e recuperata dopo anni come museo, per raccontare la vita dei coloni fondatori, prevalentemente dediti all’allevamento di bestiame.

Nei pressi della scuola, in una posizione molto riparata dal vento e con una vista strategica sulla valle modellata dal fiume, si trova una estesa parete in pietra che presenta testimonianze delle popolazioni indigene che abitavano queste zone, i Teuelches; si chiama Paredòn de Las Manos e riporta le impronte di mani di adulti e bambini, in positivo e negativo. Questo tipo di pitture è una delle manifestazioni artistiche più antiche dell’America e in queste zone tra Cile e Argentina si trovano numerosi siti.

Trascorriamo i nostri pomeriggi al Puesto Huemul, dove si può mangiare o semplicemente bere un caffè in un posto caldo, accogliente e dotato di wifi, indispensabile anche questa volta per comunicare con casa e avere notizie del mio Papà che, fortunatamente, sentiamo decisamente in forma.

Siamo riusciti a far entrare le Bici in stanza senza togliere le borse, quindi sono già quasi pronte per ripartire. L’idea è di partire molto presto, poiché i locali dicono che al mattino il vento è più lieve e quindi cercheremo di approfittare di questo.

Leggendo e chiacchierando, infine, abbiamo appreso un fatto che ci turba e cioè che, nel periodo della dittatura di Pinochet, la maggior parte dei grandi fiumi che attraversano la Patagonia cilena nella regione di Aysèn, in cui ci troviamo, sono stati venduti a privati e multinazionali prevalentemente stranieri, che hanno così acquisito il diritto di utilizzo dell’acqua. Quindi l’acqua cilena non è cilena e anche molta terra cilena non è più di proprietà dello stato, che ha deciso di venderla per qualche strano interesse. Esiste inoltre un progetto di costruzione di una diga sul Rio Baker, che prossimamente costeggeremo; è il fiume con maggiore portata di tutta questa zona e il progetto prevede il suo sfruttamento per generare energia da destinare alle miniere del nord del Cile. Attualmente il progetto è fermo grazie agli sforzi dei No Tav cileni, ossia il movimento Patagonia Sin Represas (Patagonia senza dighe), che vuole evitare la distruzione di queste terre ancora abbastanza selvagge e incontaminate.

Altri argomenti interessanti su cui al momento non ci esprimiamo per mancanza di un’informazione completa è l’acquisizione di terre e fiumi tra Cile e Argentina da parte del filantropo americano Douglas Tompkins, (fondatore di The North Face) ma che dire… su internet si trovano articoli che parlano dell’acquisizione di terre anche da parte degli italianissimi Benetton, dei contrasti con le famiglie mapuche originarie di queste zone e cacciate dalle loro terre, per non parlare della presenza di folti gruppi di persone che sembrano avere messo gli occhi sull’acqua patagonica, che a breve sarà più preziosa del petrolio…

 

Casa di Villa Cerro Castillo

Casa di Villa Cerro Castillo

Case di Villa Cerro Castillo

Case di Villa Cerro Castillo

Paredon de las manos

Paredon de las manos

Bienvenidos

Bienvenidos

Toh, una Bicicletta

Toh, una Bicicletta

Villa Cerro Castillo

Villa Cerro Castillo

 

12/02/2015: Tappa 87: Villa Cerro Castillo – rio dopo Laguna Cofre (63 km)

Per la prima volta dopo tanto tempo riusciamo a partire prima dell’alba! Fortunatamente, come da previsioni, l’aria é calma e il cielo terso, la notte sta lasciando spazio alla luce del giorno e la vista sul Cerro Castillo e le montagne circostanti é davvero mozzafiato.

Con il paese lasciamo anche l’asfalto, il ripio é abbastanza smosso, in alcuni tratti si pedala più spediti, in altri si fa maggiore fatica, anche perché non mancano le salite. Monti, valli, fiumi e ruscelli ci accompagnano, qualche mucca e cavalli sparsi e anche il Bosque Muerto, inquietante con la sua distesa di alberi distrutti a seguito dell’eruzione del volcan Hudson.

Alle 10.30 facciamo il primo spuntino, già in compagnia del vento contro, visto che andiamo in direzione ovest e il vento spira da lì… e in più é freddo. La particolarità della sosta è data dal fatto che le uova sode, preparate per pranzo e custodite in apposito contenitore in plastica, si sono autosbucciate grazie a tutti gli scossoni del ripio… così come le patate bollite, che consumiamo accanto a una cascata, con una temperatura più gradevole.

Belli gli scorci del rio Ibañez e splendida la laguna Verde.

Nel pomeriggio si sale ancora ma gradualmente e con un terreno più accettabile (ci diranno poi che é così compatto per via delle ceneri emesse dal volcan Hudson); proseguiamo fino al passo Portezuelo Cofre, a 600 m (Paso Sico insegna che non necessariamente dopo un passo si smette di salire…), la omonima laguna e, prima dell’ennesima salita, troviamo un accesso non recintato al rio e decidiamo che è il posto migliore per montare la tenda e trascorrere la notte, con acqua a portata di mano e non troppo in vista dalla strada.

Cena e caldo nel saccoletto prima ancora che faccia buio, per concludere l’intensa giornata.

 

Colazione all'alba

Colazione all’alba

La luce del giorno illumina il Cerro Castillo

La luce del giorno illumina il Cerro Castillo

Rio Ibanez

Rio Ibanez

Rio Ibanez

Rio Ibanez

Lungo rettilineo

Lungo rettilineo

Bosque Muerto

Bosque Muerto

Campeggio libero sul fiume

Campeggio libero sul fiume

 

 

13/02/2015: Tappa 88: rio dopo Laguna Cofre – cruce Bahia Murta (36 km)

Il suono dell’acqua è stato come una ninnananna, perché questa mattina nessuno ha sentito la sveglia! Abbiamo dormito come sassi!

Una volta presa la decisione di uscire fuori dal saccoletto, ci siamo fortunatamente accorti che la nostra tenda era ancora in ombra ma la giornata di nuovo splendida, con sole e aria calma.

Le operazioni di rito sono sempre le stesse: vestirsi, chiudere saccoletto e materassino, liberare le Bici, mettere su le borse e infilarci dentro tutto ciò che è stato estratto il giorno precedente, staccare la camere interna della tenda, far asciugare il telo esterno quando c’é umidità (a meno che non piova, ma per ora…), mettere un po’ di gasolina in corpo, ossia fare colazione. Questa é la vita da tenda… Tutto il rituale porta via come minimo un’ora e mezza e oggi questo ha significato partire alle 10, pur sapendo che è già tardi, visto il tipo di strada e i km che ci attendono.

Si inizia con su e giù ripidi, ad un certo punto la strada devia decisamente verso sud e si cambia valle. In cima ad una salita, davanti ai nostri occhi si apre la vista spettacolare della valle del Rio Murta, il cui nome non é all’altezza del suo splendore. La valle é verdissima e il fiume è di un verde acqua incredibile.

Poco dopo incontriamo Kevin e Vincent, due giovani francesi partiti da poco più di un mese da Ushuaia, con un anno e mezzo di fronte per raggiungere in bici l’Alaska. Hanno terminato gli studi e, con un budget limitato, affrontano questa esperienza eccezionale. Hanno due bei visi sorridenti e una grinta coinvolgente che naturalmente ci entusiasma. Questo piacevole incontro e il paesaggio degno di nota ci accompagnano fino al bivio con Bahia Murta, paesino che si trova a 4 km sull’omonima baia.

Noi dobbiamo proseguire dritti verso Puerto Rio Tranquilo, mancano 25 km della solita strada, sono le 17.30… Non dobbiamo argomentare troppo prima di decidere che é meglio fermarsi al Residencial Patagonia, provvidenzialmente ubicato 100 m dopo l’incrocio. Ripartire dopo aver mangiato qualcosa significherebbe arrivare molto tardi a Rio Tranquilo e riteniamo che non ne valga la pena.

Non riusciamo a conquistare le simpatie della padrona di casa, oggi. Silvano parte male chiedendo un posto sicuro dove mettere le Bici, la signora ci risponde che siamo in Cile e qui nessuno tocca niente. Riusciamo a conquistare un palo vicino al pollaio e ai fiori, non ci sono dubbi, il posto é molto bello, una piccola oasi. Chiediamo alla signora come mai due tonnellate di fuoristrada possono essere chiuse e due Bici da quindici chili l’una no; desistiamo quando ci risponde che sarà perché le automobili hanno la chiave… Anche noi abbiamo la chiave del lucchetto della catena, che ora unisce le Bici al palo!

Doccia, cena, nanna e gli ultimi rituali della giornata sono compiuti.

 

Colazione sul rio

Colazione sul rio

Valle del rio Murta

Valle del rio Murta

Luci e ombre

Luci e ombre

Nalcas

Nalcas

Kevin e Vincent, les Berber...

Vincent e Kevin , les Berber…

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Tra boschi e montagne

Rio Murta

Rio Murta

Pranzo panoramico

Pranzo panoramico

Seguiamo il fiume

Seguiamo il fiume

Il rio Murta ci accompagna

Il rio Murta ci accompagna

Museo del Residencial Patagonia, a Bahia Murta

Museo del Residencial Patagonia, a Bahia Murta

Reperti storici

Reperti storici

 

 

14/02/2015: Tappa 89: Bahia Murta – Puerto Río Tranquilo (25 km)

Ci allontaniamo da Bahia Murta alle 9, sempre seguendo il corso del fiume che, dopo alcuni km, sfocia in un braccio del Lago General Carrera, il più grande del Cile, parte del quale costituisce il Lago Buenos Aires in Argentina.

La giornata é leggermente nuvolosa, ma il sole che a tratti squarcia le nubi rivela acque di un preziosissimo color turchese che non ci stanchiamo mai di fermarci ad ammirare, fino a quando ci troviamo sulle rive del lago stesso a Puerto Rio Tranquilo, destinazione finale di oggi. Troviamo alloggio in una hosteria e ci rendiamo subito conto che questa volta arrivare presto è stato fondamentale: oggi è sabato ed anche San Valentino e da questo piccolo grazioso paesino partono varie escursioni verso i ghiacciai e sul lago, quindi c’é molto turismo, per non parlare dei ragazzi che viaggiano zaino in spalla e in autostop.

Ci godiamo svariate passeggiate vista lago e un’ottima cena all’hosteria Costanera, non prima di esserci assicurati che i Gigetti, e in particolare Papà, stiano bene.

Poco prima di arrivare abbiamo incontrato Wanda e Jerome, svizzeri, in viaggio in bici in direzione nord, otto i mesi previsti.

 

Primo sguardo al lago General Carrera

Primo sguardo al lago General Carrera

Colori incantevoli

Colori incantevoli

Ammiriamo il grande lago

Ammiriamo il grande lago

Senza parole

Senza parole

 

 

15/02/2015: Puerto Rio Tranquilo

Da Puerto Rio Tranquilo si possono organizzare numerose escursioni in direzione dei ghiacciai del Campo Hielo Norte, tra cui Laguna San Rafael e Bahia Esploradores. Il lungolago pullula di casette che organizzano tour e il movimento di turisti è notevole.

Noi ci siamo limitati ad acquistare una gita di due ore in barca per vedere le formazioni marmoree presenti sul Lago General Carrera, scolpite dall’acqua e dal vento, che col tempo hanno dato origine a forme di tutti i tipi, incluse piccole grotte e le maestose cattedrale e capella di marmo. Alle 10 siamo pronti per partire, il vento è lieve e il cielo non ha una nuvola, la direzione di navigazione ci porta a dare le spalle al sole e a godere pienamente del colore del lago illuminato da questa luce perfetta. Non c’è dubbio, é di un turchese impressionante e, più ci avviciniamo alle formazioni di marmo lungo la costa, più si può apprezzare la limpidezza dell’acqua; il fondale di marmo grigio bianco ci mostra un’acqua trasparente e pulita che sembra una piscina. La nostra piccola barchetta si insinua tra le grotte e ci consente di ammirare splendidi scorci. Anche le montagne intorno a noi sono uno spettacolo della natura, una favolosa cornice di cime innevate della cordigliera andina.

Il ritorno é più turbolento perché siamo controvento e il lago ci “delizia” con parecchie onde. Fortunatamente il rientro é rapido e torniamo con i piedi per terra, estasiati da tanta bellezza.

Il pomeriggio trascorre con una piacevole lentezza e ci permette di recuperare le energie per ripartire domani.

Molto simpatici il giovane Marcos, che aiuta la zia a gestire l’osteria, e la sua ragazza Catalina.

 

Puerto Rio Tranquillo

Puerto Rio Tranquillo

Vista di Puerto Rio Tranquilo dal lago

Vista di Puerto Rio Tranquilo dal lago

Un San Bernardo di marmo

Un San Bernardo di marmo

FInestra sul lago

FInestra sul lago

Cattedrale di marmo

Cattedrale di marmo

Cappella di marmo

Cappella di marmo

Cappella di marmo

Cappella di marmo

Chi? Io?

Chi? Io?

Puerto Rio Tranquilo

Puerto Rio Tranquilo

 

 

16/02/2015: Tappa 90: Puerto Rio Tranquilo – Puerto Bertrand (67 km)

Si parte di buon ora da Rio Tranquilo, con una giornata soleggiata e un vento ragionevole. Continua lo sterrato ma si pedala bene in questo tratto che costeggia il lago General Carrera. E il lago ci regala splendidi scorci turchesi che ci obbligano a fermarci continuamente per fissare con lo sguardo tanta bellezza. Questa meraviglia raggiunge il suo apice quando attraversiamo il ponte che si trova nel punto in cui il General Carrera sfocia nel lago Bertrand, il colore dell’acqua sembra irreale talmente é splendido e, in più, contornato da cime innevate.

Continuiamo il nostro percorso in direzione di Puerto Bertrand, incrociando la strada che proviene da Chile Chico. Incontriamo un inglese che ci dice che poco più avanti c’é un’altra coppia di italiani in bici.

Buffa la cosa… Sono Graziano e Ilves. Silvano ed io non li conosciamo di persona; Silvano e Graziano hanno un contatto tramite facebook, Graziano ha seguito il nostro blog mentre organizzava il suo viaggio lungo la Carretera Austral e giusto ieri aveva commentato una nostra foto, dicendo che erano in zona, provenendo da Chile Chico, e chissà se ci saremmo incontrati.

E ci siamo incontrati! Sil li ha visti in cima ad una salita e ha accelerato la pedalata per raggiungerli, mentre io arrivavo pian pianino.

Facciamo conoscenza sul campo, anche se tra cicloviaggiatori quasi sempre ci si intende al volo, perché si vivono esperienze simili e analoghe difficoltà. Percorriamo insieme l’ultimo tratto di strada per Puerto Bertrand, pittoresco paesino sull’omonimo lago; una signora ci vede passare e ci offre da alloggiare, noi accettiamo quasi subito e, dopo una doccia calda, ci attende una semplice ma ottima cena e svariate chiacchiere come tra vecchi amici.

In più, per me é confortante parlare con Ilves e condividere alcuni timori e sensazioni che, naturalmente, i maschietti non hanno.

 

Si pedala lungo il lago

Si pedala lungo il lago

Lo sguardo si perde nel blu

Lo sguardo si perde nel blu

Una magia di colori

Una magia di colori

Salto generale...

Salto generale…

Ogni scorcio del lago merita una foto

Ogni scorcio del lago merita una foto

Contemplazione

Contemplazione

General Carrera

General Carrera

Saliscendi

Saliscendi

Lunga è la strada...

Lunga è la strada…

Rettilineo senza fine

Rettilineo senza fine

Lago Bertrand e ghiacciaio

Lago Bertrand e ghiacciaio

 

17/02/2015: Tappa 91: Puerto Bertrand – Cochrane (48 km)

Partiamo da Puerto Bertrand, salutando Franco e Diego, i due giovani ragazzi cileni in bici che abbiamo incontrato all’hospedaje.

Una discesa ripida ci porta sul lago Bertrand, anche lui ha un colore incredibile… Dopo la sosta approvvigionamento, si va.

Ilves, guardando una sorta di sentiero, dice: “Ma siamo sicuri che si va di là?” ed io, grazie al mio innato senso dell’orientamento (che stava ancora dormendo) rispondo: “Certo, ieri siamo arrivati dall’altra direzione!”, trascurando le cinque o sei curve del ripidone in discesa.

Ci avventuriamo lungo il sentiero e, quando inizia a stringersi, Ilves ripete:”Ma siamo sicuri che si va di là?” e i due maschietti in coro: “Certo, questa è la Carretera Austral, cosa ti aspettavi?”

In sostanza, il sentiero finisce dopo due metri…e Ilves aveva ragione!

Trovata la direzione e la Carretera giuste, seguiamo il lago, che diventa il famoso rio Baker, il fiume con maggiore portata del Cile, tanto ambito per le sue caratteristiche; è qui che l’azienda Hydro-Aysèn vorrebbe costruire una grande diga per produrre energia da portare alle miniere delle regioni del nord; da questa situazione nasce il movimento Patagonia Sin Represas, a cui abbiamo già accennato.

Il rio Baker é lungo circa 200 km, il suo corso é molto tumultuoso, sembra incredibile quanta acqua ci sia! E la cosa più incredibile si verifica quando possiamo osservare l’effetto della confluenza tra il rio Baker e il rio Neff, di origine glaciale: le acque turchesi del primo, dopo una piccola cascata (il salto del Baker), si mescolano con quelle lattigginose del secondo e il rio Baker cambia colore!

Proseguiamo, a volte arrancando, ma la cosa peggiore é l’incontro con il rio Chacabuco, che ci obbliga a scendere al suo livello per poi farci nuovamente risalire, e non poco! Ci attendono ancora due o tre “cuestas” impegnative, ma almeno esce il sole e ci godiamo, nelle soste, la valle scavata dal fiume.

Facciamo il solito errore di chiedere informazioni all’omino che blocca la strada causa lavori. Dice che non si sale più ma non é vero, l’arrivo a Cochrane é ancora lontano qualche strappo di troppo. Ma arriviamo anche qui, sull’asfalto che c’é solo all’interno del paese, troviamo l’hospedaje, la cena e il meritato riposo.

 

Puerto Bertrand e lago omonimo

Puerto Bertrand e lago omonimo

Lungo il rio Baker

Lungo il rio Baker

Confluenza rio Baker e rio Neff

Confluenza rio Baker e rio Neff

Una cascata di sorrisi

Una cascata di sorrisi

Salto del Baker

Salto del Baker

Si chiama davvero Salto del Baker!!!

Si chiama davvero Salto del Baker!!!

Rio Baker dall'alto

Rio Baker dall’alto

Rio Baker incastonato tra le rocce

Rio Baker incastonato tra le rocce

In attesa di navigare

In attesa di navigare

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Il cammino migliora

18/02/2015: Tappa 92: Cochrane – 3 km dopo rio Barrancoso (48 km)

Ce la prendiamo comoda in uscita da Cochrane, ci fermiamo a fare la spesa e a prelevare e poi siamo pronti per la giornata sui pedali. Il solito ripio è il quinto compagno di viaggio…

La strada si snoda tra laghi e fiumi, come quasi d’abitudine sulla Carretera; costeggiamo la Laguna Esmeralda, il Rio El Salto, che ci delizia appunto con due spettacolari salti d’acqua (è davvero incredibile la portata dei fiumi qui nella Patagonia Cilena), il Lago Chacabuco e intravediamo sulle montagne tutta una serie di ghiacciai che fanno parte del Campo de Hielo Norte (altra cosa incredibile: osservando questa zona da Google Earth si vede quanto siamo in prossimità di queste immense calotte di ghiaccio che formano i Campi de Hielo Norte e Sur).

Ci fermiamo per un pranzo lungo la strada, non molto frequentata dalle auto, e ci facciamo un sacco di risate con Ilves che ci illustra una teoria tutta sua che decidiamo di chiamare “sgravità” e che, costituita da una particolare cintura, dovrebbe permettere agli esseri umani di ritrovarsi più leggere e più agili… Per ora, purtroppo, la cosa non funziona con le nostre Bici pesanti!

Ci attendono alcune salite della Cuesta El Barrancoso e poi una lunga discesa tortuosa e sterrata, con il vento che si é alzato e anche un po’ di pioggia: la compagnia decide che é ora di trovare un posto per accampare. Arriviamo al ponte sul rio Barrancoso, é segnalato un campeggio a 3 km dalla strada ma preferiamo non deviare e ci spostiamo ancora di qualche km, fino a trovare il luogo adatto, accanto alla strada ma non troppo in vista, riparati da qualche albero.

Incontriamo anche Martin, inglese, che arriva dalla direzione opposta e decide di accampare con noi, anche perché ha deciso che ci deve assolutamente dare una serie di importanti informazioni sulle prossime tappe, che ci scriverà su un fogliettino fin nei minimi dettagli; siamo tutti d’accordo che la sua attenzione ai particolari deriva dal suo lavoro di tutto rispetto, infatti è giornalista del Financial Times!

La pioggia ci lascia in pace mentre montiamo le tende e ci ritroviamo nella nostra suite, abbastanza spaziosa per accogliere tutti al riparo per una cena in compagnia, prima di una buona nanna!

 

Le Biciclette prima di tutto

Le Biciclette prima di tutto

 

 

19/02/2015: Tappa 93: rio – Caleta Tortel (79 km)

Salutiamo Martin, che oggi va contro vento e comincia la tappa in salita… Noi andiamo verso Caleta Tortel, la strada scorre abbastanza bene, troviamo un bel posto per il pranzo in riva ad un fiume; ci sono tantissimi alberi morti che sono un po’ inquietanti, però in effetti in questi posti non vengono certo a rimuovere gli alberi secchi!

Ad un certo punto ci rendiamo conto di avere un problema: abbiamo sottovalutato questa tappa, tutti quanti… Sembrava più semplice e invece da un certo punto in poi si pedala peggio, ci fermiamo una mezzora per manutenzione al portapacchi di Graziano, in più non siamo partiti tanto presto e quindi ci troviamo nel pomeriggio inoltrato al bivio tra la nostra destinazione di oggi e quella di domani. Caleta Tortel é a 22 km che domani dovremo ripercorrere a ritroso per andare a imbarcarci a Puerto Yungay. La cosa più logica é tenere duro e arrivare, non accampare una notte nel nulla ma piuttosto fermarsi domani per riprendere fiato.

Allora filiamo senza sosta, la strada corre attraverso una sorta di palude con i soliti alberi morti, un ripio tremendo, il tutto allietato solo dallo splendido rio Baker, con il suo colore lattigginoso, che diventa sempre più grande per andare a sfociare a Caleta Tortel…ribattezzata all’unanimità “Maledetta Tortel”, perché gli ultimi due km di strada scavalcano una montagna e quindi ci tocca faticare fino alla fine e arrivare ormai col buio ed esausti.

Altro problema da affrontare prima di concludere la lunga giornata è che la “Maledetta” é uno splendido paesino costruito tutto su passerelle di cipresso, non c’é una strada a pagarla oro e ed é tutto un saliscendi di scale che portano nuovamente all’oceano Pacifico, su un altro fiordo.

Ultimo sforzo e portiamo su Bici e borse, tra una scala e una passerella, fino a un hospedaje accogliente e calduccio.

E domani…riposo!

 

Scappa, Martin!

Scappa, Martin!

Campo base

Campo base

Un abbraccio sulla Carretera

Un abbraccio sulla Carretera

Verso Caleta Tortel

Verso Caleta Tortel

 

20/02/2015: Caleta Tortel

Oggi Caleta Tortel non offre il meglio di sé, ci svegliamo sotto una fitta pioggia e siamo contenti del giorno di stop. Dalla parte alta in cui ci troviamo si vede tutta la baia e tutta la rete di passerelle. Non avrebbero potuto costruire in altro modo, è tutto in pendenza e la terra sembra trasudare acqua da tutte le parti, le case sono tipo palafitte e le strade sono state sostituite da queste passerelle in legno di cipresso, molto disponibile in questa zona e molto resistente agli agenti atmosferici e alla putrefazione. Caleta Tortel, fondata nel 1955 per sfruttare giustappunto l’abbondante legname, è stata raggiunta dalla Carretera Austral solamente nel 2003, prima di questa data gli unici collegamenti erano solamente via aerea o via mare.

Usciamo quando spiove, facciamo un giro, la spesa, il pranzo e una ricognizione per capire se ci sono barche che effettuano la navigazione da Tortel a Yungay, ma non é un tragitto battuto e quindi domani arriveremo al nostro primo traghetto sui fiordi in Bici come da programma.

 

Hostal Ingri

Hostal Ingri

Una barchetta nella caletta

Una barchetta nella caletta

Vista di Caleta Tortel

Vista di Caleta Tortel

Diamo una mano alla barchetta

Diamo una mano alla barchetta

Sarà un grande navigatore

Sarà un grande navigatore

Gran premio della montagna per sfuggire allo tsunami...

Gran premio della montagna per sfuggire allo tsunami…

Passerella Tortel

Passerella Tortel

 

 

21/02/2015: Tappa 94: Caleta Tortel – Puerto Yungay – Rio Bravo (44 km)

Partiamo tutti bardati sotto una fitta pioggerella e un cielo plumbeo, ripercorriamo scale e passerelle e anche i 22 km fatti ieri. Siamo comunque fortunati perché la pioggia si calma, esce fuori qualche raggio di sole e maciniamo spediti i km fino al bivio, inclusa l’ultima salita che ieri pregustavamo anche se la stavamo percorrendo in discesa!

Dal bivio incominciamo a salire, abbiamo lasciato il livello del mare e dobbiamo “scavalcare” una montagna per tornare al livello del mare a Puerto Yungay. Ci attendono la cuesta del Vagabundo, che si inerpica nel bel mezzo della selva al lato del canyon scavato dall’omonimo fiume, e la cuesta Brava.

Si intravedono lagune, montagne con ghiacciai e tante cascate, grandi e piccole… Di nuovo la percezione che questa terra sia davvero ricca di acqua, che sembra uscire da tutte le fessure delle rocce, dalla terra stessa, per non parlare di quella che cade dal cielo.

Si conclude in discesa fino al porto, con il sole che illumina il fiordo Mitchell e la barca Padre Ronchi che ci porterà a Rio Bravo. Silvano ed io siamo emozionati, questo é il primo traghetto che prendiamo in terra cilena, che qui é frastagliata e si perde tra innumerevoli fiordi e isole. Inoltre fa parte di un percorso di cui abbiamo letto e sentito raccontare e guardato mille volte sulla carta e non ci sembra vero di essere arrivati fino qui.

Attendiamo la partenza e intanto ci rendiamo conto che la compagnia oggi si separa. Graziano e Ilves non hanno giorni a sufficienza e, per riuscire ad arrivare più o meno nei luoghi previsti e nei tempi previsti, devono tagliare alcune tappe. Il vincolo più grosso è il traghetto di Villa O’Higgins, che non parte tutti i giorni, quindi non c’è posto migliore che questo porto per cercare un passaggio che risparmierà loro due tappe dure fino a Villa O’Higgins.

Il passaggio lo trovano subito, da un signore gentile e disponibile, così trascorriamo i 50 minuti di traversata ancora in reciproca compagnia e ci salutiamo prima dello sbarco.

 

Ma chi sono Ilves e Graziano? Sposati da quasi 40 anni, vivono a Crevalcore.

Graziano lavora presso una piscina ed é uno che in bici può andare senza soste, visto che ha fatto la Parigi – Brest – Parigi, randonee da 1200 km, nell’anno ricordato da partecipanti e non per la pioggia insistente delle 90 ore di percorso. Ma il viaggio è un’altra cosa, lo sappiamo: il viaggio è condivisione e Graziano va tranquillo, rispettando i tempi della sua Ilves.

Ilves, modellista presso svariate aziende, in tempi di crisi ha saputo “riciclarsi riciclando”: con l’aiuto di sorella e figlia produce borse e portafogli con materiali dismessi, come camere d’aria di biciclette, nonché cinture con copertoni, tutte originali creazioni con marchio K-Mery. Ormai tutti i mercatini sono suoi! Ilves l’imprendibile, che, di fronte alle non poche difficoltà della strada, ci precede sempre, in sella o accanto alla bici (per sgranchirsi le gambe, dice), silenziosa e serafica, in lotta con mille paure, che sono le mie. E allora prendo esempio, non sempre con successo, cercando di non imprecare ogni volta che perdo l’equilibrio sul ripio.

La loro compagnia, durante alcune tappe impegnative e faticose, è stata molto piacevole, anche perché le nostre tempistiche hanno coinciso a sufficienza per permetterci di viaggiare insieme; siamo contenti di aver conosciuto altri due matti buttati sulla strada come noi.

Ora i nostri viaggi continueranno sulle stesse strade ma in tempi diversi.

 

Le auto sbarcano prima delle bici, scendiamo per ultimi; al porto di Rio Bravo c’è una sala d’aspetto con delle panche e un bagno e passeremo la notte qui. Di nuovo non siamo soli, é sbarcata anche Virginia, 63 anni, del Minnesota, partita da Bariloche da sola in bici, perché nessuno della sua famiglia poteva fare questo viaggio con lei.

Blaterando un po’ in inglese e spagnolo, iniziamo a fare conoscenza e ci troviamo a condividere la notte all’imbarcadero di Rio Bravo.

 

Partenza con la pioggia

Partenza con la pioggia

Nubi all'orizzonte

Nubi all’orizzonte

Tutti in rosso!

Tutti in rosso!

Riflessi

Riflessi

Acqua ovunque

Acqua ovunque

...e strappi ovunque...

…e strappi ovunque…

Finalmente a Puerto Yungay

Finalmente a Puerto Yungay

La mitica Virginia

La mitica Virginia

Cena a Rio Bravo

Cena a Rio Bravo

 

22/02/2014: Tappa 95: Rio Bravo – rifugio a 50 km (53 km)

La notte è trascorsa tranquilla in questo rifugio al chiuso, le panche sono state ottimi letti per tutti e tre. Dopo colazione si parte per affrontare quelle che Martin ha definito “three f….g hills”, che poi si riveleranno praticamente quattro f….issimi passi di montagna. Tappa dura, quindi… “Solo” 50 km ma con quasi 1000 metri di dislivello, ovviamente su ripio.

Uniche consolazioni sono che tutto il dislivello é oggi e domani dovrebbe andare meglio e che a 50 km dovrebbe esserci un rifugio per la notte… meno male, perché strada facendo ci rendiamo conto che é difficilissimo trovare da accampare in questa zona intrisa d’acqua.

Cominiciamo costeggiando il rio Bravo per una quindicina di km abbastanza in piano e incontriamo altri cicloviaggiatori che vanno verso Puerto Yungay: la cosa fantastica è che questo giovane scriciolo biondo che ci troviamo di fronte e che ci ricorda tanto Emilie è un altro contatto di Facebook! Si chiama Shirine, viaggia con il suo ragazzo e, in questo momento, con un’altra coppia e…non hanno un biglietto di ritorno a casa… E’ una bella conoscenza e ci piace molto la sua grinta esplosiva.

Procediamo verso la prima salita, preannunciata da un cartello con indicazione di “curvas y pendientes fuertes” ed effettivamente ci mette a dura prova: malgrado i tornanti, le pendenze sono notevoli, con strappi al 20%. Il mio ginocchio, battuto contro il telaio giusto ieri mattina, ringrazia dolorante per questa bella esperienza…

La seconda salita si rivela più “semplice”… La intravediamo dalla cima della prima, si scende lungo una lunga valle e poi la strada si inerpica sulla montagna tra gli alberi, per risalire quasi alla stessa altezza da cui la intravediamo. La valle è lussureggiante, il fiume serpeggia tra i fitti alberi. Ci fermiamo al fondo della valle per un pranzo veloce e poi, accompagnati da una lieve pioggia che va e viene, ci accingiamo ad affrontare la salita, che si rivelerà graduale e abbastanza pedalabile e che si concluderà sul Mirador Entre Rios, con una splendida vista sul fiume e sulla strada appena percorsa.

Con il vento che si alza alle spalle e un tempo cupo e brumoso, affrontiamo la terza salita che si mescola con una quarta non prevista, dove abbiamo anche un incontro ravvicinato con una parete franata e vacche sciolte che, prima io e poi Sil, coraggiosamente superiamo.

A questo punto la tortura odierna pare terminata, percorriamo un tratto finalmente più in piano, al lato della laguna Padre Ronchi e ci mettiamo alla ricerca del rifugio che ci ha indicato Martin, posizionato intorno al cinquantesimo km, non visibile dalla strada ma segnalato da una montagnola di pietre e il disegno di una bici. Non vediamo nessun segnale…

La nostra fortuna é l’incontro con una coppia di viaggiatori che arrivano dalla direzione opposta, anche loro alla ricerca del rifugio. Allora ritorniamo sui nostri passi, casualmente troviamo anche un signore in una casetta persa nel nulla a cui chiediamo informazioni, percorriamo due km a ritroso (contro vento sono davvero l’ultima perla della giornata), troviamo il più che minuscolo segnale e, finalmente, il rifugio.

Ritroviamo anche Virginia, incontrata più e più volte nella giornata, con cui divideremo nuovamente le panche e la notte al riparo, con le Bici al sicuro nella casetta insieme a noi, al posto della coppietta che ha preferito trascorrere la notte in tenda.

 

Risveglio nel comodo rifugio di Rio Bravo

Risveglio nel comodo rifugio di Rio Bravo

Il rifugio

Il rifugio

Shirine

Shirine

Una delle f....issime colline

Una delle f….issime colline

Ma poi si scollina

Ma poi si scollina

Joelle e Renè, un piacevole incontro

Joelle e Renè, un piacevole incontro

Ghiacciaio

Ghiacciaio

Indicazioni stradali...

Indicazioni stradali…

 

 

23/02/2015: Tappa 96: rifugio – Villa O’Higgins (53 km)

Apprezziamo ancora di più il rifugio che ci ha accolto, ascoltando il rumore del vento e della pioggia che questa notte hanno dato spettacolo. In tenda non sarebbe stato tanto divertente, soprattutto smontare e ritirare tutto sotto la pioggia battente e l’aria fredda… Rimaniamo al riparo fino a dopo colazione e partiamo poco prima di Virginia, in un momento in cui la pioggia é meno insistente e il vento tollerabile, che in più ci spinge in avanti.

Strada facendo Virginia ci raggiunge e decidiamo di fermarci al rifugio che si trova a 20 km da dove abbiamo dormito per fare pranzo insieme. Anche questo rifugio è tanto gradito perché sta piovendo, fa freschino e dentro la casetta c’é un signore che abita nel minuscolo villaggio accanto ed ha acceso il fuoco. Così mangiamo al caldo, ci asciughiamo un po’, prendiamo un piacevole e persistente odore di affumicato e proseguiamo. Il dislivello é poco, ogni tanto smette di piovere, il vento ci aiuta ed é bello arrivare a Villa O’Higgins, altra meta tanto attesa.

Ci sistemiamo all’hostal El Mosco, il più noto del paese e anche il più confortevole, andiamo a prenotare il traghetto per attraversare il lago O’Higgins e visitare il ghiacciaio omonimo e intanto arriva anche Virginia.

Finiamo a cena insieme, approfondiamo la conoscenza e decidiamo che questa donna ci piace davvero tanto, é molto determinata, in gamba e davvero simpatica. Siamo contenti di averla conosciuta e credo che faremo ancora qualche tappa insieme, anche perché i tempi coincidono, lei domani si ferma a Villa O’Higgins come noi e il giorno successivo farà la visita al ghiacciaio come noi.

 

Una notte all'asciutto

Una notte all’asciutto

Ingresso al rifugio

Ingresso al rifugio

Preparativi per la partenza

Preparativi per la partenza

Colazione

Colazione

Imbacuccati e pronti!

Imbacuccati e pronti!

Anche Virginia è nata pronta!

Anche Virginia è nata pronta!

La giornata si preannuncia bagnata

La giornata si preannuncia bagnata

Una delle centinaia di cascate della Carretera

Una delle centinaia di cascate della Carretera

Sosta al rifugio a 20 km da Villa O'Higgins

Sosta al rifugio a 20 km da Villa O’Higgins

Ci asciughiamo un po'

Ci asciughiamo un po’

Torna il sole

Torna il sole

Arrivo a Villa O'Higgins

Arrivo a Villa O’Higgins

 

 

24/02/2015: Villa O’Higgins

Che piacevole giornata serena trascorriamo a Villa O’Higgins, piccola, tranquilla, con belle montagne intorno. È il punto finale della Carretera Austral, dopo non ci sono più strade e per tutto l’autunno e l’inverno il traghetto non parte più; tra l’altro non trasporta auto e quindi chi attraversa il lago può continuare solo a piedi o in bici per passare nuovamente in Argentina. Per questo ha il sapore di un luogo da cui non passi casualmente, devi sceglierlo come destinazione, devi davvero volerci arrivare…

E noi ci stiamo benissimo, in questa giornata soleggiata e senza vento, tra una passeggiata, manutenzione bici e rammendo guanti, che ne stanno vedendo di tutti i colori.

Trascorriamo piacevolmente la serata, cucinando in hostal, dove ritroviamo anche Virginia, che oggi si é dedicata alle camminate.

 

Meritato riposo

Meritato riposo

El Mosco

El Mosco

Utile mappa per la Laguna del Desierto

Utile mappa per la Laguna del Desierto

Un brindisi alla fine della Carretera Austral

Un brindisi alla fine della Carretera Austral

 

 

25/02/2015: Tappa 97: Villa O’Higgins – Bahia Bahamondez – Glaciar O’Higgins – Candelario Mancilla (8 km)

Questa mattina la sveglia suona quando fuori è ancora buio e Villa O’Higgins è deserta; la colazione è prevista alle 6 perché alle 8 dobbiamo essere all’imbarcadero di Bahia Bahamondez per prendere il traghetto che ci porterà prima in visita al ghiacciaio O’Higgins, sull’omonimo lago, e poi a Candelario Mancilla, dalla parte opposta del lago.

Dobbiamo percorrere solamente 7 km, ma non sappiamo com’è la strada e quindi partiamo per tempo alle 6.30. Dopo poco ci raggiunge Virginia, anche lei mattiniera, e qualche km prima di Bahia Bahamondez arriva anche l’inglese Paul.

Arriviamo alla baia circa un’ora dopo la partenza, con lievi saliscendi e una strada molto bella lungo il lago, con vista montagne e luce rosata dell’alba che illumina tutto. Silvano ed io tiriamo fuori il tormentone di Villa Baggins… Villa O’Higgins ci è piaciuta molto e la vediamo come La Contea ed effettivamente ci troviamo in una sorta di Terra di Mezzo, per non parlare poi di quante strade ci sono attraverso gli acquitrini…

La giornata è una meraviglia, non si poteva chiedere di meglio per questa traversata e la gita al ghiacciaio. In tre ore siamo a Candelario Mancilla, dove sbarcano le persone che si dirigono alla Laguna del Desierto in bici o a piedi.

Con disappunto dobbiamo scaricare anche le Bici, altrimenti ingombrano la visuale a chi vuole fare le foto al ghiacciaio; leghiamo le Bimbe a un palo, commentando l’assurdità della cosa, sembra che tutti abbiano paura delle Biciclette… Alla fine, in prossimità del ghiacciaio, saremo tutti sul ponte superiore e quindi le Bici avrebbero tranquillamente potuto venire con noi in visita alla montagna di ghiaccio…

Ancora un’ora e mezza di navigazione sulle acque turchesi del lago e iniziamo a vedere i primi iceberg… Che effetto! Silvano ne aveva visti in Islanda, io solamente in televisione! Incredibili questi blocchi di ghiaccio di varie dimensioni che si staccano dal ghiacciaio, se ne vanno alla deriva sul lago e man mano si sciolgono. Gli iceberg più grandi hanno incredibili riflessi blu e la giornata di sole accentua questa loro particolarità.

Interessante è il fatto che le montagne circostanti presentino, ad un certo punto, una netta linea di demarcazione tra la fitta vegetazione e la roccia nuda: il capitano ci spiega che cento anni fa il ghiacciaio era più esteso di 15 km rispetto ad ora e alto fino a dove ora si vede questa divisione; in cento anni è arretrato di 15 km, impressionante! Come impressionante è quando in lontananza si inizia ad intravedere il ghiacciaio stesso, che sembra così basso e piccolo, mentre in realtà è alto 80 metri. Sembra colare giù dalle montagne e sono presenti anche altri ghiacciai che prima facevano parte del più grande ghiacciaio O’Higgins.

La nostra barca si sofferma più di un’ora nei pressi del fronte del ghiacciaio, a non più di 300 m, per evitare che le onde provocate dalla caduta di grossi blocchi di ghiaccio possano arrecare problemi; in realtà assistiamo “solamente” alla caduta di qualche “cubetto” di ghiaccio e vediamo piccole onde sollevarsi ma nulla di preoccupante e in ogni caso è uno spettacolo affascinante e maestoso. Abbiamo visto alcune foto dall’alto ed è incredibile che esista tanto ghiaccio così… Ma questa zona è piena di ghiacciai, ci troviamo esattamente nella distesa del Campo Hielo Sur, quasi 17000 km quadrati di estensione, di cui fa parte anche il famoso Perito Moreno.

L’equipaggio ci allieta con un bicchiere di whisky con ghiaccio direttamente tirato su dal lago, con cui brindiamo e che favorisce una piacevole pennichella durante la navigazione di ritorno.

Alle 16.30 sbarchiamo a Candelario Mancilla, recuperiamo le nostre preziose Biciclette e troviamo la strada per il campeggio, uno splendido prato spazioso vista lago, con due amabili ramponi da scalare per raggiungerlo. Il panorama non ha eguali, il lago alla luce del tramonto è sempre più turchese e le montagne sembrano cambiare colore, una diventa così bianca che sembra quasi innevata!

Montiamo la tenda, incontriamo nuovamente Valentin (conosciuto a Futaleufù un mese fa, appena arrivati in Cile e ritrovato in uscita dal Cile un mese dopo!) che sta viaggiando con un altro ragazzo francese, Julien, e concludiamo la serata con una cena spartana in compagnia di Virginia e Paul.

 

Al fondo della Carretera...il Lago O'Higgins

Al fondo della Carretera…il Lago O’Higgins

Navigazione sul lago O'Higgins

Navigazione sul lago O’Higgins

Direzione ghiacciaio O'Higgins

Direzione ghiacciaio O’Higgins

Quattro spettacolari ore di navigazione

Quattro spettacolari ore di navigazione

In vista del ghiacciaio

In vista del ghiacciaio

Avvistamento iceberg

Avvistamento iceberg

Linea di demarcazione

Linea di demarcazione

Riflessi blu

Riflessi blu

Brindisi con ghiaccio DOC

Brindisi con ghiaccio DOG…Denominazione di Origine Glaciale!

Glaciar O'Higgins: 80 m di altezza

Glaciar O’Higgins: 80 m di altezza

Il Glaciar O'Higgins in tutta la sua bellezza

Il Glaciar O’Higgins in tutta la sua bellezza

Arrivo a Candelario Mancilla

Arrivo a Candelario Mancilla

Campeggio vista lago a Candelario Mancilla

Campeggio vista lago a Candelario Mancilla

 

 

26/02/2015: Tappa 98: Candelario Mancilla (Cile) – Laguna del Desierto (Argentina) (22 km)

Il risveglio in campeggio con vista Lago O’Higgins è un puro spettacolo che ci lasciamo alle spalle alle 8.30 spaccate per affrontare una giornata campale: ci attendono “solo” 22 km, ma si riveleranno duri quasi quanto alcune tappe boliviane, ad esclusione della quota, infatti a Candelario Mancilla ci troviamo appena a 350 m sul livello del mare.

La strada si snoda in salita fin dai primi km, per un totale di quasi 6. Silvano pedala più che può mentre io li faccio praticamente a spinta e a fatica; qualche volta spingiamo in due prima una bici e poi l’altra, in soli 6 km si sale non poco, lungo una stradina tortuosa di ripio e tornanti con pietre sparse.

Cerco di affrontare la giornata con la tecnica di Ilves, cioè di camminare con pazienza accanto alla Bici senza imprecare, ma anche in questo faccio fatica, dopo poco inizio a dire che questa è proprio una cosa da pazzi, che non ha nessuna logica. Blatero fino a quando non vediamo arrivare all’orizzonte la mitica Virginia, che non si scompone di una virgola per la fatica che fa, anche se è leggermente agevolata dal minor peso della sua Bicicletta. Dice che non c’è pioggia, non c’è vento, non ci sono auto, ma c’è un bel sole e quindi è una giornata stupenda. Il suo aplomb mi fa ammutolire e smetto di lamentarmi…

Fortunatamente dal sesto km in poi si può pedalare, il sentiero si fa più pianeggiante, tra boschi e rigagnoli d’acqua che a volte ci tagliano la strada. Ad un certo punto siamo tutti e tre senza parole perché tra gli alberi di fronte a noi, in questa giornata tersa, si staglia la vetta imponente e ben riconoscibile del Monte Fitz Roy, con i suoi 3404 m di altezza, accompagnato dal Cerro Torre, 3128 m. E’ di una bellezza sconvolgente, la sua vista ci rincuora. Il suo nome in lingua tehuelche è El Chaltèn, “montagna che fuma”, proprio perché la maggior parte del tempo è avvolto dalle nuvole mentre oggi è lì ad osservarci e a farsi osservare mentre attraversiamo questo difficile tratto. Andiamo nella sua direzione… Il Fitz Roy sta alla Laguna del Desierto come il Volcan Tunupa sta al Salar de Uyuni, un punto di riferimento inconfondibile!

Dopo circa 10 km arriviamo al confine tra Cile e Argentina, siamo tutti e tre contenti e facciamo un po’ di foto; abbiamo delle informazioni imprecise, pensavamo ci fosse un campeggio nei pressi della frontiera, dove Virginia avrebbe voluto fermarsi per proseguire domani, invece non c’è assolutamente nulla, anzi, qui finisce la “strada” e comincia un vero e proprio sentiero. Decide di continuare con noi, che siamo determinati ad arrivare alla Laguna del Desierto entro oggi; è la scelta migliore per tutti, possiamo aiutarci a vicenda, perché questi ultimi 7 km sono davvero estenuanti e percorrerli da soli può essere davvero duro, mentre in due o in tre il tempo passa, ci si fa forza l’uno con l’altro, a volte si ride per disperazione e per stemperare la fatica e si va avanti a denti stretti per arrivare a destinazione.

Il sentiero è stretto, con pietre e radici sporgenti, tendenzialmente in discesa a parte alcune rampe in salita, qualche guado e un pantano di fango che ci obbliga a scaricare tutto e a trasportare in più giri Bici e borse, cercando il percorso meno critico, per poi tornare indietro di qualche centinaia di metri a recuperare il cavalletto dimenticato dopo aver ripreso il passaggio di un guado!

Il sentiero si stringe sempre di più fino a diventare quasi un solco attraverso cui le Bici passano con difficoltà e noi camminiamo a lato o a cavallo, ma di quei 60 cm più in alto rispetto al piano del terreno, con le borse che grattano sulla terra, le rocce e gli arbusti, sempre scendendo e salendo.

Impieghiamo 6 ore per arrivare esausti alla Laguna del Desierto alle 20, fatica assolutamente compensata dal prato fronte lago e fronte Fitz Roy, che possiamo ammirare fino a che dura la luce del giorno, che lascia via via il posto al cielo stellato e alla sagoma di questo monte che si perde nella notte.

Cuciniamo in riva al lago con Virginia, riflettiamo sulla dura giornata e sul fatto che almeno è finita per tutti noi; affrontare gli ultimi km insieme ci ha dato la forza di non mollare, anche perché non avrebbe avuto senso, non c’era ormai altra soluzione se non arrivare e vedere il timbro di ingresso in Argentina sul passaporto.

Ci aspetta una notte di meritato riposo e domani ci saluteremo, perché noi alle 11 traghettiamo sull’altra sponda mentre Virginia si ferma a rilassarsi e a passeggiare.

 

Dogana cilena a Candelario Mancilla

Dogana cilena a Candelario Mancilla

Primo sguardo al Fitz Roy

Primo sguardo al Fitz Roy

Adios, Chile...

Adios, Chile…

Bienvenida, Argentina!

Bienvenida, Argentina!

Comodo sentiero

Comodo sentiero

Riposino

Riposino

Ho un cavallo imbizzarrito... ma so come domarlo!

Ho un cavallo imbizzarrito… ma so come domarlo!

Vista sulla Laguna del Desierto

Vista sulla Laguna del Desierto

Vista mozzafiato

Vista mozzafiato

Laguna del Desierto e Fitz Roy

Laguna del Desierto e Fitz Roy

Dettaglio del Fitz Roy

Dettaglio del Fitz Roy

Facili passaggi...

Facili passaggi…

Campeggio alla Laguna del Desierto

Campeggio alla Laguna del Desierto

 

 

27/02/2015: Tappa 99: Laguna del Desierto – El Chalten (37 km)

Anche oggi la giornata è splendida, la laguna ha un colore incantevole e il Fitz Roy, man mano illuminato dal sole che si alza nel cielo, è veramente degno di nota.

Abbiamo dormito un’oretta in più, fatto colazione a base di riso e preparato il pranzo di oggi a base di riso… abbiamo deciso che questo alimento è il nostro salva vita, perché ci dà molta energia, fortunatamente non ci stanchiamo mai di mangiarlo ed è perfetto per tutte le situazioni, soprattutto quando le scorte di altri viveri sono agli sgoccioli!

Virginia è già sveglia e attende fino alla nostra partenza prima di allontanarsi per i suoi giri.

Che grande donna. In viaggio da sola, con una tranquillità e una determinazione invidiabili, pronta ad assaporare ogni sfumatura di questo suo viaggio e a condividerlo con altri viaggiatori. Le nostre conversazioni sono state limitate dal nostro inglese imperfetto e dal suo spagnolo basico, ma siamo sempre riusciti a comunicarci le cose essenziali e anche a scherzare e chiacchierare. Ci dispiace separarci, l’abbracciamo, la salutiamo ancora dalla barca e la guardiamo allontanarsi verso la sua tenda e verso altri sentieri e altre strade, sperando di rivederla, prima o poi.

La traversata della laguna è piacevole, in un’ora siamo sul lato opposto e ricominciamo a pedalare; ogni tre per due siamo fermi per qualche foto al Rio de Las Vueltas, che costeggiamo, e all’immancabile Fitz Roy. Il dislivello non è eccessivo, il ripio lascia a desiderare, gli ultimi km li percorriamo in compagnia del vento che ci spinge e un paio di volte soffia laterale, cercando di disarcionarmi dalla Bici, qualche volta con esito positivo.

Ad un certo punto ci imbattiamo in uno sconvolgente cambio di paesaggio, i fitti boschi lasciano il posto ad arbusti più bassi e ci troviamo catapultati nuovamente in una pampa desolata di cespugli gialli, resi ancora più gialli dalla luce del sole che si abbassa e filtra tra le nuvole che nel corso della giornata hanno fatto capolino. Eccoci nella Patagonia Argentina, pampa e vento… Chissà come saranno le prossime tappe…

Intanto arriviamo a El Chaltèn, ci sistemiamo in hostal e decidiamo di meritare qualche giorno di riposo!

 

Attraversiamo in battello la Laguna del Desierto

Attraversiamo in battello la Laguna del Desierto

Ammiriamo l'imponente Fitz Roy

Ammiriamo l’imponente Fitz Roy

Il Fitz Roy ci accompagna verso El Chaltén

Il Fitz Roy ci accompagna verso El Chaltén

Guglie

Guglie

 

 

28/02/2015 e 01-02/03/2015: El Chaltèn

El Chaltèn è molto grazioso, fatto di casette basse e colorate che ricordano le nostre baite; è un pueblo giovane, fondato solamente nel 1985, a 37 km dal confine con il Cile (molte sono state le rivendicazioni territoriali delle due nazioni su questi territori di frontiera), per popolare una zona ormai diventata meta turistica, per la bellezza delle sue montagne; è la capitale nazionale del trekking e numerosi e di vario tipo sono i percorsi che si possono fare per scoprire l’imponente massiccio del Fitz Roy, che domina il paese.

Il paese deve il suo nome proprio al Fitz Roy. Questa particolarissima vetta, in lingua tehuelche, si chiama El Chaltèn, “la montagna che fuma”, ribattezzato Fitz Roy in onore del capitano della nave Beagle, che condusse la spedizione di Darwin lungo il Rio Santa Cruz nel 1834. “Montagna che fuma” è una descrizione che si adatta perfettamente perché è molto spesso coperta dalle nuvole che la nascondono alla vista, come nei giorni della nostra permanenza qui, che sono decisamente ventosi e piovosi.

Ci asteniamo da qualsiasi tipo di percorso di trekking, non essendo equipaggiati adeguatamente e soprattutto non essendo esperti di montagna; siamo consapevoli che in certe cose non ci si improvvisa e quindi ci accontentiamo di essere arrivati fin qui con le nostre forze!

Spesso pensiamo a Virginia, alle sua innata simpatia; le scriviamo una e-mail per dirle dove siamo, ma non sappiamo se saremo ancora qui quando lei arriverà… Ma è destino! Stiamo facendo una commissione in posta (il famoso pacco…) e la vediamo, imbacuccata, passare davanti alla finestra del correo! Silvano la rincorre e lei è decisamente contenta di rivederci, stava andando al nostro hostal a vedere se eravamo ancora lì e ci siamo! Che bello, siamo davvero contenti anche noi. Facciamo due passi insieme e ci diamo appuntamento per cena, che trascorre tra risate e divertenti chiacchiere… riusciamo ad essere comici anche in inglese…

Ci salutiamo nuovamente, lei termina qui il viaggio in bici, si sposterà in bus a El Calafate e da lì tornerà a Bariloche per prendere l’aereo che la riporterà a casa, in Minnesota. Forse davvero non ci incontreremo più… ma sappiamo che è stato bello conoscerci e affrontare insieme una piccola parte di viaggio.

Altro incontro inaspettato è stato quello con Nicola e Damiano, gli italiani incontrati poco più di un mese fa a Bariloche, quando erano appena arrivati ed erano pronti a dare i primi colpi di pedale. Abbiamo spesso pensato a loro ma mai avremmo pensato di incontrarli nuovamente. Anche loro hanno vissuto un’avventura, certamente non bella, ma che ti lascia allibito mentre te la raccontano. In sintesi, lasciata Bariloche, si sono diretti verso il Cile attraverso un duro sentiero segnato sulle carte, ma di cui avevano poche informazioni; hanno attraversato il confine senza apparentemente vedere traccia di una dogana cilena dove effettuare ufficialmente l’ingresso nel paese; nel primo posto utile si sono recati dai carabinieri per regolarizzare la propria situazione e questi gli hanno sequestrato i passaporti, accusandoli di immigrazione clandestina, perché la dogana al confine teoricamente c’era e loro non l’hanno vista e non c’è stato verso di convincere nessuno del contrario. Pazzesco!!! E oltre al danno, la beffa, perché il corso della la pratica nei loro confronti poteva durare un paio di mesi (il loro viaggio ne durava uno e mezzo) e nel frattempo loro, criminali clandestini in bicicletta, hanno potuto andare avanti e indietro per il Cile con la clausola di ripresentarsi ogni settimana a Puerto Montt a firmare, senza sapere fino alla terza settimana quando sarebbero stati “liberati”. Grazie all’intervento del consolato italiano, sono potuti entrare in Argentina, anche se il reato di immigrazione clandestina prevederebbe il rientro diretto al proprio paese di origine e l’interdizione al Cile per 5 anni… Che dire? Per Nicola e Damiano sarà sicuramente un viaggio da raccontare!!!

 

Un abbraccio a El Chaltén

Un abbraccio a El Chaltén

Gioco di parole

Gioco di parole

 

 

03/03/2015: Tappa 100: El Chaltèn – Estancia La Leona (110 km)

Il vento ha soffiato tutta la notte ma questa mattina sembra sopportabile e la giornata abbastanza serena, con nuvole sparse. Alle 7 spaccate facciamo colazione con le Bici già cariche e alle 7.45 ci allontaniamo da El Chaltèn. Il Fitz Roy si intravede appena, le nuvole sono tutte attratte da lui, che non sempre si manifesta a noi umani, quindi possiamo ritenerci fortunati per averlo visto in tutto il suo splendore dalla Laguna del Desierto.

In uscita dal paese c’é una salitella ma la cosa che fa più effetto é che termina la cornice di montagne che circonda El Chaltèn e alla vista si apre di nuovo la pampa, distesa infinita di cespugli spazzati dal vento, come noi.

Si fa sentire subito. Patisco un po’ le sue sferzate laterali che mettono a dura prova la mia già poca tranquillità. Sil, come sempre, fa di tutto per farmi coraggio, ma alcune paure, tipo quella di sfracellarsi al suolo, sono così radicate che nessun ragionamento tiene.

Mi calmo un po’ quando il vento comincia a sistemarsi alle spalle, prendo confidenza e filiamo lisci, con la vista di un altro lago glaciale che ravviva il paesaggio. É il lago Viedma, anche lui originato dall’ omonimo ghiacciaio; in lontananza lo vediamo scendere fin sull’acqua e osserviamo qualche iceberg vagare.

La strada gira attorno al lago e purtroppo questo cambio di direzione ci espone maggiormente al vento; all’incrocio con la Ruta 40 dubito seriamente di poter pedalare, a causa delle raffiche laterali. Sil misura il vento, fisso a 30 km/h e raffiche a 50. Tutto quello che posso pensare di fare in questa landa desolata, sferzata dal vento, é camminare e spingere la Bici; posso farlo per i presunti sei km che ci separano da un nuovo cambiamento di direzione della strada.

Alla fine, fortunatamente, il vento si assesta più frontale che laterale e quindi salgo nuovamente in sella e si pedala fino al rio La Leona, dove si trova una estancia presso cui si può mangiare e dormire. Siamo contenti della lunga tappa perché non dobbiamo accamparci nel nulla e siamo a metà strada tra El Chaltèn e El Calafate, che speriamo di raggiungere domani.

 

Partenza da El Chaltén

Partenza da El Chaltén

"El Chaltén"...la montagna che fuma

“El Chaltén”…la montagna che fuma

Tanto vento

Tanto vento

I nostri 6000 km

I nostri 6000 km

Indicazioni significative

Indicazioni significative

Distanze

Distanze

 

 

04/03/2015: Tappa 101: Estancia La Leona – El Calafate (106 km)

Grande fortuna questa mattina! Siamo partiti da La Leona senza un alito di vento e abbiamo sfruttato la situazione, tentando il colpo di arrivare in una tappa sola a El Calafate. Il paesaggio è davvero estraniante, di nuovo lo sguardo si può perdere lontano come sugli altipiani boliviani. E in effetti siamo sempre in prossimità della cordigliera, che qui é solamente più bassa ma i colori delle montagne sono simili.

Il paesaggio è reso più vario dal rio La Leona con le sue innumerevoli anse. Spesso lo costeggiamo, a volte ci allontaniamo dal suo percorso salendo un po’, ma in maniera graduale e ragionevole.

Ci guardiamo intorno, ogni tanto in lontananza compare qualche estancia, al km 30 un puesto de vialidad, unico posto logico dove si può ipotizzare di chiedere il permesso di mettere la tenda, altrimenti si può solo piazzare nel nulla e senza alcun riparo dal vento.

Proseguiamo, la vista si apre sul lago Argentino e, da un punto panoramico, si vede El Calafate sulla sponda opposta, ancora lontano da raggiungere, perché la strada gira intorno al lago. Tra El Chaltèn e El Calafate ci sono praticamente lago Viedma e lago Argentino da aggirare!

La strada corre tra file sterminate di alambres, recinzioni, perché tutta la terra è proprietà privata anche se sembra priva di ogni traccia di vita o utilità. In realtà é terra di gauchos, cavalli, pecore e della vita che si svolge attorno alle attività di allevamento e produzione di lana, tra un mate e un asado.

Si intravedono anche tanti guanacos che scorazzano liberi, simpatici cugini dei curiosi lama boliviani.

Quando mancano 30 km a El Calafate, incrociamo nuovamente la Ruta 40 e un cambio di direzione, verso ovest; baciati dalla sorte, ci troviamo sì ad andare in direzione opposta al vento, ma poiché il vento non è stato la costante della giornata di oggi, l’arrivo in città è abbastanza spedito e poco problematico, nonostante i continui mangia e bevi della strada.

Troviamo una comoda sistemazione, niente campeggio anche perché è previsto brutto tempo per alcuni giorni e noi abbiamo voglia di un minimo di confort per i giri che vogliamo e dobbiamo fare.

 

Pampa argentina

Pampa argentina

Lago Argentino

Lago Argentino

Guanacos

Guanacos

 

 

05-06-07-08-09/03/2015: El Calafate

Lunga pausa a El Calafate, per certi versi un po’ obbligata, anche se molto utile sotto tanti punti di vista.

Primo appuntamento è la posta, il CORREO ARGENTINO… La storia infinita inizia a San Pedro de Atacama, Cile, e dura praticamente quasi quanto il nostro viaggio da lì a qui! Per alleggerirci di alcune cose non indispensabili, avevamo preparato e spedito un bel pacchettino da San Pedro, Cile, a Cafayate, Argentina.

E’ vero che Cafayate e El Calafate hanno una certa assonanza, però…

Non è dato sapere se il pacco sia mai arrivato a Cafayate o se sia sempre stato bloccato a Salta per via prima dei controlli doganali e poi per il mancato trasferimento nelle varie destinazioni successive da noi richieste, una volta rimasti a mani vuote a Cafayate. A Mendoza chiediamo di spedirlo a Bariloche, da qui un reclamo ufficiale dovrebbe farlo pervenire a El Calafate ma, quando ci rivolgiamo alla posta a El Chaltèn, temendo di non arrivare in tempo per il ritiro a El Calafate, ci dicono che il pacco sta vagando per il Neuquen perché non sapevano dove spedirlo.

Quindi… arrivati a El Calafate la novità è che sembra che tutto si sia mosso negli ultimi giorni, dopo la nostra incursione al correo di El Chaltèn, con la conclusione che il famigerato pacco dovrebbe quasi certamente arrivare lunedì, perché in mezzo ci sono sabato e domenica e ovviamente noi abbiamo il dono di arrivare sempre nel weekend nei luoghi in cui abbiamo la necessità di fare cose importanti…

Da Bariloche ci dicono che, se non lo ritiriamo qui, non sarà più possibile alcun reindirizzamento del pacco, il cui percorso attraverso l’Argentina già esula da qualunque procedura standard; ci vediamo costretti a rimanere, sperando che l’attesa non si riveli vana; è una questione di principio, sono cose che abbiamo acquistato nel tempo e che dovremmo eventualmente ricomprare in futuro e la cosa non ci va giù. Tentiamo la sorte, è l’ultima chance, ma fortunatamente veniamo premiati perché lunedì alle 11 il pacco è in posta!!! Facciamo grandi salti di gioia e facciamo sorridere il personale del correo che abbiamo torturato i giorni precedenti… Ora ci tocca rimettere sulle Bici almeno 7 kg in più ma siamo contenti lo stesso.

La morale è duplice, speriamo di cogliere questo insegnamento: bisogna evitare di viaggiare con cose non indispensabili così si può evitare di spedirle e di doverle rincorrere in lungo e in largo per una nazione intera!

 

Altro evento degno di nota è l’ennesimo casuale incontro con Virginia! Vediamo da lontano una bici che sembra la sua, cerchiamo di non perderla di vista e la raggiungiamo sulla soglia del supermercato… Ed è proprio lei, sorpresa quanto noi nel rivederci ancora un’altra volta. Si sta preparando a partire per Bariloche da dove ha il volo per il Minnesota, per tornare a casa dalla sua famiglia; quindi ha molti cose da fare e commissioni da sbrigare, ma apprezza la nostra presenza e il nostro spirito di iniziativa quando le dicono che deve smontare la bici per poterla mettere sul bus per Bariloche. In meno di dieci minuti Silvano ha chiaro nella testa tutto ciò che serve, troviamo anche un cartone e ci diamo appuntamento con lei tre ore prima della partenza dove l’equipe italiana tira fuori un bel pacco a partire da una bici e un cartone! Aiutiamo Virginia a caricare i bagagli sul bus e la salutiamo definitivamente, con un pizzico di malinconia, nella speranza di mantenere i contatti quando saremo tutti a casa.

 

E poi, ultimo ma non ultimo, il famoso ghiacciaio Perito Moreno… Non potevamo non concederci una visita a questa ennesima meraviglia della natura: non vederlo sarebbe come andare in Bolivia senza stupirsi di fronte al Salar de Uyuni!

Da El Calafate partono i bus per le escursioni al ghiacciaio e in un’ora di viaggio siamo di fronte a questa imponente massa di ghiaccio che si posa sul lago Argentino. C’è un percorso su passerelle che man mano scendono verso il fronte del ghiacciaio, quindi il primo sguardo si ha dall’alto e l’effetto è incredibile: sembra una grossa e spumosa meringa, mentre è un immenso blocco di ghiaccio (250 km quadrati) in movimento… Ebbene sì, il Perito Moreno avanza di 2 metri ogni giorno ma altrettanto ghiaccio si stacca dalle pareti e quindi non si ha un avanzamento evidente.

E poi ha una voce tutta sua: si sentono continuamente crepitii e rumori di tuono, a cui spesso segue la caduta di pezzi di ghiaccio che si gettano nel lago con un forte frastuono, sollevando parecchie onde. Molte persone sostengono che sia una meta troppo turistica ma ne vale assolutamente la pena, è uno spettacolo che toglie il respiro!

 

Il nostro famoso "pacco"

Il nostro famoso “pacco”

La Bicicletta di Virginia è pronta per tornare a casa

La Bicicletta di Virginia è pronta per tornare a casa

Il mitico Perito Moreno

Il mitico Perito Moreno

Una giornata al ghiacciaio

Una giornata al ghiacciaio

Il Perito Moreno, uno spettacolo della natura

Il Perito Moreno, uno spettacolo della natura

 

 

La leggenda dice che “El que come calafate, siempre vuelve”…”Colui che mangia calafate sempre torna in Patagonia” e noi…che abbiamo consumato dolce marmellata di questa bacca simile al mirtillo, torneremo in Patagonia…con l’ultimo aggiornamento con cui vi porteremo nuovamente tra Argentina e Cile, fino alla Tierra del Fuego e alla nostra meta, Ushuaia…

ANDES 2014-2015 – Da Aluminè, Argentina (km 4055) a Villa Santa Lucia, Cile (km 4877)

ANDES 2014-2015 – Da Aluminè, Argentina (km 4055) a Villa Santa Lucia, Cile (km 4877)

10/01/2015: Tappa 67: Aluminè – Pilolil (56 km)

La giornata è splendida e la valle del rio Aluminè è davvero bella, l’azzurro del fiume e il verde luminoso degli alberi rallegrano tutta la giornata.

Strada facendo, ci si affianca un veicolo… É il camperino dei signori argentini incontrati più volte! Qui, nel bel mezzo del nulla, Teresa, Mariela, Olivia, Tatiana, Francisco e Jorge si fermano, ci fanno un sacco di complimenti e di feste, ci fanno sedere sul camper e ci offrono frutta e acqua. Che pausa piacevole e come é facile e naturale, a volte, stabilire un contatto con le persone!

Nel pomeriggio arriviamo in prossimità di un ponte e possiamo proseguire verso Junin o verso un pueblo, Pilolil, indicato su un cartello ma di cui non sappiamo nulla; è ora di trovare un luogo per la nanna, ma non ci fidiamo troppo ad avventurarci chissà dove e per quanti chilometri, in una direzione che non è quella che percorreremo domani. Per fortuna incrociamo una famigliola proveniente dal paesello, ci dicono che c’é qualcosa ma non molto.

Per noi il “non molto” é già perfetto, è più di quanto ci aspettassimo, c’è anche un piccolo negozio presso cui facciamo la spesa e chiediamo informazioni per una possibile sistemazione per la notte, sperando che ci venga offerto il bel prato di fronte al negozio stesso. Purtroppo questo non accade, però si può accampare poco più in là, in una spiaggetta sul fiume.

Troviamo il posto indicato, è recintato ma c’é un piccolo passaggio pedonale; mentre ci sistemiamo arriva il proprietario, armato di canna da pesca, che ci dice che possiamo stare tranquillamente lì e, se abbiamo bisogno, lui abita proprio vicino. Ora possiamo dedicarci a filtrare l’acqua (ce n’è in abbondanza, direi), cucinare e fare una bella nanna.

 

Uscendo da Aluminè

Uscendo da Aluminè

Rio Aluminè

Rio Aluminè

Rio Aluminè

Rio Aluminè

Ingresso trionfale

Ingresso trionfale

Filtrazione acqua

Filtrazione acqua

Accampamento lungo il fiume

Accampamento lungo il fiume

 

11/01/2015: Tappa 68: Pilolil – Junin de los Andes (61 km)

Lasciamo la nostra postazione e ci dirigiamo su sterrato verso Junin, costeggiando l’altra riva del fiume che ci ha ospitato per la notte, in una giornata calda e soleggiata. Verso l’ora di pranzo si alza il vento, a noi favorevole, ma come al solito un po’ molesto; una parada del bus a forma di casetta ci offre riparo per mangiare un boccone e rilassarci prima di riprendere la strada.

Siamo in prossimità di un bivio che conduce ad una riserva Mapuche; disquisiamo in merito al termine “riserva” per queste popolazioni, che sono quelle originarie di questi luoghi, cacciate dai conquistadores e che solo in un secondo momento, con dure rivendicazioni, sono riuscite a riprendere il possesso del loro territorio. “Riserva” sa un po’ di “zoo” e non ci piace, ovvero, ci piacerebbe conoscere più da vicino qualche discendente di questa etnia e la loro cultura, ma non intendiamo andare a visitare la riserva; sarebbe stato bello se, casualmente, la nostra strada fosse passata di là e avessimo incontrato qualcuno, ma così non è e quindi proseguiamo.

Affrontiamo l’ultimo tratto di ripio in discesa e, poco prima di tornare nuovamente sull’asfalto, incontriamo due cicloviaggiatori che viaggiano in direzione opposta alla nostra. Sono i primi che incrociamo dopo tante settimane e siamo davvero contenti, é sempre bello questo incontrarsi come se ci si conoscesse da tempo, in realtà solamente perché si conoscono le stesse problematiche e difficoltà e piaceri del viaggio in bicicletta!

Andrea e Jonas, svizzeri, ci regalano alcuni attimi da brividi quando estraggono dal loro carrellino un violino (lei) e una fisarmonica (lui) e suonano alcuni brani per noi, nel mezzo del nulla, della polvere e del vento, che all’improvviso si annullano. Suonano con maestria una tarantella e due pezzi irlandesi; l’unione dei due strumenti è strabiliante, i toni allegri della fisarmonica si intrecciano con il suono limpido e pulito del violino. E sono bellissimi, Andrea e Jonas, perché suonano occhi negli occhi e sembra che ogni nota, accompagnata da uno scambio di sorrisi, sia un messaggio d’amore!

Ci separiamo da loro, estasiati per la loro bravura e il grande onore che ci hanno fatto. Quasi quasi passano più velocemente anche gli ultimi saliscendi che ci portano finalmente a destinazione!

 

Formazioni rocciose accanto al Rio Aluminè

Formazioni rocciose accanto al Rio Aluminè

Il Volcan Lanin fa capolino

Il Volcan Lanin fa capolino

Piccolo ma utile riparo dal vento per il pranzo

Piccolo ma utile riparo dal vento per il pranzo

Volcan Lanin

Volcan Lanin

Andrea, Sil e Jonas

Andrea, Sil e Jonas

 

12/01/2015: Junin de los Andes

Giornata di riposo ritemprante, decisa al mattino al suono della sveglia! Operazioni di rito e contatti col mondo, in particolare con i Gigetti e la Deli, con cui ho chiacchierato quasi un’ora grazie alla scheda telefonica internazionale che ha comprato per chiamarmi! Che bello, lei ad Alpignano, io e Sil in piazza a Junin de los Andes, a migliaia di km di distanza, con una connessione telefonica perfetta che ci ha fatto sentire davvero vicini!

 

13/01/2015: Tappa 69: Junin de los Andes – San Martín de los Andes (44 km)

Tappa semplice, solamente un po’ di noia da vento, i km non sono molti perché intendiamo comunque fermarci a San Martin. Strada facendo incontriamo Lucio, argentino di Catamarca, anche lui in bici; tra una chiacchiera e l’altra, ci dice che a San Martin ha un gancio in un hospedaje con un’amica, ci dà le indicazioni e decidiamo di trovarci lì.

In realtà, quando arriviamo, nessuno sa indicarci dove si trovi questo posto ma nel giro di 10 minuti arriva anche Lucio, che nel frattempo ha incontrato la sua amica, che ci conduce all’hospedaje. Un posticino a conduzione familiare, molto decoroso, con una spaziosa cucina in cui ci prepariamo un pranzo veloce e facciamo conoscenza con Mirna, l’amica di Lucio.

Mirna é un’esplosione di riccioli, sorrisi e allegria; é di Buenos Aires, al suo primo viaggio in bici, é partita con un gruppo di conoscenti che man mano si é sfaldato e lei ha concluso il suo viaggio a San Martin, dopo alcune tappe in solitaria. Ci troviamo subito in sintonia con lei e Lucio, tanto che il pranzo si prolunga fino alla merenda, chiacchierando piacevolmente di svariati argomenti.

Concludiamo la bella giornata passeggiando per la graziosa San Martin, adagiata sul lago Lacar, ridendo e cenando insieme.

 

Con Mirna e Lucio sulla Ruta 40

Con Mirna e Lucio sulla Ruta 40

San Martin de Los Andes

San Martin de Los Andes

 

14/01/2015: Tappa 70: San Martín de los Andes – Pichi Traful (62 km)

Lasciamo l’hospedaje della signora Maria verso le 8.30 e, dopo colazione e acquisto cibo per la giornata, ci troviamo di nuovo in compagnia di Mirna e Lucio, pronti per una gita di qualche km sul lago Lacar. Noi procediamo con il nostro ritmo, la ruta dei Siete Lagos continua, su e giù, monti, laghi e pini (termine riduttivo, non sono pini, c’é una varietà infinita di alberi che purtroppo non sono in grado di riconoscere) e ancora laghi.

La nostra destinazione è Pichi Traful, che non è un paese ma solo un luogo dove si trova un campeggio. E’ a tre km dalla strada principale ma ne vale la pena perché è proprio sulle rive del fiume e del lago che si chiamano entrambi Traful. Anche i gestori sono simpatici e gentili, ci consigliano la zona più tranquilla del campeggio, dove si riposa meglio, visto che in tutto il campeggio c’é decisamente molta gente e soprattutto tanti ragazzi. É il periodo delle vacanze degli argentini e in questa bella zona di laghi c’è una marea di giovani che si spostano con grandi zaini e in autostop (“viajar a dedo”); é impressionante la quantità di ragazzi che attendono in strada che qualcuno si impietosisca e li carichi; le auto qui sono sopratutto pick-up e ogni tanto le vedi passare straripanti di persone e zaini nel cassone! Qualcuno, ridendo, chiede passaggi anche a noi, ma Silvano replica sempre che siamo già a pieno carico.

Dopo cena vista rio, facciamo conoscenza e due piacevoli chiacchiere con Paula e Matias, argentini, anche loro in bici ma per una breve vacanza. Per una volta siamo noi a stupire gli altri con il nostro lungo viaggio, visto che solitamente tocca a noi rimanere a bocca aperta per le esperienze altrui!

 

Partenza dall'hospedaje

Partenza dall’hospedaje

Lago Lacar

Lago Lacar

Mirna e Paola

Mirna e Paola

Lunghi rettilinei

Lunghi rettilinei

Uno dei tanti scollinamenti

Uno dei tanti scollinamenti

Lago Machonico

Lago Machonico

Lago Hermoso

Lago Hermoso

Campeggio di Pichi Traful

Campeggio di Pichi Traful

 

15/01/2015: Tappa 71: Pichi Traful – Villa La Angostura (53 km)

Lasciamo il bel rio e lago Traful e iniziamo ad inerpicarci in un mangia e bevi senza fine, prima su asfalto, poi su un ripio in procinto di essere asfaltato e di nuovo su asfalto. I laghi non mancano neppure oggi, alcuni si vedono dalla strada, altri sono più all’interno, gioielli incastonati in una vegetazione fitta e rigogliosa.

Una salita verticale mi spezza le gambe e purtroppo devo concluderla spingendo, mentre Silvano va su con tutto il suo carico; il tracciato del gps mostra la strada originale, che sembra aver avuto qualche curva in più e quindi un po’ di pendenza in meno rispetto alla strada nuova e asfaltata che mi ha fatto penare!

Poco prima di arrivare a destinazione, a Villa La Angostura, si apre una bella vista sul grande lago Nahuel Huapi, con acqua talmente blu che sembra il mare e una bella schiera di montagne che si riflettono come sopra uno specchio.

La cittadina é turistica, quindi non ci sono dubbi: si dorme in campeggio! Il suddetto campeggio si trova alle porte del paese ed è stato un genio chi lo ha piazzato accanto al supermercato o viceversa, una comodità assoluta!

Montiamo la tenda, decidiamo di non fare il bucato perché é ora di cena, iniziano i barbecue e non vogliamo abbigliamento affumicato … Gli argentini sono folli consumatori di legna da ardere, vacche e mate! Decidiamo che vogliamo anche noi il nostro falò, solamente per scaldare l’atmosfera, ma poi la brace è così perfetta che ci capitano sopra due salsicce e finiamo affumicati dal nostro stesso fuocherello!

Di nuovo, su tre argentini incontrati almeno due sono di origini italiane: facciamo conoscenza con il giovane Paulo, che pratica con noi un po’ dell’italiano che ha studiato, e con Eduardo e Graziela, più grandi, che a malincuore hanno perso i contatti con le loro radici nella nostra bella Italia.

Dimenticavo! Prima di entrare in campeggio incontriamo di nuovo Lucio che, a causa di una notte insonne, non ha pedalato e si é fatto trasportare fino qui e domani proseguirà nella nostra stessa direzione.

 

Ammirando il Rio Traful

Ammirando il Rio Traful

Salt...raful o Sil...Traful?

Salt…raful o Sil…Traful?

Ricomincia lo sterrato

Ricomincia lo sterrato

Affumicatrice...

Affumicatrice…

Lago Nahuel Huapi a Villa La Angostura

Lago Nahuel Huapi a Villa La Angostura

 

16/01/2015: Tappa 72: Villa La Angostura – San Carlos de Bariloche (86 km)

Questa tappa ci conduce ad un altro traguardo del nostro viaggio, San Carlos de Bariloche, dove molti iniziano il loro percorso a due ruote verso sud, verso la parte più conosciuta della Patagonia. Non abbiamo una precisa idea del dislivello di questa giornata ma alla fine arriviamo più stanchi per il traffico sostenuto che non per le salite che ci hanno accompagnato lungo le coste del lago Nahuel Huapi.

Solamente nel tratto precedente e seguente Mendoza il via vai di veicoli è stato così intenso. Inoltre, i più arrabbiati e feroci ci sono sembrati quelli in vacanza con i camper; a seguire i guidatori di bus: malgrado abbiano la responsabilità delle persone che trasportano, sono totalmente privi di rispetto per le povere inermi creature che viaggiano lente, pesanti e faticosamente su due ruote. Ultimi ma non ultimi, i camionisti, che molto spesso, in altri luoghi, hanno viaggiato molto alla larga da noi, addirittura salutandoci, come piccolo diversivo nella loro lunga giornata di viaggio e lavoro.

Hanno tutti troppa inspiegabile fretta e così l’abbiamo anche noi. Vogliamo arrivare, per toglierci quanto prima dalla strada, anche se gli ultimi km li dobbiamo percorrere col vento contro.

Fortunatamente abbiamo prenotato un hostal, siamo in alta stagione, é difficile alloggiare e, come in tutte le città grandi, sarebbe una pazzia mettersi a girare per trovare la migliore sistemazione.

La prima tappa prevista in Bariloche è il correo, ossia la posta, per vedere se é arrivato il pacco inviato da San Pedro de Atacama a Cafayate, mai giunto a destinazione perché fermo a Salta e poi reindirizzato qui da Mendoza ma ancora stabilmente fermo a Salta; lunedì cercheremo di capire come fare, sperando di non dare per perse le cose che ci siamo spediti… Davanti alla posta, visto che il mondo è piccolo, Sil incontra Juan Paulo, conosciuto a Mendoza da Todociclismo!

Altra cosa importante sarà vedere cosa fare con la solita ruota.

Per il momento ci sistemiamo in hostal, in una mini stanza con letti separati in cui, come sempre, dormiranno anche le Bici… Questo passa il convento…letti separati!

 

Costeggiamo il lago Nahuel Huapi

Costeggiamo il lago Nahuel Huapi

Someday...in Bariloche

Someday…in Bariloche

 

17-18-19-20/01/2015: Bariloche

Giorni di puro relax, qui a Bariloche! Ci volevano davvero!

Per prima cosa nell’ hostal si é liberata una camera matrimoniale, così ci trasferiamo e abbiamo più spazio per noi e le Biciclette. L’atmosfera del Moving Hostel é piacevole e tranquilla, ci lavorano ragazzi molto giovani, spesso in cambio di solo vitto e alloggio, perché si fermano un po’ di tempo nel corso dei loro viaggi. Si può utilizzare la cucina e questo per noi é una grande comodità sia a livello economico che di qualità, varietà e semplicità delle pietanze che possiamo prepararci da soli.

Cerchiamo di risolvere le questioni tecniche…

Per quanto riguarda la posta, l’unica cosa che la gentile Jaqueline dell’assistenza clienti può fare per noi e il nostro pacco è un reinvio a El Calafate, con una procedura ufficiale che non sappiamo perché non sia stata fatta già a Mendoza. Possiamo solo sperare che il pacco arrivi e non sia… un pacco!!!

Per quanto riguarda la ruota, i nostri giri di ricognizione ci portano alla conclusione che si riuscirà a risolvere qualcosa a El Bolsòn; varie telefonate confermano la presenza di un negozio di bici fornito e che dovrebbe avere tutto ciò che serve per arrivare ad una soluzione del problema.

A questo punto le nostre giornate si svolgono tra un giro e l’altro per Bariloche, il cui nome deriva dal termine mapuche “Vuriloche”, ossia “popolo che abita dietro la montagna” (il passo Vuriloche era utilizzato dai Mapuche per attraversare le Ande e fu tenuto a lungo nascosto ai preti europei). Bariloche fu fondata da austriaci, tedeschi e veneti provenienti dalla provincia di Belluno. La città fu chiamata San Carlos de Bariloche per via di Carlos Wiederhold, arrivato dal Cile attraverso le Ande; egli aprì un negozio nell’attuale centro cittadino e, nelle lettere indirizzate a lui, veniva chiamato erroneamente San Carlos invece che Don Carlos. L’anno di fondazione ufficiale è il 1902. Nel secondo dopoguerra divenne la meta preferita da ex gerarchi del regime nazista in fuga dall’Europa.

Dal punto di vista architettonico, Bariloche assomiglia ad una grande cittadina di montagna circondata da alte vette, tra cui il Cerro Cattedrale e il Cerro Otto; numerose sono le case in stile alpino, infatti è considerata la Svizzera del Sud America e, come se non bastasse, è anche famosa anche per la produzione di cioccolato.

 

Opinione strettamente personale…forse si doveva chiamare San Francisco de Bariloche, perché le strade che si snodano dal lago hanno delle pendenze allucinanti!

 

Incontri:

Alex, inglese. Attira subito la nostra attenzione perché entra nell’hostal con la bici, come noi!!! Lui è solamente molto più pulito perché inizierà da qui il suo viaggio con il suo amico americano Lance, in arrivo tra qualche giorno. Inoltre è molto più leggero perché la sua bici è attrezzata tipo bike-packing. E’ simpatico e di compagnia, anche perché non si fa problemi ad abbandonare il suo inglese, ovviamente perfetto, per praticare un po’ di spagnolo con noi.

Blanca, spagnola. Si trova in hostal in attesa del suo compagno che sta facendo trekking su un ghiacciaio; hanno lavorato in Germania, ora hanno un anno sabbatico e praticamente già un lavoro per il ritorno. Blanca è molto simpatica e ha viaggiato parecchio, è piacevole conversare con lei.

Nicola e Damiano, italiani. Stiamo tornando in hostal e li vediamo fuori dal supermercato, bici linde e borse perfette. Hanno l’aria di “nuovo”… Ci avviciniamo chiedendo di dove sono per poi scoprire che sono italiani e davvero appena arrivati, frastornati dal traffico di Bariloche, che non si aspettavano così movimentata, e ancora in cerca del camping, per quanto siano quasi le 21. Ci fa piacere incontrarli e fare due parole con loro, come un piccolo benvenuto tutto italiano in terra straniere, perché quando arrivi ti senti un po’ spaesato. Anche loro percorreranno la Carretera Austral ma da Bariloche andranno direttamente in Cile, per iniziare da Puerto Montt. Chissà se le nostre ruote si incroceranno sul ripio australe…

El indio y la tribù: Jorge, Karina e i loro figli Selva e Elke. Li abbiamo pensati spesso in questi anni, dopo averli incontrati nella magica Inca Huasi, sul Salar de Uyuni nel 2012… Artigiani e musicisti, erano in viaggio con il loro furgoncino; a volte riascoltiamo un pezzo improvvisato suonato da Elke con chitarra e flauto, davanti alla tienda di Doña Aurelia e Don Alfredo…

Abitano a Bariloche, avremmo voluto contattarli prima del nostro arrivo, ma gli inconvenienti con la ruota ci hanno distratto. Il mondo è piccolo, però, e il destino vuole farci incontrare di nuovo: nel mercatino artigianale di Bariloche riconosciamo Karina e Selva, con cui ci raccontiamo dei due anni trascorsi e del nostro viaggio; non incontriamo Joerge e Elke, che si trovano a El Bolsòn a suonare. Anche questo incontro ha un sapore di magia!

 

Piazza di San Carlos de Bariloche

Piazza di San Carlos de Bariloche

Vista sul lago Nahuel Huapi

Vista sul lago Nahuel Huapi

Karina

Karina

Cattedrale di Bariloche

Cattedrale di Bariloche

 

21/01/2015: Tappa 73: Bariloche – El Bolsòn (121 km)

Partiamo da Bariloche praticamente all’alba, l’hostel é tutto addormentato, a parte una serie di ragazzi che entrano mentre noi alieni usciamo. La tappa di oggi é lunga e quindi vogliamo sfruttare al meglio la giornata.

La prima impresa è già uscire da San “Francisco” de Bariloche, ci toccano subito dei tremendi strappi spezzagambe.

Ci lasciamo alle spalle il grande Nahuel Huapi e seguiamo la strada che costeggia numerosi altri laghi (Gutierrez, Mascardi, Guillermo). I km sono parecchi ma il paesaggio e la giornata di sole li fanno scorrere rapidi sotto le nostre ruote.

Alle 19 arriviamo a El Bolsòn, decisamente soddisfatti della metà raggiunta e dell’orario di arrivo, che ci permette di passare direttamente da Totem Bike e accordarci subito per i materiali e il montaggio della ruota di Sil. C’é tutto ciò che serve, quindi finalmente la questione si dovrebbe risolvere nella giornata di domani, incluso un meritato lavaggio per entrambe le brave Biciclette!

Dobbiamo ancora trovare alloggio ma il ragazzo del negozio si ricorda che proprio sopra di loro affittano un piccolo appartamento, che ora è libero ed è perfetto per noi che non dobbiamo far altro che scendere una rampa di scale per seguire le operazioni di manutenzione.

Non possiamo davvero chiedere di più da questa intensa e fruttuosa giornata.

 

Verso El Bolsòn

Verso El Bolsòn

Lago Guillermo

Lago Guillermo

Il miglior km della Ruta 40...

Il miglior km della Ruta 40…

 

22/01/2015: El Bolsòn

La Bicicletta di Sil ha dormito dal ciclista e quindi noi possiamo riposare più a lungo e fare una tranquilla colazione prima di scendere a vedere come procedono le cose.

Alla fine armano una ruota nuova di tutto punto, risolvendo il problema del cerchio e della ruota libera; il materiale è tutto di produzione argentina, non di qualità eccelsa, ma qui non é possibile importare materiale dall’estero perché il governo promuove la produzione nazionale ma non la qualità, a quanto pare.

Ad ogni modo la Bici é pronta, entrambe sono pulite e belle come nuove e facciamo qualche km per vedere come si trova Sil con la nuova ruota e il carico. Si torna dal ciclista per un ultimo controllo dei raggi e poi possiamo solo sperare di aver chiuso il capitolo.

La cosa buffa è che incontriamo di nuovo Alex e Lance, partiti anche loro ieri, più tardi rispetto a noi e infatti si sono fermati 40 km prima di El Bolsòn. Questo nuovo incontro è del tutto casuale, perché loro sono solo di passaggio ma volevano far controllare le gomme e quindi sono arrivati da Totem Bike e Alex ha riconosciuto le nostre Bici, ha chiesto di noi al ragazzo del negozio che gli ha detto che saremmo scesi a breve e quindi ci ha aspettato per salutarci!!

Gironzoliamo qua e là per questo pittoresco paesino circondato dalle basse montagne della precordigliera, molto frequentato da gente alternativa e un po’ hippy, facciamo la di spesa, prepariamo le nostre cose, pronti per ripartire domani ma andiamo a nanna un po’ di malumore perché ci siamo fermati a comprare due cose ed io ho dimenticato tutte le cartine sul bancone… Sono molto triste perché cerco sempre di fare attenzione a ogni cosa e poi mi basta un attimo di distrazione per combinare un gran danno. Così domani mattina la partenza é vincolata all’apertura del negozio, sperando almeno di ritrovare tutto…

 

El Bolsòn

El Bolsòn

La montagna di fuoco

La montagna di fuoco

A spasso per il paese

A spasso per il paese

 

23/01/2015: Tappa 74: El Bolsòn – Cholila (79 km)

La fortuna ci assiste e le nostre preziose cartine sono nel negozio attenderci, così possiamo partire tranquilli!

Pedaliamo fino all’ora di pranzo, che consumano vicino all’ufficio del turismo di Epuyen, troviamo anche il tempo di un caffè e incontriamo Herman, anche lui ciclo viaggiatore.

Una ventina di km prima di arrivare a Cholila ci fermiamo per una merenda veloce in un grande casale metà museo e metà caffetteria. Si trova al lato della casa in cui visse per alcuni anni il bandito statunitense Butch Cassidy.

Davanti all’ufficio del turismo della piccola Cholila è stata indetta una riunione di cicloviaggiatori, quattro argentini e una brasiliana. Ovviamente non possiamo esimerci dal fermarci a fare le classiche chiacchiere di viaggio, prima di trovare una sobria sistemazione per la notte.

 

Pausa caffè

Pausa caffè

Wanted

Wanted

Wanted...

Wanted…

Ingresso a Cholila

Ingresso a Cholila

 

24/01/2015: Tappa 75: Cholila – Playa El Francès (55 km)

Dopo pochi km da Cholila inizia lo sterrato che ci accompagna per tutto il parco nazionale de Los Alerces. Iniziamo a pedalare con il gruppo argentino ma dopo poco ognuno prosegue con il suo ritmo.

Il parco è una grande area protetta che comprende il Lago Futaleufquen, il rio Arrayanes, il Lago Verde e Lago Menendez; per i suoi paesaggi è considerato il più bel parco nazionale dell’Argentina. E’ stato creato per proteggere i boschi di alerce, alberi tra i più longevi del pianeta, che hanno rischiato l’estinzione; alcuni esemplari hanno un’età stimata di 4000 anni e raggiungono i 75 metri di altezza e 3 metri di diametro.

Ci fermiamo a Playa El Francés, dove c’é un campeggio libero sul lago Futalaufquen; il posto é molto bello e, di conseguenza, molto gettonato. Montiamo la tenda accanto a quella di Eliana e Alejandro, due simpatici argentini che percorrono a piedi il parco, seguendo i sentieri della Huella Andina. Ceniamo con loro, accanto al fuoco acceso da Alejandro, che si spegne dopo poco… Strano che un argentino non sappia fare un fuoco, visto che grigliano di tutto! Però é anche vero che loro due mangiano poca carne, quindi ci può stare!

Campeggio libero vuol dire che ognuno fa quel che gli pare…tipo casino fino alle ore più impensate, visto che ci sono un sacco di gruppi di ragazzi in vacanza, che accendono falò, si tuffano nel lago, cantano, parlano e strillano… Una fanciulla dalla voce delicata decide di svegliare mezzo campeggio perché é buio pesto e si é persa mentre cercava un posto per fare pipì…

Malgrado le voci e le risate, riusciamo, in qualche modo, a prendere sonno…

 

Ingresso al Parco de Los Alerces

Ingresso al Parco de Los Alerces

A tutto ripio

A tutto ripio

Campeggio a Playa El Francès

Campeggio a Playa El Francès

Lago Futalaufquen

Lago Futalaufquen

L'arrayan arancione abbraccia un alerce

L’arrayan arancione abbraccia un alerce

Prova d'equilibrio

Prova d’equilibrio

 

25/01/2015: Tappa 76: Playa El Francès – Trevelin (62 km)

Il lago è stupendo al mattino presto, al nostro risveglio regna una quiete senza pari… Qui in campeggio… sono tutti morti… non vola più un bisbiglio tra le tende.

La vendetta é un piatto che va servito freddo e, in questo silenzio irreale, si ode il saluto di Silvano che accoglie il nuovo giorno con un sonoro “Good morning, Chubut!!!” (ndr: Chubut è il nome della provincia in cui ci troviamo e ogni riferimento cinematografico é puramente casuale). Dalle tende continuano a non provenire segni di vita, mentre ce la ridiamo con i nostri amici…

 

Riprendiamo a pedalare sulla strada sterrata fino all’uscita del parco e concludiamo la tappa su asfalto e con una lieve discesa che ci porta a Trevelin, fondata nel 1888 da gallesi, infatti il suo nome deriva dalle parole gallesi “tre” (casa o villaggio) e “velin” (mulino) e significa quindi “villaggio del mulino”.

 

Strappi duri ma si può riprendere fiato

Strappi duri ma si può riprendere fiato

Sosta merenda

Sosta merenda

Trevelin

Trevelin

 

26/01/2015: Tappa 77: Trevelin – Futaleufù (50 km)

Salutiamo Trevelin, pronti a rituffarci sulla strada sterrata che porta al passo di frontiera di Futaleufù, tra Argentina e Cile, chiedendoci come mai i passi sono sempre abbandonati a loro stessi e sempre non asfaltati…

Il ripio non ci risparmia, ma tra una pausa e l’altra, in cui facciamo pranzo e anche il caffè in compagnia di tre viaggiatori argentini (Gaston, Francisco e Maximo), arriviamo al passo, a circa 600 metri; la cosa ci fa sorridere, se pensiamo al Paso Sico con i suoi 4080 metri! Certo, questo passo non è poi così alto, non é poi così difficile ma la salita é condita dal solito vento, che qui in Patagonia é come il prezzemolo!

Il passo si trova dopo il ponte sul Rio Futaleufù, ossia “grande fiume”… Il rio Futaleufù raccoglie le acque di tutta la regione dei laghi; attraversata la frontiera con il Cile prende il nome di Rio Grande e si riversa nel lago Yelcho. La lunghezza totale del corso Futaleufú-Yelcho è di 246 km, dei quali 40 km formano il Rio Yelcho, che nasce dall’omonimo lago.

Alla frontiera argentina incontriamo nuovamente i nostri amici, con cui consumiamo il cibo che non è ammesso in Cile e poi ci ritroviamo alla dogana cilena per i controlli di rito, che per noi sono molto soft mentre gli argentini sono costretti a svuotare tutte le borse.

Riprendiamo la strada asfaltata e percorriamo un bel tratto che ci porta al paese di Futaleufù, molto grazioso. Arriviamo prima della pioggia, troviamo un piccolo hospedaje a conduzione familiare, un banco da cui prelevare pesos cileni di cui siamo sprovvisti e una cena che non ci soddisfa ma ci sazia.

Bienvenidos a Chile!

 

L'impolveratore

L’impolveratore

Anche no...

Anche no…

Verso il passo

Verso il passo

Passo rio Futaleufù

Passo rio Futaleufù

Un messaggio per i presenti

Un messaggio per i presenti

Ognuno in sella al proprio destriero

Ognuno in sella al proprio destriero

 

27/01/2015: Futaleufù

Giornata pacifica a Futaleufù, un po’ di vento e un po’ di pioggia, un po’ di passeggiate e un po’ di internet.

Facciamo due parole con Valentin, francese, lui in bici, noi oggi no; quando vediamo una bici con le borse non restiamo alla tentazione di chiacchierare! Valentin è partito dal Canada,