ANDES 2014-2015 – Da Sucre (Bolivia) km 0 a San Pedro de Atacama (Cile) km 1086

Mercoledì 08/10/2014: Sucre – seconda impressione

Sucre, la città bianca con le sue chiese e i suoi edifici coloniali, patrimonio protetto dell’UNESCO. Sucre, la città dai quattro nomi, nei suoi diversi periodi storici: Chuquisaca, Charcas, La Plata, Sucre. Sucre, la città in cui nel 1825 è stata firmata la dichiarazione di indipendenza della Bolivia. Quanta storia conservano i suoi edifici, naturalmente storie di sangue, perché per avere la pace bisogna sempre combattere…purtroppo…

La città conferma la prima impressione, è molto piacevole da visitare e da vivere, dopo poco ti senti a tuo agio malgrado la quantità di gente che in continuazione percorre le sue strade.

Moltissime sono le cose da visitare, noi abbiamo dovuto selezionare, perché nei quattro giorni di sosta in città abbiamo anche (e non è cosa da poco) rimontato le nostre due Biciclette, preparato i bagagli e procurato del materiale.

Sicuramente Sucre merita almeno una settimana solo per visitare i suoi tesori; mozzafiato il panorama dal mirador di La Recoleta, si vede tutta la città e le montagne circostanti che ci stanno aspettando, altra splendida vista si gode dal tetto dell’ex convento di clausura San Felipe de Neri, che inoltre offre uno splendido chiostro in cui sembra di essere lontani anni luce dal rumore della città. La Casa delle Libertà offre uno scorcio sugli eventi che hanno dato vita alla repubblica della Bolivia, mentre il museo di arte indigena ASUR racconta di tradizioni delle varie etnie boliviane che si cerca di mantenere in vita e di promuovere. Interessantissimo veder tessere… La trama è molto complessa, si intravedono figure di animali e di dei che danno origine a disegni geometrici incredibilmente elaborati e la donna che tesseva ci ha spiegato che non c’è uno schema, si richiede l’ispirazione e tutto deriva dall’immaginazione e dalla abilità del tessitore.

Brulicante di persone e attività è il mercato centrale, in cui si vende di tutto e tutto a settori: uova, formaggio, frutta, verdura, spezie, biscotti, pane, carne (il tutto all’aperto, naturalmente), patate, succhi di frutta, detersivi. Non sai dove posare lo sguardo talmente tanti sono i colori e le varietà di prodotti. Al piano superiore dalle 8 del mattino alle 19 si cucina e il cibo è buono ed economico; come sempre mangiare dove mangia la gente del luogo è una garanzia! Alcuni pranzi li consumiamo lì e ci procuriamo cene da asporto da mangiare all’hostal, rigorosamente dosate in un piatto e travasate in sacchettino di plastica che sembra rompersi al primo sguardo e invece…

Ogni cosa ha il suo contrario e ciò che colpisce e rabbuia un po’ è la povertà. Nell’abbondanza delle merci del mercato ti imbatti in tanta gente anziana che si aggira chiedendo qualche bolivianos e che vive la giornata ai margini di tutto, aspettando che passi, la giornata e la vita.

Ad ogni modo Sucre ci ha fatti sentire a casa e di lei ci rimarrà un bel ricordo; impossibile tornare in Bolivia e non visitarla!

La storia di Bob

Questa è la storia di un povero carrello per bici di nome Bob, abbandonato in Bolivia nel 2012 in un momento di estrema disperazione e di poca riflessione su ciò che sarebbe stato meglio per lui e per noi…

Quando abbiamo capito che eravamo troppo carichi per affrontare la strada delle lagune trascinando Bob come un aratro, abbiamo commesso l’errore di farlo tornare indietro ad un hostal dove abbiamo alloggiato invece di farlo proseguire nella nostra direzione con le varie jeep di passaggio. In questo modo sicuramente saremmo riusciti a riportarlo a casa con noi e invece il povero Bob è rimasto in Boliva, ha vissuto due anni a Sucre e ormai è boliviano di adozione… Infatti Sandra, dell’hostal “La Magia de San Juan”, che lo ha custodito gentilmente per due anni, ce lo ha fatto recapitare quando siamo arrivati a Sucre e, dopo lunghe riflessioni e richiesta di informazioni per spedirlo in Italia, abbiamo deciso che sarebbe stato più saggio venderlo anche a poco invece che spendere più del suo prezzo da nuovo per farlo tornare a casa. Casa sua ormai è qui a Sucre, perchè per fortuna la padrona dell’hostal lo ha comprato e il denaro che abbiamo ricevuto sarà offerto a Sandra per le sue nipotine, in segno di riconoscimento per il disturbo che le abbiamo arrecato in questi anni!

Sabato 11/10/2014 Tappa 1: Sucre – Millares (57 km)

Ed ecco arrivato anche il momento della partenza in bici! Si parte alle 6.30, approfittando così di una città ancora non invasa dalle auto. In Plaza 25 de Mayo troviamo la stele con scritto “Sucre Km ZERO”, che è assolutamente perfetta per dare l’avvio a Andes 2014!

La direzione è Potosì, che si trova a 160 km, ma la nostra prima destinazione è Millares, a circa 57 km; non pedaliamo da due settimane ed ogni piccola salita si fa sentire, le bici sono più cariche della prova a pieno carico! L’asfalto è buono, si sale e si scende, la giornata è splendida e prendiamo tutto il caldo che non abbiamo avuto in Italia. Il paesaggio è decisamente bello, si snoda attraverso le montagne e poi scende seguendo il corso del Rio Pilcomayo, ora in secca, che è un affluente del Rio delle Amazzoni e si snoda tra Bolivia, Argentina e Paraguay (altro che rio…).

Arriviamo a Millares alle 14 ma prendiamo possesso della stanza dopo un’ora, perché l’alojamiento fa anche ristorante, c’è gente che pranza e attraversare la sala da pranzo è l’unico modo per raggiungere le camere, che lasciano molto a desiderare… meglio dormire in tenda in certi casi!

L’attesa è dura, anche per le povere bici, che, ferme all’esterno dell’alojamiento, vengono buttate giù tutte e due da un malefico colpo di vento. Per fortuna è tutto ok!

La signora che gestisce la pensione è aiutata da una schiera di ragazzine, che trafficano con la cucina e l’organizzazione dei tavoli. L’atmosfera è tranquilla, all’inizio non si riesce a strappare un sorriso a nessuno, poi piano piano si sciolgono un po’ e si riesce anche a fare un po’ di conversazione, soprattutto con le fanciulle, molto curiose.

Si cena presto e si va a nanna altrettanto presto, svegliandosi nel cuore della notte per montare sul letto la camera interna della tenda, lasciando così fuori uno sciame di zanzare affamate.

 

Si parte: Sucre km ZERO!

Si parte: Sucre km ZERO!

Puente Sucre

Puente Sucre

Millares: difesa dalle zanzare assatanate

Millares: difesa dalle zanzare assatanate

 

Domenica 12/10/2014 Tappa 2: Millares – Sjillani (40 km)

Partiamo da Millares dopo vari convenevoli con la signora dell’alojamiento e le operose ragazzine che l’aiutano.

La giornata è particolare: oggi eleggono il presidente della Bolivia ed è stato emesso un decreto per cui non ci sono trasporti pubblici e privati, né trasporto merci ed è vietato riunirsi in gruppi più numerosi di tre persone. L’assenza di traffico (saranno passate 7-8 auto in totale nell’intera giornata) è stata la nostra unica salvezza…

Iniziamo a salire per circa 9 km subito dopo Millares e perdiamo immediatamente il dislivello accumulato scendendo lungo la valle di un fiume; oltrepassato il fiume si ricomicia a salire per almeno 11 km, ma qui in Bolivia, sulle Ande, per raggiungere l’altipiano non hanno fatto tornanti, il sollievo di ogni ciclista, solo strade dritte con pendenze rilevanti e sfiancanti, qualche curva e quasi nessun punto in cui la strada spiana lievemente.

Le gambe non sono ancore pronte per tanta fatica, il peso dei nostri bagagli come sempre non ci agevola, ci alterniamo nello scambiarci un po’ di peso per alleviare il tormento di questa salita, che in realtà è un vero e proprio muro! In sostanza i km si fanno infiniti, perché, sembra impossibile, ma riusciamo a pedalare non più di 500 m per volta e poi abbiamo entrambi bisogno di recuperare il fiato. Estenuante fisicamente e psicologicamente e davvero eterno. E’ talmente tanta la concentrazione che dobbiamo tenere che è difficile anche godere del meraviglioso paesaggio di valli e montagne ed enormi letti di fiumi per ora privi di acqua.

Ma… al ventitreesimo km eccoci sull’altipiano! Siamo ad un’altitudine di 3285 metri, con un dislivello totale di 1236 m… L’altipiano è completamente diverso dal paesaggio che ci ha visti salire, il territorio si amplia, iniziano ad esserci piccoli villaggi e alcuni scorci sembrano le colline toscane.

E finalmente si pedala senza troppo affanno, sembra quasi un sogno dopo tanta salita!!! Proseguiamo fino al quarantesimo km, dopo essere anche riusciti a rifornirci di acqua (dettaglio non trascurabile) e decidiamo che il villaggio di Sijllani sarà la nostra destinazione finale. E’ così piccolo che non ci sono alojamientos ma abbiamo la geniale idea di provare a chiedere se possiamo dormire nella scuola e un signore gentile che vive al suo interno ci concede un’aula che è praticamente quella della scuola materna. Possiamo entrare con le bici cariche, montiamo la camera interna della tenda usando le sedioline come picchetti, attiviamo il nostro fornellino da campeggio e il primo pasto della nostra collezione di cibo essicato e siamo pronti per chiudere con un riposo ristoratore la nostra giornata, mentre fuori soffia il vento dell’altipiano.

Naturalmente i pasti, preparati con cura a casa, contengono le super verdure di Renato e Raffaella, che ringraziamo per il supporto morale e materiale!!!

Panorama dall'alto

Panorama dall’alto

Pernottamento nella scuola di Sijllani

Pernottamento nella scuola di Sijllani

Cena con Renato e Raffaella, o meglio, con i nostri pasti essiccati e le loro super-verdure!

Cena con Renato e Raffaella, o meglio, con i nostri pasti essiccati e le loro super-verdure!

I ragazzi della scuola di Sijllani

I ragazzi della scuola di Sijllani

Doña Casta

Doña Casta

Don Fidel

Don Fidel

Lunedì 13/10/2014 Tappa 3: Sijllani – Potosì (62 km)

Partiamo da Sijllani, dove siamo stati davvero tranquilli, dopo foto di rito con i custodi della scuola, Don Fidel e Doña Casta, un po’ schivi ma qualche sorriso lo abbiamo strappato. Ci attendono 62 km e l’unica speranza è che il peggio sia passato con l’arrivo di ieri sull’altipiano; ogni volta che riusciamo chiediamo com’è la strada per Potosì e il nostro metro di confronto è la salita di ieri! Tutti dicono che è abbastanza piano…certo che lo è, in auto! Per noi è ovviamente molto diverso, anche le minime pendenze ci stroncano un po’, si spinge sempre sui pedali, i piedi fanno male e i muscoli ogni tanto chiedono pietà, ma resistiamo e arriviamo a destinazione, contenti per la meta raggiunta: ci rendiamo conto di quanto siamo stati fortunati ieri a percorrere il tratto più massacrante in completa assenza di traffico, visto che oggi il mondo boliviano ha ripreso a muoversi e si è vista l’enorme differenza, tant’è che gli ultimi 15 km li abbiamo percorsi su una specie di corsia laterale semi asfaltata che ci ha dato un po’ di sollievo dai veicoli sfreccianti.

L’arrivo a Potosì è in discesa, incredibili i colori delle montagne circostanti, ricche di minerali; lo sguardo dall’alto si perde, ci sono tantissime costruzioni in mattoni non rifinite e anche un po’ di inquinamento, visto l’enorme numero di auto che si affolla per le strade, sostando in salita, perché naturalmente il centro città è la zona più alta e noi ci dirigiamo lì… Nel traffico Silvano si destreggia ancora con la bici mentre io, per avere salva la vita, comincio a spingerla in salita a oltre 4000 m di quota, consapevole che non sarà né la prima né l’ultima volta.

Verso Potosì

Verso Potosì

Martedì 13/10/2014 Potosì

Visitare Potosì vale un Potosì…

Potosì è stata fondata nel 1555 alle pendici del Cerro Rico, un monte pieno d’argento. L’argento è stato la fortuna e la sfortuna della città… per quattro secoli ne è stato estratto così tanto che si diceva che sarebbe stato possibile costruire un ponte d’argento tra Bolivia e Spagna per poter trasportare il prezioso metallo. Ed ecco il detto “vale un Potosì” ancora oggi utilizzato per indicare cose di valore. Quando l’argento ha cominciato ad esaurirsi, Potosì ha subito un rapido declino; le miniere sono state sfruttate per l’estrazione di svariati alti metalli meno pregiati e sono ancora oggi attive e danno lavoro a 15000 persone.

E’ una grande contraddizione… I minatori iniziano a lavorare all’interno delle miniere a partire dai 15 anni, senza alcun tipo di sistema di protezione personale, lavorano in media 15 anni per poi ammalarsi intorno ai 40 di silicosi e malattie varie. Sono consapevoli di questo ma le miniere, purtroppo, sono le uniche fonti di lavoro di Potosì, il terreno è così ricco di minerali che non è possibile neppure coltivare. Non è neppure possibile introdurre sistemi moderni di lavorazione dei metalli, perché l’automatizzazione comporterebbe la perdita di lavoro per molte persone, che generalmente hanno famiglie numerose. I minatori lavorano senza sosta e senza mangiare per 8 ore consecutive, sostenendosi con le foglie di coca, che alleviano la stanchezza e il senso di fame. E’ una realtà molto particolare e molto dura che però è giusto conoscere.

Altra particolarità è l’adorazione del “ Tio “, il diavolo, che vive all’interno della montagna, mito creato dagli spagnoli per spaventare e incatenare gli indigeni al lavoro pesante nelle miniere. Al Tio si rivolgono con vari tipi di offerte,per propiziare l’attività mineraria. Si dice che dalla relazione tra el Tio e la montagna, Pachamama, la madre terra, nascano i minerali tanto essenziali per la vita della città.

Per il resto la Potosì è molto piacevole, ricca di chiese e di edifici coloniali, le sue strade sono vivaci e la nostra giornata qui è stata molto intensa e ci ha permesso di conoscere molte cose.

Complimenti a Dulfredo Soroco, guida che ci ha fatto divertire raccontandoci la storia della cattedrale il cui tetto offre una splendida vista della città. E grazie anche a Beimar Solis che ci ha introdotto alla dura vita dei minatori.

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Hojas de coca

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Potosì

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Cerro Rico

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La miniera

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La minera!

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L’ingresso della miniera

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“El Tio”

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Il duro lavoro dei minatori

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Abbiamo portato un piccolo omaggio: bibite e foglie di coca

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Tutto lavoro manuale

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Il nano Gimli nelle miniere di Moria

Mercoledì 15/10/2014 Tappa 4: Potosì – Chullpa Qasa (51 km)

Partiamo da Potosì alle 8.30, uscire dalle città è sempre un po’ complicato e infatti troviamo i lavori in corso proprio nella strada che dovevamo attraversare,che si congiunge con la Panamericana che percorreremo per circa 200 km fino a Challapata.

La giornata scorre lenta, accompagnata da splendidi paesaggi e meno splendide salite che ci tengono sempre sotto sforzo. Incrociamo solo piccolissimi villaggi che non sono neppure indicati sulla carta, cerchiamo di procedere un po’ oltre Yocalla, dove si potrebbe trovare da dormire, ma vogliamo avanzare per diminuire un po’ il dislivello che ci attende domani; nel pueblo successivo “gentilmente” ci dicono che non c’è da dormire e che la soluzione migliore è ritornare in città…a Potosì…50 km prima…il discorso non fa una grinza!

Procediamo testardamente fino al villaggio vicino, Chullpa Qasa, dove, dopo varie peripezie per trovare un’anima pia che ci dia retta, riusciamo di nuovo a trovare ospitalità in una scuola (e non nel campo da basket lì accanto, nel vento…). Grazie Timoteo e Martin di Chullpa Qasa.

Giovedì 16/10/2014 Tappa 5: Chulppa Qasa – Ventilla (58 km)

Anche oggi il paesaggio è incantevole, sempre un saliscendi che quando sali ti spezza le gambe e quando scendi pensi che poi dovrai salire di nuovo! Sempre villaggi sperduti, senza alcuna possibilità di trovare rifornimenti.

Fortunatamente incontriamo Efrein e Bella, che viaggiano in moto con un sidecar e che ci regalano un po’ di acqua. E’ un incontro piacevole che rallegra la giornata in queste zone dove i boliviani sono un po’ schivi e a volte quasi infastiditi dalla nostra presenza. Pazzesco! Passano continuamente auto che buttano nei campi bottiglie di plastica e sacchetti e i boliviani di qui si infastidiscono per due creature in bici che sono esposte a ogni cosa esattamente quanto loro…

Arriviamo a Ventilla, l’hostal è spartano ma almeno esiste e trascorriamo la cena e la colazione del giorno dopo con Simon, ciclo viaggiatore svizzero, che viaggia però in direzione opposta alla nostra.

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Festa del collegio di Totora D

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Bella e Efrein

 

Venerdì 16/10/2014 Tappa 6: Ventilla – Huari (105 km)

Oggi la tappa è lunga, il dislivello non è elevato, percorriamo estesi tratti di pampa desolata spazzata dal vento non sempre a nostro favore. Valli, colli, greti del fiume ci accompagnano tutto il giorno, fortunatamente gli ultimi 40 km scorrono rapidamente perché più pianeggianti e così arriviamo a Huari alle 19. Pur essendo buio, ci sentiamo quasi a casa, perché sappiamo dove andare: il nostro amico Braulio ci aspetta!!!

Con Braulio la Bolivia incomincia a regalarci l’emozione degli incontri con persone che abbiamo conosciuto nel nostro precedente viaggio del 2012.

Braulio Choque è la prima persona che incontriamo di nuovo e ci accoglie come in famiglia. Braulio gestisce l’Hostal Residencial di Huari, è ingegnere civile ma coltiva una passione innata per la musica e per la scrittura. Ci regala infatti un cd che ha registrato e un libro scritto da lui, che raccoglie i racconti della tradizione andina della zona di Huari e che sono stati trascritti in aymara, quechua e castellano da racconti tramandati oralmente. Nostro compito e grande onore sarà tradurre “LAYRA PARLA” in italiano, sperando che anche i nostri amici possano conoscere qualcosa della cultura boliviana che è estremamente ricca e complessa.

Trascorriamo con Braulio una piacevole serata di scambio di opinioni, davanti a un mate de coca, e ci salutiamo ovviamente con la promessa di restare in contatto e di aggiornarci sulla traduzione.

 

Il nostro amico Braulio

Il nostro amico Braulio

Il papà di Braulio, Justino

Il papà di Braulio, Justino

Sabato 17/10/2014 – Tappa 7: Huari – Bengal Vinto (52 km)

Anche oggi ci guida l’attesa di un nuovo incontro: quello con la famiglia Morales di Bengal Vinto, che due anni fa ha alloggiato noi due sconosciuti e le nostre Biciclette nel deposito di patate accanto alla propria abitazione. Tramite Braulio eravamo anche riusciti a far arrivare delle foto scattate insieme due anni fa prima di partire.

L’asfalto, che due anni fa ci aveva abbandonato una ventina di km dopo Huari, facilita il nostro arrivo; lo sterrato comincerà quando meno ce lo aspettiamo, però ora approfittiamo di questa fortuna per procedere spediti verso Bengal Vinto.

La cosa fantastica è che arriviamo al cartello con l’indicazione del paese, pronti ad addentrarci all’interno per cercare i nostri amici, ci fermiamo per una ripresa video in cui diciamo che andiamo a cercare Vilma e Ramiro e in quel preciso istante dalla casa vicina escono un ragazzino e una bimbetta e lui dice: “Ramiro è il mio papà!”…Allora riconosciamo la piccola Abigail e Omar, che a sua volta ci ha riconosciuti dalla finestra ed è uscito apposta!!! E via di baci e abbracci e poi arrivano Vilma, Ramiro e gli altri due figli Carla e Wilder e di nuovo siamo quasi a casa!

Guardiamo le nostre foto, parliamo dei loro ragazzi e degli alojamientos che stanno costruendo, dando alcuni suggerimenti sulla base di quello che un turista/viaggiatore spera di trovare quando si ferma, per aiutarli a organizzare nel modo migliore questo tipo di attività. La mentalità è differente dalla nostra, la gente boliviana ha meno esigenze rispetto agli stranieri, è raro trovare una stanza con il bagno all’interno e spesso anche una stanza con il bagno all’esterno e questo rende le cose un po’ difficili, perché spesso non riesci a lavarti se non a pezzi o con salviette e nel momento in cui riesci a fare una doccia sembra quasi un sogno!

Vilma ci vizia preparandoci dell’ottima quinoa, la semilla madre, che per la gente degli altipiani è vita, cresce praticamente nella sabbia e resiste al freddo, è molto nutriente e proteica e viene utilizzata per tante preparazioni, dalle zuppe, al pane, ai biscotti e alle bibite (pito de quinoa). La preparazione è lunga e laboriosa, la quinoa deve essere tostata, pestata, lavata accuratamente per togliere la terra e la saponina di cui è rivestita e poi viene cucinata per un ora. Il risultato di tanto lavoro è naturalmente una delizia!

La famiglia Morales è davvero amabile e ci aiuta anche a fare in modo che la sorella di Vilma aiuti la bella Emilie, che sta cercando di raggiungerci, a prendere l’autobus giusto una volta arrivata a Challapata, in modo da avvicinarsi sempre di più a noi. A breve ci rivedremo, dopo un anno trascorso lavorando nella lontanissima Australia!

Colazione a Huari

Colazione a Huari

Huari, famosa per la sua cerveza

Huari, famosa per la sua cerveza

La prima vera sopa de quinoa a casa di Vilma e Ramiro

La prima vera sopa de quinoa a casa di Vilma e Ramiro

Ospiti di Vilme e Ramiro

Ospiti di Vilme e Ramiro

La bella Abigail

La bella Abigail

Vilma tostala quinoa

Vilma tosta la quinoa

Silvano e Vilma cucinano insieme

Silvano e Vilma cucinano insieme

Tutta la famiglia Morales

Tutta la famiglia Morales

Domenica 18/10/2014 – Tappa 8: Bengal Vinto – Jayo Qota (45 km)

Tappa di puro trasferimento, con consegna foto ad una famiglia di Tambo Tambillo che due anni fa abbiamo ammirato mentre costruiva con le proprie mani una stanza aggiuntiva alla casa. Qui la posta non arriva e quindi abbiamo fatto la consegna a mano! Hanno sorriso e ci hanno chiesto quanto costavano le foto ed è stato bello dire che era semplicemente un piccolo regalo disinteressato.

Ovviamente l’asfalto è terminato, la strada è un po’ più faticosa, vediamo sfrecciare il bus con Emilie a bordo che però non si ferma, ma riusciamo a sentirci e domani sera finalmente saremo con lei. Arriviamo al tramonto a Jayo Qota e purtroppo l’edificio in cui avevamo dormito è occupato e una scaltra signora ci offre una stanza vuota, priva di letto e bagno a 100 bolivianos (15 $), quando ci è capitato di pagarne 40-50 per qualcosa in più di un pavimento spoglio e del bagno sotto le stelle. Per gli amici ciclo viaggiatori: Jayo Qota, dove si trova un fantastico cratere originatosi dopo la caduta di un meteorite, è decisamente troppo costoso per quello che offre, meglio montare la tenda!

Abraham, Enriquita e Liniz a Tambo Tambillo

Abraham, Enriquita e Liniz a Tambo Tambillo

Lunedì 19/10/2014 – Tappa 9: Jayo Qota – Salinas de Garci Mendoza (38 km)

Non vediamo l’ora che la giornata e i km di sterrato scorrano sotto le nostre ruote per arrivare al premio finale: l’incontro tanto atteso con Emilie…

Siamo in direzione di Salinas verso le 15, c’è ancora qualche salitella, resa più impegnativa dalle pietre, Silvano pedala senza particolari problemi, io ogni tanto mi trovo a spingere la bici…e mentre spingo vedo Silvano che si sbraccia dalla bici e un puntino sullo sfondo che ci viene incontro… Eccola!!! Emilie non stava più nella pelle come noi e quando ha saputo che mancava un’ora al nostro arrivo si è messa in cammino per raggiungerci. Ed è stato davvero bello ed emozionante, dopo il mancato incontro in aeroporto, la visione del bus che sfrecciava verso Salinas, eccola in carne ed ossa da abbracciare e baciare e ascoltare!

Camminiamo/pedaliamo verso il paese, ci compriamo la cena in piazza (la capitale della quinoa real, come sempre, non ci offre neppure una zuppa a pagare oro) e ci rintaniamo all’hostal a raccontarci di tutto fino a sera inoltrata, naturalmente dopo una doccia rigenerante!

Domani si riprende il cammino verso Jirira, villaggio adagiato sul bordo del magico Salar de Uyuni, dove staremo di nuovo insieme. La perfezione sarebbe se con noi ci fosse anche Julie.

Il cratere di Jayo Qota

Il cratere di Jayo Qota

L'avvicinamento a Salinas de Garci Mendoza

L’avvicinamento a Salinas de Garci Mendoza

Finalmente EMILIE!!!

Finalmente EMILIE!!!

L'abbracciamo forte forte dopo una lunga attesa!

L’abbracciamo forte forte dopo una lunga attesa!

Martedì 20/10/2014 – Tappa 10: Salinas de Garci Mendoza – Jirira (43 km)

Partiamo di buon ora, noi in bici, Emilie in auto per un tratto e poi camminerà fino a Jirira e ci aspetterà all’Hostal Doña Lupe, dove ci fermeremo anche domani.

Un po’ di sabbia dopo Salinas per poi pedalare rapidamente in quello che Sil ha definito “pre-Salar”, duro e compatto che sembra più asfalto dell’asfalto; di nuovo sabbia per arrivare a Churacari e svolta netta in direzione Salar.

La cosa pazzesca è che c’è linea telefonica e riusciamo a telefonare ai Gigetti (mamma e papà di Paola) dall’entrata nel Salar!

Con il Salar non si scherza… La giornata di sole si è riempita di nuvole e in lontananza si sentono i tuoni e ci danno un brutto presagio. Ci tuffiamo ancora una volta nel Salar, all’ingresso troviamo come sempre un po’ d’acqua, ma il problema è che l’acqua comincia ad arrivare anche dal cielo…

Certo, vediamo il Salar decisamente sotto un’altra prospettiva questa volta: sotto una coltre di nubi, una pioggia fitta e, unica fortuna, il vento a favore che ci spinge verso Jirira… Così è abbastanza faticoso e anche un po’ inquietante, col vento contro sarebbe stato un vero incubo. In mezzo al Salar non hai alcun tipo di riparo, ci sei tu e c’è lui, imponente, che detta le regole del gioco e tu non puoi opporti, solo assecondarlo.

Arriviamo a Jirira alle 16, anche qui Emilie ci corre incontro, era un po’ preoccupata ma finalmente siamo al sicuro, da Doña Lupe, donna straordinaria che ci accoglie con un sorriso e un caffè caldo.

Laviamo le bici sotto la pioggia per eliminare un po’ di sale che abbiamo accumulato e poi ce ne stiamo al caldo nella sala da pranzo di Lupe, che ci racconta la sua storia di donna con un grande carattere, orfana di madre e padre, sposata e quasi serva della famiglia del marito, finchè uno zio non le regala un pezzo di terra a Jirira per costruire qualcosa per sé e per il suo futuro; convince il marito un po’ restio a trasferirsi con lei, decisa a cambiare vita ed ora, dopo 44 anni, ecco che l’hostal porta il suo nome e la sua traccia. Le sue figlie gestiscono una parte, ma da lei ci si sente più a casa e più protetti.

 

Colazione a Salinas con Emilie

Colazione a Salinas con Emilie

Partiamo da Salinas

Partiamo da Salinas

Emilie verso Jirira

Emilie verso Jirira

Anche noi ci dirigiamo a Jirira via Salar de Uyuni

Anche noi ci dirigiamo a Jirira via Salar de Uyuni

Chiesa di Churacari

Chiesa di Churacari

Ingresso nel Salar con la pioggia!!!

Ingresso nel Salar con la pioggia!!!

Finalmente riuniti a casa di Dona Lupe

Finalmente riuniti a casa di Dona Lupe

Mercoledì 21/10/2014 – Jirira

Una bella dormita in una stanza da tre, colazione offerta da Lupe a base di quinoa con latte, infiniti panni stesi sfidando il temporale e ritirati appena in tempo, passeggiata per Jirira, esplorazione bordo del Salar per capire come ne usciamo domani in bici, visto che il tempo è stato brutto tutto il giorno, solo qualche raggio di sole tra nuvole e pioggia e all’uscita c’è acqua in cui si riflettono le montagne e alla fine della giornata il maestoso Volcan Tunupa, che domina il Salar, ci degna di uno sguardo…

Stiamo bene con Emilie, chiacchieriamo, ci prepariamo per domani; noi ripartiamo in bici per l’Isla de Pescado, l’isola del nostro tesoro e del nostro matrimonio, mentre Emilie si sposta in un paese vicino dove dovrebbe riuscire a trovare un passaggio per Inca Huasi e tra due giorni ci dovremmo ritrovare.

Il bucato steso ad asciugare

Il bucato steso ad asciugare

Emilie e il suo aquilone

Emilie e il suo aquilone

Silvano e la sua aquilotta

Silvano e la sua aquilotta

Che cuore di ragazza!

Che cuore di ragazza!

Riflessi sul Salar

Riflessi sul Salar

Giovedì 22/10/2014 – Tappa 11: Jirira – Pescado – Inca Huasi (72 km)

Usciamo cauti da Jirira, di nuovo sul Salar, che ci accoglie con acqua sulla riva ma con una splendida giornata di sole; procediamo via sale in direzione di Coquesa, dove si sta recando Emilie, per capire se riuscirà da lì a trasferirsi a Inca Huasi. In realtà non ci sono trasporti di alcun tipo, solo tour organizzati e quindi ci troviamo a salutarla, di nuovo a bordo Salar con parecchia acqua, sperando di rivederci tra un giorno o chissà dove in Argentina; naturalmente lo scopriremo solo nei prossimi giorni, perché in mezzo al Salar non c’è linea telefonica, anche se la copertura è stata finora sorprendentemente ampia.

Proseguiamo soli soletti verso l’isola del tesoro, il Pescado, attraversando un Salar che non presenta il bianco abbagliante a cui siamo abituati, il vento ha trasportato molta sabbia e, quando le piogge si sono asciugate, è rimasto grigio beige. In più continua ad esserci qualche centimetro di acqua e così lo viviamo come spesso lo abbiamo visto in fotografia, con il riflesso del cielo nell’acqua e una sensazione di essere persi in qualcosa di più grande di noi.

Verso l’isola de Pescado procediamo all’asciutto, è sempre lungo arrivarci, la vedi “là”, ma è molto più lontana… Ad un certo punto sembrava vicinissima ma eravamo ancora a 15 km, come da casa all’ARPA, peccato che da casa la sede dell’ARPA non la vedo!!!

Arriviamo presto al Pescado e decidiamo di compiere i vari rituali e poi di continuare verso Inca Huasi; quindi ci fermiamo alla ricerca del nostro tesoro, il biglietto nascosto nel 2012. Cactus guardiano e pietra protettrice hanno eseguito egregiamente il loro compito… la scatoletta con il biglietto è sempre lì ed è sempre un emozione percepire che in alcuni luoghi tutto resta immutabile e fermo, come il nostro biglietto tra le rocce. Alcune cose, invece, non si possono ripetere uguali, infatti mentre siamo pronti a nascondere il prossimo tesoro, arrivano due allegre e giovani famigliole con dei mini-camper, decise a campeggiare proprio in zona cactus guardiano… Era destino non fermarsi al Pescado… Ad ogni modo, fingendoci turisti normali a caccia di foto, riusciamo a tornare al luogo del tesoro e posizionare nuovamente tutto al proprio posto, senza dare troppo nell’occhio! Lasciamo ancora una volta tutto in custodia al nostro magico Salar.

Concludiamo la visita con una foto nel punto preciso del nostro matrimonio, poco più di due anni dopo la cerimonia simbolica e via… Eolo ci spinge verso Inca Huasi, dove speriamo di trovare altri due guardiani in carne ed ossa, Don Alfredo e Dona Aurelia, che sono state le prime e uniche due persone a vivere stabilmente sull’isola, che di giorno è assediata dai turisti e di sera è a sola disposizione di chi arriva in bici o a piedi, nessun altro può soggiornare lì.

Incontriamo solo Aurelia, che non ci riconosce subiti, non immagina neppure quante volte abbiamo nominato lei e Alfredo, sperando che stessero bene e non sa che siamo anche in contatto via facebook con loro figlio Euler. Ad ogni modo è contenta di avere compagnia perché Alfredo arriverà domani; chiacchieriamo del più e del meno e concludiamo così un’altra giornata in un luogo a noi tanto caro.

Il Volcan Tunupa si specchia nel Salar

Il Volcan Tunupa si specchia nel Salar

...e noi cerchiamo di imitarlo!

…e noi cerchiamo di imitarlo!

Scarpette salate...

Scarpette salate…

La ricerca del nostro tesoro

La ricerca del nostro tesoro

Trovato!!! Ancora lì ad aspettarci!

Trovato!!! Ancora lì ad aspettarci!

Venerdì 23/10/2014: Inca Huasi

Un giorno di sosta nella bella Inca Huasi lo desideravamo da tempo ed eccolo arrivato. Dona Aurelia ci prepara la colazione, ci dedichiamo a “dissalare” le povere Biciclette, a passeggiare, a riposare e ad aspettare Alfredo per poter finalmente consegnare il piccolo album fotografico che abbiamo realizzato per loro con le nostre foto del 2012. Sappiamo che lo apprezzeranno molto, perché amano le foto e il ricordo di chi arriva in bici all’isola, hanno cinque grossi quaderni con foto, dediche e disegni di chi si è fermato presso di loro e sicuramente per loro il nostro album sarà prezioso. In effetti gli occhi di Aurelia si illuminano quando glielo consegnamo, lo scorre pagina per pagina, leggendo ogni didascalia, soffermandosi sulla foto sua e di Alfredo con noi due; che bella soddisfazione! L’unico rammarico è non aver potuto vedere anche il sorriso di Alfredo, perché le ore passano e lui non arriva, probabilmente si ferma fino a domenica nel paese dove sta lavorando. Siamo comunque felici e rilassati e pronti a ripartire.

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Aurelia sfoglia l’album fotografico che le abbiamo regalato

Vista del Salar da Inca Huasi

Vista del Salar da Inca Huasi

Cactus in fiore

Cactus in fiore

2heartsonIncaHuasi

2heartsonIncaHuasi

Sabato 25/10/2014 – Tappa 12: Inca Huasi – Colcha K (67 km)

Partiamo di buon ora da Inca Huasi, l’isola che amiamo particolarmente, con una buona colazione a base di zuppa di quinoa preparata da Aurelia, che salutiamo con affetto.

44 ipnotici km ci conducono all’uscita del Salar, che ci fa soffrire ma allo stesso tempo ci incanta e già abbiamo nostalgia di lui e della sua maestosità…

La direzione è il villaggio di Colcha K che già due anni fa ci aveva messo a dura prova per via della strada di sabbia e pietre e della salita finale, anche lei di sabbia e pietre, che arriva agli ultimi km quando hai sulle spalle tutta la giornata e vorresti arrivare senza spingere la bici…

Ad ogni modo arriviamo ad un’ora decente che ci consente di trovare un’economica ma buona sistemazione per la notte.

Per i cicloviaggiatori: valutare l’ipotesi di dormire dopo 40 km, all’uscita del Salar, per andare il giorno dopo direttamente a San Juan del Rosario, evitando di salire a Colcha K, anche se naturalmente è impossibile evitare di insabbiarsi e comunque dall’uscita del Salar a San Juan ci sono almeno 55 km di percorso accidentato.

Colazione con sopa de quinoa

Colazione con sopa de quinoa

Salutiamo il nostro Salar

Salutiamo il nostro Salar

Verso Colcha K

Verso Colcha K

Domenica 26/10/2014 – Tappa 13: Colcha K –  San Juan (29 km)

La strada che porta a San Juan è decisamente migliore di quella per Colcha K; riusciamo anche a tagliare una parte di strada prendendo un “desvio” sulla pampa, dove le nostre ruote girano più allegramente.

Arriviamo presto a San Juan, che ci riserva un altro incontro, quello con Sandra, la persona che per due anni ha custodito il nostro carrellino Bob. Siamo davvero contenti di incontrarla e, come promesso, le consegnamo il denaro ottenuto dalla vendita di Bob, in modo che lo usi come preferisce per le sue nipotine; in più abbiamo un piccolo regalo per lei, un semplice gesto di affetto e di gratitudine, che le fa molto piacere.
L’hostal La Magia de San Juan (www.lamagiadesanjuan.com) e veramente un’oasi nel deserto… Non è economico per chi viaggia, ma merita la pena tenere da parte una cinquantina di dollari per una notte nella migliore stanza e nel migliore e più comodo letto di tutta la Bolivia!

Inoltre Sandra cucina molto bene, sa quante energie spendiamo muovendoci in bici e quindi ci rifocilla a dovere e noi consumiamo tutti i pasti con gusto. Per non parlare della delizia della doccia calda e della croce dell’immancabile bucato fatto a mano…

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La Magia de San Juan

Lunedì 27/10/2014: San Juan

Rimaniamo un giorno a San Juan, che è l’ultimo paese in cui si può fare rifornimento di cracker, biscotti e cose varie prima di intraprendere il cammino delle lagune, dove si troveranno solo alcuni rifugi.
A parte le necessarie attività di programmazione delle tappe successive, ci concediamo una bella passeggiata per il villaggio, che è molto grazioso; ha una piccola chiesa in adobe (mattoni di fango e paglia) dipinta di bianco, il museo Kausay Wasy (casa della vita) che raccoglie oggetti risalenti alle civiltà che hanno abitato la zona nei secoli precedenti (prima l’etnia Tiwanaku, poi i signori de Los Lipez e infine gli Inca) e una necropoli con numerose tombe di forma ovale (chullpas) al cui interno si trovano le mummie dei signori de Los Lipez.

Incontri…
Verso le 18, mentre sistemiamo le borse della bici, vediamo sbucare ben 5 cicloviaggiatori e, con entusiasmo, scendiamo ad accoglierli. Sono un’intera famiglia di francesi che vivono in Nuova Caledonia e viaggiano in totale un anno. Sono Frederic e Clementine e i loro tre figli di 11, 14 e 17 anni che possono studiare strada facendo, inviare i compiti tramite internet e ricevere le correzioni dei professori per posta elettronica… Nuova Caledonia, davvero un altro mondo!!! Dovrebbero percorrere anche loro la strada delle lagune, quindi probabilmente ci incontreremo ancora. E’ sempre una bella emozione conoscere altri viaggiatori in bici, perche ci si sente vicini, ci accomuna la fatica, la strada, le difficoltà del viaggio, il peso dei bagagli e il meritato riposo in un hostal! La notizia fantastica è che ci dicono che a Inca Huasi hanno incontrato Don Alfredo che mostrava orgoglioso il nostro album! Questo ci compensa del fatto di non averlo potuto vedere e salutare.
Martedì 28/10/2014 – Tappa 14: San Juan – 16 km dopo Estacion Avaroa (82 km)

Partenza all’alba per evitare il più possibile il vento che a metà mattina inizia a spirare in direzione contraria… Attraversiamo il Salar de Chiguana, tenendoci accuratamente lontani dal punto in cui due anni fa avevamo sbagliato strada, nel pomeriggio ci tocca affrontare il vento contro che ci accompagna fino ad Estacion Avaroa e oltre… Estacion Avaroa è un posto di frontiera, non c’è altro se non una piccola tienda dove ci riforniamo di acqua e proseguiamo. Ci accampiamo 16 km dopo, nel nulla a bordo strada, perchè vento, salita e sole al tramonto non ci aiutano ad arrivare all’inizio della ruta delle lagune. Ad ogni modo abbiamo fatto in un giorno una lunga tappa, che sostituisce i 5 giorni impiegati due anni fa per arrivare all’incirca allo stesso punto, quindi siamo stanchi ma soddisfatti!!!

Salar de Chiguana

Salar de Chiguana

Sal_binario

Sal_binario

Equilibristi

Equilibristi

Verso Estacion Avaroa

Verso Estacion Avaroa

Cronache dal nulla infinito: le lagune boliviane, l’inferno vestito da paradiso…

Nove giorni di viaggio per entrare e uscire dalla Ruta de las Joyas, la strada dei gioielli, che sono le lagune boliviane, incastonate in un paesaggio spettacolare fuori dal mondo, fatto di montagne colorate,  deserti, gole (quebrade) e specchi d’acqua salmastra in cui si riflettono le cime dei monti e mille fenicotteri rosa…

Uno splendore che merita di essere visto, un paesaggio che scorre troppo lento perche sono le ruote delle nostre Biciclette a non scorrere… Questa zona della Bolivia non è assolutamente ciclabile, per nove giorni pedaliamo poco e spingiamo tanto, è difficile stare in sella e altrettanto difficile camminare accanto alla bici; la strada è sabbia e pietre e tracce delle jeep che continuamente portano in giro i turisti, formando calaminas (piccoli e continui dossi) e scavando binari nella sabbia con le ruote.

Forse abbiamo rimosso di aver già spinto le bici due anni fa, ma il peggio è spingere anche là dove avevamo pedalato un po’…

Laguna Cañapa si raggiunge a fatica, ma ci ricorda perche siamo di nuovo qui pur sapendo che sarà un percorso faticoso attraversare le lagune: è sicuramente la più bella delle lagune, anche perchè qui abbiamo festeggiato i 50 anni di Sil due anni fa, si possono ammirare i fenicotteri e ci si può accampare con una splendida vista tutta per noi. Il vento ci fa compagnia e le stelle si assembrano nel cielo come i fenicotteri nella laguna.

La tappa successiva è breve, ci porta a laguna Hedionda con una decisione già presa, quella di ridurre il carico che ci portiamo appresso e che ci rallenta. Stando via tanto tempo non puoi non avere dei ricambi di abbigliamento e di materiale, ma questa zona è da percorrere con il minimo indispensabile per sopravvivere e uscirne; siamo appena entrati ma questo fatto è limpido e chiaro.

Arriviamo a laguna Hedionda, al rifugio Los Flamencos, pronti a dare il via all’operazione di diminuzione del peso dei bagagli in Bolivia. L’operazione Bo-livianos (liviano= leggero, in spagnolo!) ci toglie almeno 15 kg

che carichiamo su una jeep che porterà il tutto all’ultimo rifugio di laguna Blanca, situato a 7 km dalla frontiera Bolivia-Cile e a 12 dalla fine dello sterrato.

Tutto ciò comporta la partenza in tarda mattinata e l’arrivo a nulla per due giorni di seguito. I km sono pochi, le medie basse (…tra i 5 e gli 8 km/h…) perchè si continua a spingere disperatamente e, cosa non trascurabile, ci troviamo tra i 4250 m e i 4900 m!!! In più il vento nel pomeriggio non da tregua…

E’ vero, ti senti libero di viaggiare ma anche prigioniero di questo dipinto dalle mille sfumature della terra che ti impedisce di vedere una via d’uscita se non quella di stringere i denti e andare avanti, faticando e odiando un po’ questi luoghi, promettendo di non tornare mai più, di ammirare tutto, conservare tutto negli occhi e nel cuore, incluso il patimento di questi giorni e non solo il ricordo che si ha nelle foto, completamente spogliato dai momenti di difficoltà…

Dopo Laguna Colorada di nuovo si sale spingendo, poi le cose iniziano ad andare leggermente meglio, si pedala un po’ di più, pur arrivando alle quote decisamente elevate di due passi a 4926 e 4730 m. Anche il morale va meglio, perche riusciamo a completare delle tappe arrivando a punti panoramici come l’Arbol de Piedra nel deserto di Siloli o ai vari rifugi che ci permettono di dormire al chiuso e riposare un po’.

Arriviamo a Laguna Blanca affaticati e completamente ricoperti di polvere, increduli ma consapevoli che ce l’abbiamo fatta con le nostre ruote, le nostre gambe e la nostra testa e finalmente ci sarà il premio dell’arrivo in Cile, a San Pedro de Atacama, meravigliosa oasi calda e accogliente.

Di seguito le tappe di questi giorni infiniti…

Mercoledì 29/10/2014 – Tappa 15: Estacion Avaroa + 16 km – Laguna Cañapa (32 km)

Giovedì 30/10/2014 – Tappa 16: Laguna Cañapa – Laguna Hedionda (11 km)

Venerdì 31/10/2014 – Tappa 17: Laguna Hedionda –  Laguna Hedionda + 16 km (16 km)

Sabato 01/11/2014 – Tappa 18: Laguna Hedionda + 16 km – altri 20 km (20 km)

Domenica 02/11/2014 – Tappa 19: 20 km – Arbol de Piedra (29 km)

Lunedì 03/11/2014 – Tappa 20: Arbol de Piedra  – Laguna Colorada (18 km)

Martedì 04/11/2014 – Tappa 21: Laguna Colorada – Laguna Colorada + 21 km (21 km)

Mercoledì 05/11/2014 – Tappa 22: Laguna Colorada + 21 km – Polques (37 km)

Giovedì 06/11/2014 – Tappa 23: Polques – Laguna Blanca (43 km)

Brindisi sulla strada delle lagune

Brindisi sulla strada delle lagune

Il cammino peggiora

Il cammino peggiora

- 6°C al mattino presto a Laguna Canapa

– 6°C al mattino presto a Laguna Canapa

Tenda vista fenicotteri, Laguna Canapa

Tenda vista fenicotteri, Laguna Canapa

Fenicotteri al bagno

Fenicotteri al bagno

Salutiamo Laguna Canapa

Salutiamo Laguna Canapa

Arrivo a laguna Hedionda

Arrivo a laguna Hedionda

Il "fruffo"di sabbia e vento

Il “fruffo”di sabbia e vento

Laguna Honda

Laguna Honda

Salto dell'Honda

Salto dell’Honda

Due cuori e due Biciclette

Due cuori e due Biciclette

Pedala!!!

Pedala!!!

Un mare di sabbia, peccato che siamo a 4600 metri...

Un mare di sabbia, peccato che siamo a 4600 metri…

Deserto di Siloli

Deserto di Siloli

La nostra suite sotto le stelle

La nostra suite sotto le stelle

La suite e le rocce dell'Albor de piedra

La suite e le rocce dell’Albor de piedra

A riparo dal vento

A riparo dal vento

La faretra di Sil

La faretra di Sil

Arbol de piedra

Arbol de piedra

Arrivo a laguna Colorada

Arrivo a laguna Colorada

Al termine della salita di 5 km con 500 m di dislivello

Al termine della salita di 5 km con 500 m di dislivello

4831 m... pedaliamo appena sopra la vetta del Monte Bianco...

4831 m… pedaliamo appena sopra la vetta del Monte Bianco…

Salar de Chalviri

Salar de Chalviri

Laguna Salada

Laguna Salada

Sil alle terme di Polques

Sil alle terme di Polques

La luna ci osserva

La luna ci osserva

Polques by night

Polques by night

Vapori all'alba

Vapori all’alba

Rocas de Salvador Dalì

Rocas de Salvador Dalì

I primi 1000 km!!!

I primi 1000 km!!!

Passo del Condor (4726 m)

Passo del Condor (4726 m)

Incontri…
Thomas e Laura, tedeschi in viaggio da mesi, incontrati a laguna Hedionda; hanno attraversato l’Indocina e ora il Sud America; laureati da poco, sono partiti prima di incominciare a lavorare e sono certi che al rientro non avranno difficoltà a trovare un impiego (bella tranquillità, altro che Italia!).

Thomas e Laura

Thomas e Laura

Sebastian, equadoreño, incontrato dopo l’Hotel del Desierto, in viaggio senza limiti di tempo, prima di ultimare la tesi di laurea.

Kyu, sud coreano, incontrato dopo Laguna Colorada, in viaggio in direzione opposta alla nostra, anche lui senza limiti di tempo, con l’idea di attraversare Sud, Centro e Nord America, come aperitivo prima di Asia, Africa e Europa…

Kyu

Kyu

Stefano, italiano, incontrato prima di Chalviri, anche lui in direzione opposta, in viaggio per un mesetto.

Stefano

Stefano

Olivier, Christine, Daniel e Nicole: due adorabili coppie francesi in viaggio per il Sud America con i loro mini-camper 4×4; abbiamo trascorso qualche bel momento insieme a chiacchierare del più e del meno; anche loro decisamente alternativi!!

Particolari francesi

Particolari francesi

Viaggiatori 4×4: un modo completamente differente di vivere le lagune, quasi senza fermarsi, in pochi giorni, con stop fotografici rapidi prima di ripartire… Ad alcuni sta stretto questo modo di viaggiare, altri sembrano indifferenti… Per noi le jeep sono un dolore e una gioia: ci riempiono di polvere sfrecciandoci accanto ma spesso ci regalano, autisti e passeggeri, un sorriso, una parola o un gesto di incoraggiamento, per non parlare di biscotti e soprattutto acqua, che ci viene donata ogni volta che chiediamo di acquistarla. Grazie a tutti coloro che si sono fermati per noi, in particolare Edgar, autista attento e simpatico!

Ciclo viaggiatori: ci consola sapere che anche i cicloamici incontrati hanno spinto molto e hanno spedito del materiale per non avere tanto peso… Perciò, cari cicloviaggiatori, se vi addentrate nella strada delle lagune, viaggiate leggeri, chiedete acqua alle jeep, cercate di studiare le tappe in modo da raggiungere i rifugi e armatevi di tanta tanta pazienza, pronti alla fatica fisica e mentale, sicuramente ripagata da paesaggi di indescrivibile bellezza.

Venerdì 07/11/2014 – Tappa 24: Laguna Blanca – San Pedro de Atacama – Cile (54 km)

Oggi si conclude una parte del viaggio, perché usciamo dalla ruta delle lagune e lasciamo la Bolivia per il Cile; il confine è a 7 km e dopo altri 5 km di saliscendi eccoci tornati all’asfalto che prontamente baciamo e che, con 42 km di discesa da 4760 m a 2500 m, ci condurrà a San Pedro, meta attesa dopo tanti giorni di nulla, dove potremo riposare, lavarci, lavare i vestiti e soprattutto mangiare e aggiornare il blog!!!

Verso il confine tra Cile e Bolivia

Verso il confine tra Cile e Bolivia

Adios Bolivia, bienvenido Chile!

Adios Bolivia, bienvenido Chile!

Omaggio a Pachamama con le ultime hojas de coca, osservati dal Volcan Licancabur

Omaggio a Pachamama con le ultime hojas de coca, osservati dal Volcan Licancabur

Da 4760 m a 2500 m del deserto de Atacama

Da 4760 m a 2500 m del deserto de Atacama

Tramonto a San Pedro de Atacama

Tramonto a San Pedro de Atacama

Dopo qualche giorno di puro relax in questo paesino splendido, ripartiremo per andare in Argentina attraverso il passo Sico (4078 m).

ANDES 2014-2015: il Viaggio inizia!

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La partenza

Il momento tanto atteso è arrivato… I preparativi degli ultimi giorni sono stati frenetici ma siamo partiti.

Come sempre eravamo pronti alle battaglie al check in perché, malgrado sia da anni che imbarchiamo le bici, le compagnie aeree non hanno un meccanismo consolidato per far viaggiare le bici: a volte paghi, altre no, a volte ti dicono che devi sbarcare i bagagli a metà percorso e poi arrivano direttamente a destinazione.

Ad ogni modo, abbiamo fatto Torino-Madrid, Madrid-Lima, Lima-La Paz, La Paz-Sucre; quest’ultimo volo ci preoccupava un po’, in quanto volo interno con un aereo piccolo e fino alla fine il dubbio che non ci fosse spazio sufficiente per le nostre bici; avevamo preso contatto e-mail e telefonico con un addetto della compagnia aerea ma eravamo scettici, invece lo abbiamo trovato al check-in per Sucre, forse ci aspettava, ci ha riconosciuti e alla fine ha fatto imbarcare tutto, riuscendo a farci pagare un prezzo contenuto per l’eccesso di equipaggio. Ci ha augurato di fare una bella esperienza e di mandargli delle foto… Grazie Carlos!

Chicca: all’annuncio del volo per La Paz, la compagnia aerea continuava insistentemente un passeggero…alla fine era solo per fargli gli auguri di compleanno!

La bella sorpresa degli amici in aeroporto per la nostra partenza

La bella sorpresa degli amici in aeroporto per la nostra partenza

Tara, Maurizio e Fabio

Tara, Maurizio e Fabio

Il precario equilibrio delle nostre Biciclette...

Il precario equilibrio delle nostre Biciclette…

Il mancato incontro con Emilie

Tutti i voli erano perfettamente incastrati per fare in modo di poter incontrare Emilie all’aeroporto di Lima, grazie a Jessica che ha fatto di tutto per far combaciare i voli. Saremmo stati tutti e tre in transito a Lima, con almeno un paio d’ore da trascorrere insieme dopo un anno… Che grande emozione ci attendeva! E invece, noi eravamo in transito per un volo internazionale, lei per un volo nazionale…quindi in un’altra zona dell’aeroporto! Abbiamo tentato il tutto per tutto, quindi siamo usciti dalla zona di transito, effettuando il controllo dell’immigrazione e doganale, pensando di poterla vedere al ritiro bagagli, ma abbiamo realizzato che il suo volo era in ritardo di un’ora e non avremmo potuto fermarci ad aspettare perche poi avremmo dovuto imbarcarci nuovamente, di nuovo con tutti i controlli del caso nonché le code…

Conclusione… dopo quasi due ore di giri in aeroporto abbiamo guadagnato il visto di ingresso in Perù e il visto d’uscita quasi contemporanei e ci siamo persi la bella Australiana, che comunque ora è a Cuzco.

Qualche altro luogo della Bolivia si sta ora preparando per il nostro incontro!

Emilie

Emilie

Sucre – prima impressione

Il volo verso Sucre è stato surreale… L’aereo piccolo, partito dai 4100 metri di La Paz, sembrava viaggiare lentissimo, offrendoci l’occasione di ammirare dall’alto il paesaggio andino… Campi coltivati, abitazioni sparse, strade tortuose che si snodano attraverso montagne corrugate con i colori di un disegno…

E poi, finalmente, si atterra a Sucre, “la ciudad blanca” a 2900 m sul livello del mare, la capitale costituzionale della Bolivia, dove è stata firmata l’indipendenza del paese. Nei prossimi giorni la visiteremo ma già ci attira, sembra una cittadina molto viva, ha l’università ed è molto frequentata da giovani e le sue strade di sera brulicano di persone che passeggiano. E’ tutta un saliscendi ma sembra a scendere, per modo di dire, quando partiremo, tra alcuni giorni, in direzione di Potosì.

Chicca: ci fermiamo a comprare l’acqua (l’idratazione è fondamentale… ENC!) e caramelle in un negozietto fuori dal tempo, dove due anziane signore sorridenti ci fanno assaggiare la marmellata di guayaba fatta in casa che vendono sfusa direttamente da un pentolone!

Ultima cosa… questa volta la quota si sente eccome! Nelle due ora di sosta a La Paz il respiro e corto, il cuore batte forte e la vista a volte è tentennante… Meno male che Sucre è un po’ più bassa, anche se, secondo noi, l’altitudine si avverte anche qui con un filo di mal di testa e una stanchezza cronica che ci manda a dormire alle 22:20 ora locale.

Palazzo della prefettura

Palazzo della prefettura

Mirador de la Recoleta

Mirador de la Recoleta

Il chiostro del collegio di San Felipe de Neri

Il chiostro del collegio di San Felipe de Neri

Dal tetto di San Felipe de Neri si vede tutta Sucre

Dal tetto di San Felipe de Neri si vede tutta Sucre

Da Sucre ha inizio ANDES 2014

Da Sucre ha inizio ANDES 2014