ANDES 2014-2015 – Da San Pedro de Atacama, Cile (km 1086) a Pareditas, provincia di Mendoza, Argentina (km 3002)

8, 9,10,11/11/2014 San Pedro de Atacama

2500 km sul livello del mare, primavera inoltrata con caldo già estivo durante il giorno e aria frizzante nella notte, atmosfera festosa e rilassata, gente sorridente e accogliente, buon cibo vario e abbondante: questa è San Pedro de Atacama, un’altra oasi nel deserto.

Dopo numerosi giorni nel nulla più assoluto delle lagune boliviane avevamo davvero necessità di questo angolo di paradiso; tutti i nostri vestiti sono stati catapultati in lavanderia, noi sotto la doccia, abbiamo potuto rifocillarci a dovere e riprendere le forze messe a dura prova dai faticosi altipiani della Bolivia, visitare i dintorni, per una volta in bus, ripristinare bici e borse, programmare le tappe successive e riprendere i contatti con il mondo, la famiglia e i tanti amici che con i loro pensieri e le loro energie positive ci sostengono da lontano.

Questi quattro giorni a San Pedro sono stati un bel premio e sicuramente presto ci mancheranno!

Unico cruccio: chi è il vero atacameño? Noi abbiamo visto solo turisti!!!

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Per le vie di San Pedro

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Laguna Cejar… la sua elevata concentrazione salina ti tiene a galla senza sforzo

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Laguna Cejar e Volcan Licancabur sullo sfondo

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Puro relax

 

Mercoledì 12/11/2014 – Tappa 25: San Pedro de Atacama – Socaire (92 km)

Partiamo da San Pedro alle 8.30 passate perché gentilmente ieri il gendarme della dogana ci ha detto che non era un problema suo se volevamo partire presto, lui non ci timbrava il passaporto fino alle 8 del mattino successivo…

Quindi attenzione, amici, per prima cosa in Cile non si può portare cibo; nel caso in cui capiti, la cosa migliore è dichiararlo ed eventualmente vederselo portare via (noi, memori del passato, abbiamo lasciato tutto in Bolivia!). Seconda cosa: MAI DIMENTICARE IL VISTO DI USCITA DAL CILE A SAN PEDRO: se si procede in direzione Hito Cajon (Bolivia) e Paso Sico (Argentina) è necessario il visto perché su quei confini non c’è dogana cilena e, dove c’è un posto di controllo, ti chiedono se hai il visto di uscita altrimenti ti rispediscono senza tanti complimenti a San Pedro (e in bici non è esattamente raccomandabile!). Forse qualcosa è cambiato per il Paso de Jama ma è sempre meglio chiedere al tipo gentile di cui sopra!

Ad ogni modo siamo di nuovo in viaggio, la forma di Sil è ottima, la mia un po’ meno a causa di un mal di pancia notturno. L’asfalto è dalla nostra per i 92 km che ci separano da Socaire, ultimo paese cileno prima della frontiera che dista quasi 220 km da San Pedro; il sole è caldo, pedaliamo in piano macinando senza troppi intoppi i primi 75 km nel deserto de Atacama, a volte un po’ monotoni, poi la monotonia viene spazzata completamente via dai restanti km di salita che ci separano da Socaire, che si trova a 3253 m sul livello del mare e sembra non arrivare mai, ma dove infine troviamo una tienda per comprare qualche provvista e un dignitoso alojamiento con vista sul Salar de Atacama, che dall’alto è bianchissimo e molto esteso.

Incontri…

Una ventina di km dopo San Pedro incontriamo Daina e Robin, del Liechtenstein, partiti più di un anno fa dal Guatemala e la differenza tra noi e loro si vede! Loro sono decisamente più leggeri e più veloci, infatti ci raggiungono e, dopo i saluti di rito, ci superano e spariscono all’orizzonte. Ci ritroviamo due volte solo perché si sono fermati e di nuovo ci superano e svaniscono. Il mio morale ne risente, tutto il mondo va più veloce di noi, ma Sil dice che non si può e non si deve competere con chi ha 12000 km nelle gambe e non 1200 e che dobbiamo essere soddisfatti di aver comunque raggiunto la meta prevista per oggi.

 

Direzione Paso Sico

Direzione Paso Sico

Deserto de Atacama

Deserto de Atacama

Daina e Robin

Daina e Robin

Chiesa di Socaire

Chiesa di Socaire

Giovedì 13/11/2014 – Tappa 26: Socaire – Socaire + 34 km (34 km)

Risveglio dopo un ottimo riposo in un letto confortevole, scorta di acqua e… guarda chi arriva… di nuovo Daina e Robin!!! Io li pensavo già a 50 km davanti a noi e invece loro si sono accampati 10 km prima di Socaire. Facciamo un po’ di conoscenza e siamo più sereni nel sapere che anche loro sono partiti con molte più cose e, strada facendo, si sono liberati del superfluo. Ci hanno detto che ci è voluto un discreto tempo per alleggerire il loro bagaglio e per cambiare un po’ mentalità, non avere necessariamente una meta, decidere di accamparsi il più possibile, soprattutto dal Perù in poi, perché inizi a fare molta più attenzione al denaro che spendi… Insomma, si impara sempre qualcosa e il mio morale è migliorato, sapendo che il loro inizio è stato duro e che pochi mesi non bastano per diventare un vero viaggiatore!

Percorriamo ampi spazi, sempre salendo, e ci fermiamo nel nulla, con le vicuñas che ci osservano, dopo 44 km, a 3790 m, riservandoci la restante salita per il giorno successivo.

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Vulcani ovunque

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La quota aumenta

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Tenda nel nulla

 

Venerdì 14/11/2014 – Tappa 27: Socaire + 34 km – Laguna Tuyajto (41 km)

Partiamo dal nulla in direzione nulla. Iniziamo a pensare di aver un po’ sottovalutato la strada verso Passo Sico… Sulla carta sono “solo” 120 km da Socaire, 40 km dopo il paese comincia lo sterrato, quindi 6 km dopo la nostra partenza di questa mattina. Si pedala abbastanza ma con più fatica, il passo è a 4078 ma non è certo la quota massima!!! Le nostre scorte acquistate a Socaire cominciano a non sembrarci sufficienti e quindi tiriamo fuori la collaudata tecnica boliviana di fermare le auto per domandare acqua e cibo, sempre offrendoci di pagare e sempre ricevendo tutto in dono con grande bontà d’animo.

Quindi ringraziamo Brigitte e Horst che ci hanno dato acqua e caramelle all’andata e al ritorno del loro giro in queste zona di confine che riserva ancora parecchie meraviglie, tra cui le lagune Miñique e Miscanti, che però non sono sul nostro cammino ma attirano ancora i numerosi visitatori che sono la nostra forza. Ringraziamo il ragazzo che ci ha dato un bel contenitore di quinoa e lo spagnolo che, in compagnia di due cileni, ci ha dato frutta e biscotti e ci ha fatto morire dal ridere dicendoci che i cileni sono buona gente e di dubitare invece degli argentini, un po’ “hijos de…”, in quanto derivanti molto spesso da un miscuglio di… spagnoli e italiani… guarda un po’!!!

Altro luogo degno di nota è il Salar Aguas Calientes, su cui ci si affaccia dall’altro ed ha colori impressionanti, il bianco del sale, il verde dell’acqua, il blu del cielo e il marrone delle montagne che sembrano spruzzate di sale con l’aerografo…davvero affascinante!

Proseguiamo e raggiungiamo la laguna Tuyajto che ci vede accampare per la notte, con un forte vento fastidioso e freddo.

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Si sale

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Lo sterrato è tornato…

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Brigitte e Horst

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Salar Aguas Calientes

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Salar Aguas Calientes

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Laguna Tuyajto

 

Sabato 15/11/2014 – Tappa 28: Laguna Tuyajto – Campamento minero El Laco (21 km)

Ci svegliamo senza vento e, nel tempo che intercorre tra il risveglio e lo smontaggio tenda, il vento torna a spirare… Partiamo già infreddoliti e le gambe girano poco; la quota si fa sentire, abbiamo un po’ fame e poche scorte, non pensavamo di impiegare così tanto a raggiungere il passo… e la mia ignoranza in materia mi ha fatto pensare al passo come il punto più alto e invece non è affatto così: Passo Sico è a 4076 m e la nostra bella laguna è alla stessa quota e vediamo che man mano che arranchiamo, vento a sfavore, si sale ancora.

Arriviamo in prossimità del Campamento El Laco, ultimo luogo segnato sulla carta, alle 12.30 e a 4400 m, di fronte ci aspetta l’ennesima salita. Ci guardiamo e decidiamo di tentare la carta di andare a chiedere all’accampamento minerario se ci possono vendere una zuppa calda, in modo da continuare l’arduo percorso con la pancia piena; ci avviciniamo non troppo fiduciosi nell’esito della nostra richiesta, perché non si vede nessuno, non ci sono auto, sembra tutto abbandonato. Invece la fortuna ci assiste perché, mentre ci avviciniamo, esce una persona che, dopo aver ascoltato tutta la situazione, ci fa entrare e nella cucina dell’accampamento, dove si sente profumo di pappa e c’è anche un bel tepore. Si chiama Nicolas ed è più che disposto ad offrirci un pranzo e addirittura una stanza, se vogliamo fermarci a riposare e ripartire il giorno successivo. Riflettiamo sull’offerta, sul calduccio, sul vento e sulla prossima salita e decidiamo di cogliere al volo l’occasione che gentilmente ci viene offerta.

Nicolas si trova lì con il suo collega Javier, l’attività della miniera (estrazione del ferro) è ferma ma ci deve sempre essere qualcuno a tenere le cose sotto controllo, ogni 10 giorni c’è un cambio turno. Nei 10 giorni di permanenza lì, praticamente l’impegno è quello di far passare il tempo…i dintorni sono comunque degni di nota, anche se il clima è davvero inospitale, anche ora in primavera, mentre in inverno le temperature scendono sotto i – 40 e a volte i custodi restano bloccati dalla neve, senza tenere conto della variazione di quota a cui sono esposti ogni 10 giorni, visto che vivono ad Antofagasta al livello del mare!

Ognuno fa le sue cose, Javier è più solitario, televisione e play station mentre Nicolas è davvero ospitale, ci prepara la zuppa, poi il the e infine prepara anche buonissimi e profumati panini per la merenda. Trascorriamo tutto il pomeriggio nella cucina, al caldo, conversando piacevolmente con Nicolas per il quale siamo sicuramente un diversivo, che cambia un po’ la prospettiva di giornate sempre uguali. E’ un bello scambio, ospitalità in cambio di conversazione, gli argomenti sono tra i più variati, si ride anche un po’, parliamo delle nostre famiglie e delle nostre passioni, ad esempio Nicolas costruisce velieri in legno e ce ne mostra due esemplari ben riusciti.

Andiamo a nanna contenti per il bel tempo trascorso, più sereni e con il morale più alto per la strada che domani ci attende per portarci in Argentina.

Dimenticavo… mai fidarsi dei cartelli stradali cileni, o sud-americani in genere… El Laco era segnalato a 17 km da Aguas Calientes e invece lo abbiamo trovato a 37 km dopo…

 

El Zorro (la volpe)

El Zorro (la volpe)

Nicolas all'opera con l'impasto del pane

Nicolas all’opera con l’impasto del pane

Domenica 16/11/2014 – Tappa 29: Campamento minero El Laco – 14 km dopo dogana argentina (54 km)

Si parte dal campamento minero, grati per l’accoglienza e il cibo che ci è stato regalato, un po’ di zuppe pronte e il buon pane preparato ieri che durante la giornata ci sarà molto utile.

Si sale, poi si scende, poi si risale… Dopo 7 km a meta di una luuuuga discesa prima di una luuunga salita c’è il controllo doganale cileno, ci chiedono immediatamente se abbiamo il visto di San Pedro de Atacama, ma noi siamo a posto e continuiamo.

29 km dopo El Laco ecco il confine cileno, che lasciamo volentieri, insieme alla polvere e alla sabbia degli ultimi km di lavori in corso per il rifacimento della strada. Siamo finalmente arrivati a Passo Sico, che tanto ci ha fatto penare, pensavamo di raggiungerlo in tre giorni da San Pedro (210 km) e invece ne abbiamo impiegati cinque, con problemi di viveri.

11 km di sterrato e una strana quebrada ci portano alla dogana argentina, dove rimaniamo nuovamente sorpresi dalla gentilezza con cui ci accolgono: Santiago non ci mette solo un timbro sul passaporto ma ci regala anche pasta e salsa per una cena e la possibilità di usare il wi-fi per telefonare ai Gigetti che non vogliamo far stare in pensiero.

Dopo 10 km ci accampiamo nel nulla, sperando di montare la tenda con una inconsueta calma piatta che nel giro di niente si tramuta in vento impetuoso che non si placa per tutta la notte. Unica consolazione, una buona pasta col sugo e un po’ di latte finto con i magici panini di Nicolas (latte in polvere, caffè in polvere e…polvere in polvere!!!)

 

Partenza dal Campamento El Laco

Partenza dal Campamento El Laco

Controllo carabinieros cileni

Controllo carabinieros cileni

Paola nell'arena...nel senso di sabbia...

Paola nell’arena…nel senso di sabbia…

Bienvenidos a Argentina!

Bienvenidos a Argentina!

Paso Sico conquistato

Paso Sico conquistato

Dogana argentina

Dogana argentina

Prime pedalate argentine

Prime pedalate argentine

Lunedì 17/11/2014 – Tappa 30: 14 km dopo dogana argentina – Olacapato (49 km)

E anche oggi via di sterrato ad incontrare il primo paese utile dell’Argentina, Olacapato. Ci arriviamo sempre saliscendendo, con qualche nuvola temporalesca su un paesaggio un po’ monotono, prima estesi salares, poi pampa ventosa, con l’incontro con Luca di Chivasso, che bicicletta in direzione opposta alla nostra, con l’arrivo a Caucharì, segnato sulla carta ma abbandonato.

Olacapato, invece, è per noi il ritorno al mondo reale, riusciamo a comprare poco ma è già qualcosa, c’è da dormire ma è tutto occupato e quindi noi, più che soddisfatti, ci accontentiamo del pavimento che ci viene offerto dal signor Sergio nel posto di polizia del paese. Cosa vogliamo di più? Ad un certo punto, dopo un po’ di conversazione, ci abbandona per un’ora, possiamo usare la cucina e un wi-fi che è perfetto!!! La nostra cameretta consiste in telo sopravvivenza, materassino e sacco letto e via…più sicuri di così non si può!

 

Si dorme al sicuro al posto di polizia

Si dorme al sicuro al posto di polizia

Martedì 18/11/2014 – Tappa 31: Olacapato – San Antonio de Los Cobres (62 km)

La strada che ci porta a San Antonio de Los Cobres è in salita, attraversiamo anche una sorta di valle che sembra una valle alpina, con un rio e molto verde. Ad un certo punto la strada inizia a scendere, il panorama è splendido, una profonda valle si apre tra le montagne, ma la discesa è lenta perché siamo ancora su sterrato (e uno di noi due, indovinate chi, non ama particolarmente le discese e tantomeno quelle che a lato hanno il precipizio!).

Terminata questa zona, la discesa si fa più dolce e si osserva un notevole cambiamento del paesaggio, sembra di essere nel far west americano, è tutto molto arido e roccioso, ogni tanto compaiono ruscelli che seguiamo fino a San Antonio de Los Cobres, un tempo città mineraria, decisamente accogliente, dove abbiamo deciso di fermarci domani perché…finalmente…vediamo di nuovo Emilie!!

 

Salutiamo Sergio e Olacapato

Salutiamo Sergio e Olacapato

Costruzione degli adobe, i mattoni di fango e paglia

Costruzione degli adobe, i mattoni di fango e paglia

Questo sì che è stare a ruota!

Questo sì che è stare a ruota!

L'impolveratore

L’impolveratore

Quebrada

Quebrada

Solo Paola conosce la via attraverso gli acquitrini, gli altro fonno il giro per miglia e miglia...

Solo Paola conosce la via attraverso gli acquitrini, gli altri fanno il giro per miglia e miglia…

Paso Alto Chorrillo...poi si scende

Paso Alto Chorrillo…poi si scende

Mercoledì 19/11/2014 – San Antonio de Los Cobres (3 km!)

La giornata scorre tranquilla, passeggiando qua e là per il paese, visitando negozi e chiesa e centro informazioni, in attesa che Emilie, partita da Salta, ci raggiunga per pranzo; è la seconda volta che ci incontriamo, dopo la Bolivia e siamo impazienti di rivederla e di raccontarci le reciproche avventure. Ovviamente ci trova magri magri e la prima cosa che ci concediamo insieme è un bel pranzo! Riorganizziamo bici, borse e tappe e decidiamo che domani ci troveremo di nuovo a Santa Rosa de Tastil per un’altro pomeriggio e serata insieme.

 

Chiesa di San Antonio de Los Cobres

Chiesa di San Antonio de Los Cobres

Emilie ci raggunge di nuovo

Emilie ci raggunge di nuovo

Giovedì 20/11/2014 – Tappa 32: San Antonio de Los Cobres – Santa Rosa de Tastil (63 km)

La novità della giornata è che, dopo i primi km in cui le ormai più frequenti auto di passaggio ci impolverano completamente, si ritorna su asfalto, esattamente al km 1467 del nostro cammino. Abbiamo di nuovo un passo (Abra Blanca) a circa 4000 m, arriviamo in cima con un vento impetuoso, per fortuna a favore, che ci dà leggermente noia a scendere, poi si calma per gran parte del percorso, che segue una valle sinuosa e molto bella, tornano finalmente gli alberi perché scendiamo di quota, ci sono pascoli, cavalli e mucche.

L’arrivo a Santa Rosa è lento perché il vento ha di nuovo cambiato direzione; non vediamo l’ora di arrivare, Emilie ci sta aspettando ma, anche se mancano pochi km, io (Paola) ho le mani che non si muovono più, chiedo di fermarci un attimo per recuperare la circolazione sanguigna delle mie povere estremità e, mentre siamo fermi, sentiamo una vocina che dall’alto della montagna grida “Papaaà!!!” e un puntino scendere giù dalla stessa montagna… Che ridere! E’ proprio Emilie, che ha deciso di venirci incontro passando da sentieri e, se non fosse stato per le mie mani, non ci saremmo fermati e lei non ci avrebbe visto e quindi non ci saremmo incontrati con questa scena da film che ha dell’incredibile!

Arriviamo tutti e tre a Santa Rosa, 3200 m, prendiamo possesso della stanza di lusso che Emilie ci ha trovato, non c’era nulla di più economico in questo paesino e quindi dobbiamo per forza stare in questo hotel a tre letti, tetto di lamiera, pavimento di cemento, una sola, piccolissima finestra con vaso di fiori senza fiori e bagno esterno… Però siamo insieme e ci facciamo tante risate per il resto della serata, con una lauta cena al ristorante più esclusivo, riso e milanese, birra calda e niente luce se non quella portatile di Emilie!

Domani lei proseguirà in bus per Salta mentre noi devieremo più a sud e poi ci ritroveremo per l’ennesima volta chissà dove!

 

Si parte da San Antonio de Los Cobres

Si parte da San Antonio de Los Cobres

Si sale al Paso Abra Blanca

Si sale al Paso Abra Blanca

Discesa dolce verso Santa Rosa

Discesa dolce verso Santa Rosa

Uprising

Uprising

Emilie scende dalle montagne come Heidi

Emilie scende dalle montagne come Heidi

Paola, con un incrocio magico, cucina e scrive

Paola, con un incrocio magico, cucina e scrive

Emilie si riposa

Emilie si riposa

Venerdì 21/11/2014 – Tappa 33: Santa Rosa de Tastil – Campo Quijano (74 km)

Risveglio e colazione a Santa Rosa, in attesa che Emilie prenda il bus; nel frattempo i silenziosi abitanti di questo piccolo paese tirano fuori banchetti di artigianato locale in lana di alpaca e lama e noi comriamo due bei cappellini di quelli con le orecchie lunghe tanto caldi, magari in Patagonia ci saranno molto utili.

Mentre ammiro il mio cappello in un piccolo specchio che ho, faccio amicizia con una signora dal sorriso dolce che viaggia insieme a suo marito. Sono Graziella e Josè, lei di origini italiane, il suo soprannome è Cielo, e le dona tantissimo. Ci augura tutto il bene del mondo e che il “cielo” ci protegga; infine mi prende le mani e ci mette dentro un altro specchio che si può richiudere, con un cuore inciso nel metallo e all’interno l’immagine della Vergine dei nodi, che a lei ha portato tante buone cose che sono quelle che augura a noi. Che emozione! Ricevere in dono una cosa a cui lei tiene e a cui rinuncia per due persone con cui ha solo scambiato due parole e due sorrisi… Sono davvero gesti che non hanno prezzo!

Partiamo contenti e ci dirigiamo a Campo Quijano, di nuovo con una parte di sterrato, un paesaggio abbastanza piacevole, un arrivo con temporale in avvicinamento che fortunatamente non ci tocca.

 

Un po' di artesania a Santa Rosa

Un po’ di artesania a Santa Rosa

Josè y Cielo

Josè y Cielo

Direzione Quebrada del Toro

Direzione Quebrada del Toro

Ah, ecco cos'era... Sono stato rimpicciolito dai raggi cosmici!

Ah, ecco cos’era… Sono stato rimpicciolito dai raggi cosmici!

Quebrada del Toro

Quebrada del Toro

Monocolore multicromatico

Monocolore multicromatico

 

Sabato 22/11/2014 – Tappa 34: Campo Quijano – Coronel Moldes (54 km)

La tappa di oggi scorre veloce e in piano, a volte ci vuole una tappa semplice e rapida; si parte con un po’ di pioggerellina che poi lascia spazio al sole.

Ci fermiamo a fare colazione con empanadas a Rosario de Lerma, dove conosciamo e chiacchieriamo con Sulema e David, che gestiscono una piccola tienda e sono molto interessati a noi e al nostro viaggio, anche perché David quando era più giovane è andato in bici e non perde occasione per guardare e fotografare le nostre, inclusa la sella Brooks!

Altro incontro casuale uscendo da Rosario è quello con Victor, chirurgo in pensione che sta tornando a casa da un giro in bici e si ferma a parlare con noi del più e del meno, dell’Argentina e dell’Italia che gli piace tanto.

Arriviamo a Coronel Moldes abbastanza presto e ci possiamo rilassare un po’ di più in un alloggio grazioso con giardino e campi circostanti, che è una gioia per la vista!

 

Sulema e David, a Rosario de Lerma

Sulema e David, a Rosario de Lerma

Victor, il chirurgo

Victor, il chirurgo

Sosta e empanadas

Sosta e empanadas

Coronel Moldes

Coronel Moldes

Chiesa di Coronel Moldes

Chiesa di Coronel Moldes

E' quasi ora di fare un salto in peluqueria

E’ quasi ora di fare un salto in peluqueria

 

Domenica 23/11/2014 – Tappa 35: Coronel Moldes – Cafayate (128 km)

Partiamo presto da Coronel Moldes per sfruttare pienamente la giornata e arrivare direttamente a Cafayate; i km sono tanti, 128, ma in mezzo non c’è nulla se non la Quebrada de Las Conchas e di Cafayate che percorriamo per 80 lunghi km prima di arrivare alla meta.

Fa davvero caldo ma la quebrada è una meraviglia, si snoda lungo il corso del rio Las Conchas e cambia ad ogni curva e a ogni saliscendi; enormi formazioni rocciose create nei millenni da vento e acqua, ogni roccia ha il suo nome a seconda della forma che la gente ci ha visto; altre zone sono verdissime e più ampie, poi tornano le rocce, poi arrivano le dune di sabbia.

Insomma, la strada che porta a Cafayate è davvero splendida e merita assolutamente la pena di essere percorsa. I km sono tanti, il dislivello (1300 m) e il caldo si fanno sentire; arriviamo a Cafayate alle 21, ovviamente è già buio, la stanchezza è notevole, ma una bella doccia ci rimette al mondo, una bella cena anche. Domani ci riposiamo e… aspettiamo Emilie!

 

Per i ciclo viaggiatori: al km 24, 34 e 37 da Coronel Moldes ci sono posti dove si può mangiare, bere e alloggiare (La Viña e Talapampa). Al km 64 si trova Puente Morales, dove la famiglia Yapura prepara ottime empanadas e dove ci si può accampare per spezzare la tappa in due. La cosa più incredibile per noi è che, osservando la parete del comedor tappezzata da fogli di carta con messaggi di tutti coloro che sono passati di qua a gustare le empanadas, troviamo il messaggio del “nostro” Buff3y, sì, proprio lui, il mitico ciclo viaggiatore testimone delle nostre nozze sul Salar de Uyuni… che emozione, ci sono venuti i brividi!!!

Incontri: Paola e Gustavo, che ci fanno e si fanno fare qualche foto all’Anfiteatro (formazione rocciosa che ha una particolare acustica). Li ritroviamo qualche km dopo e di nuovo ci sorridono e ci fotografano. Li sentiremo qualche giorno più tardi quando ci contatteranno via e-mail per salutarci e inviarci le foto!

 

Inizia la Quebrada de Las Conchas

Inizia la Quebrada de Las Conchas

Bilancia di precisione

Bilancia di precisione

Il comedor della famiglia Yapura a Puente Morales

Il comedor della famiglia Yapura a Puente Morales

Buff3y è passato di qua!

Buff3y è passato di qua!

La famiglia Yapura

La famiglia Yapura

Quebrada de Las Conchas

Quebrada de Las Conchas

La Garganta del Diablo

La Garganta del Diablo

Quebrada de Las Conchas

Quebrada de Las Conchas

Quebrada de Las Conchas

Quebrada de Las Conchas

Quebrada de Las Conchas

Quebrada de Las Conchas

Quebrada de Las Conchas

Quebrada de Las Conchas

Quebrada de Las Conchas

Quebrada de Las Conchas

Unico punto di ristoro...chiuso!

Unico punto di ristoro…chiuso!

Quebrada de Las Conchas

Quebrada de Las Conchas

La Ventana

La Ventana

Arrivo a Cafayate

Arrivo a Cafayate

Mappa della Quebrada de Las Conchas

Mappa della Quebrada de Las Conchas

 

Lunedì 24/11/2014: Cafayate

La mattinata scorre piacevolmente lenta a Cafayate, 1700 m sul livello del mare; conosciamo una famiglia che ci ha fotografati per strada, passeggiamo per le strade regolari di questa piccola cittadina famosa per i sui vini e ci gustiamo, oltre che un buon bianco Torrontès, la visita al museo del vino.

Il museo è decisamente interessante, è molto curata dal punto di vista dei suoni e dei colori la parte che racconta quali sono le condizioni che rendono tanto particolare il vino di questa zona: la composizione del suolo, molto arenoso e con il 50% di pietrosità, povero di azoto, fosforo e materia organica, ma ricco in potassio. Si apprende che c’è una stretta correlazione tra suoli poveri e vini di elevata qualità perché “la radice deve lottare contro la pietra affinchè il suo prodotto sia splendido”. Altra condizione favorevole è la notevole escursione termica tra giorno e notte (38°C e 12°C): questo fa sì che il frutto durante il giorno si arricchisca di sostanza e di notte si impegni per conservarle e non disperderle al freddo. Fattore rilevante è anche la quota: i vigneti di questa zona si trovano tra i 1700 e i 2000 m, sono vini d’altura e sono unici al mondo, i vini francesi e italiani si producono in zone decisamente più basse. Anche l’aria tersa dovuta alla quota fa la sua parte, perché “Cafayate sa cosa significa trovarsi vicino al cielo”.

Dopo il museo ci concediamo ricche e buone empanadas innaffiate col suddetto Torrontès che ci fa stare belli allegri e pronti per una bella pennica pomeridiana per combattere anche il caldo delle ore centrali della giornata, per un giorno in cui non le passiamo pedalando!

Ci stiamo dirigendo verso l’albergo, chiedendoci se e quando Emilie arriverà dalla zona di Cachi, un po’ sperduta e poco servita, quando sentiamo il suono di un fischietto, ci giriamo ed eccola di nuovo lì a correrci incontro in mezzo alla piazza di Cafayate! Che cosa fantastica! Fortunatamente ha incontrato due brave persone, Karin e Michel, che hanno dato a lei e a un altro ragazzo un passaggio fino qui; era la prima volta che caricavano due persone in auto e quindi possiamo dire che la fortuna ha assistito tutti e quattro, gli automobilisti e gli improvvisati autostoppisti (perché Emilie non viaggia facendo l’autostop ma non aveva altra scelta).

Trascorriamo il pomeriggio chiacchierando e la sera con una cenetta e un altro buon vino della zona (Malbec) che rende piacevole il sonno.

 

Museo del vino

Museo del vino

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Mappa della Terra di Mezzo

Sotto torchio

Sotto torchio

Martedì 25/11/2014: Cafayate (19 km)

Ci godiamo una piacevole giornata nella bella e rilassante Cafayate, che troviamo decisamente a misura d’uomo.

Emilie affitta una bici, perché non ne può più di stare ferma tra un bus e un passaggio; facciamo un breve giro andata e ritorno sulla Ruta 40 e ci facciamo gli occhi con le bellissime distese di verdi vigneti della zona con lo sfondo di imponenti montagne.

Il pomeriggio termina con la usuale preparazione delle borse e riusciamo anche a dare una ripulita alle bici, che ne hanno viste di tutti i colori dall’ultimo tentativo di lavaggio a San Pedro de Atacama.

Salutiamo ancora una volta la nostra Emilie che domani rimarrà a Cafayate per poi riprendere il suo viaggio…fino al prossimo incontro!

 

La casa de las empanadas

La casa de las empanadas, innaffiate da ottimo Torrontès

Deliziose empanadas, innaffiate da ottimo Torrontès

Deliziose empanadas, innaffiate da ottimo Torrontès

Chiesa di Cafayate

Chiesa di Cafayate

Per le cose comiche abbiamo naso

Per le cose comiche abbiamo naso

Passeggiata tra i vigneti

Passeggiata tra i vigneti

Passeggiata tra i vigneti

Passeggiata tra i vigneti

Passeggiata tra i vigneti

Passeggiata tra i vigneti

 

Mercoledì 26/11/2014 – Tappa 36: Cafayate – Santa Maria de Yokavil (79 km)

Riprendiamo la strada dopo qualche giorno di riposo per corpo e mente…

Per noi qui a Cafayate comincia la famosa Ruta 40, la strada nazionale più lunga dell’Argentina, che collega la Quiaca, primo paese argentino dopo il confine boliviano, con la nostra meta, Ushuaia, estendendosi per 5301 km.

Il campeggio di Emilie è sulla strada, ci fermiamo per salutarla e conosciamo una coppia e due amici che viaggiano in bici; Flurina e Samuel, a Laguna Blanca in Bolivia, hanno ricevuto dal gestore del rifugio i nostri pasti essiccati, abbandonati lì perché non potevano essere portati in Cile… Che figata! La nostra fantomatica pappa secca è stata d’aiuto ad altri affamati che passavano direttamente in Argentina dal Paso de Jama senza scendere a San Pedro (sono loro che ci hanno detto che c’è un controllo doganale cileno al Passo, che due anni fa non esisteva).

Io chiacchiero, Silvano osserva bici e materiale, baci e abbracci con Emilie e si va…

La direzione è Santa Maria, gli ultimi 20 km ci offrono un noioso sterrato e un temporale in arrivo, che fortunatamente ci risparmia. Alloggiamo e riposiamo bene presso un hospedaje (Hospedaje Las Lomitas) gestito da una piacevole e gentile famiglia.

Salutiamo Emilie e i suoi amici del campeggio di Cafayate

 

Giovedì 27/11/2014 – Tappa 37: Santa Maria de Yokavil – Los Nacimientos (97 km)

Prima di partire da Santa Maria abbiamo il piacere di conversare con Paula, la madre di Patricia, che gestisce questo B&B casalingo. La signora Paula ci ospita per la colazione nella sua cucina e, una parola tira l’altra, ci racconta che è professoressa, come sua figlia, ma con una storia tutta particolare… Ha sempre avuto la passione per lo studio ma mai la possibilità di studiare, provenendo da una famiglia numerosa e con poche possibilità; quindi da giovane inizia a lavorare, poi si sposa, nascono i primi figli e cui lei si dedica a tempo pieno, cucinando con il marito empanadas che portano il denaro necessario a far studiare i ragazzi. La sua passione non si è mai spenta, perché, nel momento in cui si rende conto di non poter più aiutare i figli nello studio perché non conosce più gli argomenti, decide di cominciare a frequentare la scuola serale che è stata istituita da poco, con il benestare di marito e figli, e porta avanti questo progetto fino alla fine e con ottimi voti. A costo di lunghi spostamenti, riesce a trovare ore di insegnamento in varie scuole e a realizzare il suo sogno ed ora eccola qui, a raccontare la sua bella appassionante storia a due perfetti sconosciuti, incantati da tanta determinazione!

La giornata scorre, i paesi sono pochi, dopo Punta de Balasto dove si può eventualmente campeggiare nei pressi di La Clemira, gestito dall’affabile Manuel, di discendenza italiana, non c’è possibilità di alloggiare fino a Hualfin, per un totale di 120 km da Santa Maria. Manuel ci dice che forse c’è qualcosa a Los Nacimientos, partiamo fiduciosi con questa speranza che tramutiamo in realtà quando, dopo 97 km, alle 19, ci troviamo di fronte a una casa che sembra un ufficio del turismo… Entriamo e chiediamo per un possibile alloggio, ma qui non c’è nulla, non c’è nessuno che abbia qualcosa…e allora, con grande classe, dico al signor Jorge che siamo abituati a dormire quasi ovunque e che non ci molesta affatto dormire sul pavimento dell’ufficio, se lui lo ritenesse disponibile… Diciamo che abbiamo forzato un po’ la mano, ma il risultato è positivo! La famiglia Aguilera ci offre il pavimento tanto desiderato, che ci evita di mettere la tenda da qualche parte o di procedere di notte verso Haulfin. Sono così amabili e gentili che alla fine ci preparano anche la cena, innaffiata di birra e tante piacevoli chiacchiere.

 

Paula, Hospedaje Las Lomitas, Santa Maria

Paula, Hospedaje Las Lomitas, Santa Maria

Punta de Balasto e Manuel

Punta de Balasto e Manuel

Piccola sosta

Piccola sosta

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Gabriela e Martin ci regalano delle mele nel deserto dell’Arenal, tra Punta de Balasto e Los Nacimientos

 

La manzana del desierto

La manzana del desierto

Di nuovo un pavimento a Los Nacimientos

Di nuovo un pavimento a Los Nacimientos

Venerdì 28/11/2014 – Tappa 38: Los Nacimientos – Belèn (80 km)

Los Nacimientos è circondata da una bella cornice di basse montagne rocciose, che seguono fino a Hualfin, dove facciamo la seconda colazione, contenti di esserci arrivati questa mattina e non ieri sera di notte, perché erano almeno 20 km e non i 10 km segnalati!

Si prosegue tranquillamente verso Belèn, preceduta dall’omonima quebrada che rende l’ultimo tratto abbastanza vario. Sistemazione in hostal e si pregusta il relax della giornata di stop di domani, perché arriva di nuovo il terzo componente della compagnia…

 

Salutiamo Patricia e Jorge che ci hanno ospitato a Los Nacimientos

Salutiamo Patricia e Jorge che ci hanno ospitato a Los Nacimientos

Telefono wireless

Telefono wireless

Sabato 29/11/2014 – Belèn

La mattinata si svolge compiendo le attività rituali quali approvvigionamento e bucato, che si asciuga in un lampo perché c’è un caldo africano.

Emilie arriva dopo pranzo, scatta il lusso della siesta che qui in Argentina è molto praticata e per un giorno ce la concediamo anche noi tre.

Il pomeriggio è strano, minaccia pioggia e c’è molto vento che sposta la sabbia dalle zone desertiche qui intorno; facciamo conoscenza, quindi, con Zonda, vento secco, polveroso e caldo che spira da sud-ovest nascendo dalle cime delle Ande cilene trascinando polvere sul versante argentino della cordigliera delle Ande.

El Zonda può superare i 120 km/h, di solito inizia al pomeriggio e persiste nelle seguenti 12 ore per poi essere seguito dal Viento Sur, massa d’aria fredda che si muove in direzione nord-nordest.

Silvano e Emilie

Silvano e la Bella Bichu

 

Domenica 30/11/2014 – Tappa 39: Belèn – Salicàs (97 km)

Risveglio lento a Belèn. Silvano ha dormito poco a causa di un inatteso mal di pancia e annessi e connessi; io dopo un giorno di stop fatico a carburare la nuova partenza, Emilie si prepara per il suo trasferimento in bus a Mendoza. Ci salutiamo con la solita piacevole promessa di rivederci presto e partiamo, in questa giornata nuvolosa e fredda, incredibilmente diversa dalle giornate precedenti. A parte un po’ di fatica a trovare la giusta temperatura corporea, visto il disagio di Sil, ben venga che non faccia il caldo africano di ieri!

E’domenica e il traffico è ancora meno del solito, si vede poca gente in giro; il primo paese è Londres, ci fermiamo per un caffè e conosciamo Irene, che ci rallegra e rallegriamo con due chiacchiere in italiano, visto che lei ha vissuto alcuni anni a Voghera.

Dopo Londres non c’è più nulla per 70 km circa e anche il paesaggio è abbastanza noioso, in più per Sil la giornata è così faticosa che alla fine non possiamo che dire che siamo stati comunque fortunati, perché non faceva caldo, perché non ha piovuto e perché, per una volta, non c’è stato un alito di vento a complicare una giornata imperfetta.

Passiamo dalla provincia di Catamarca a La Rioja e gli 87 km previsti fino ad Alpasinche diventano 97 fino a Salicàs perchè qui si trova l’unica hostaria dei dintorni, accanto alla stazione di servizio; finalmente possiamo riposare, sperando che domani vada meglio e che la febbre di Sil, ultima comparsa della giornata, svanisca insieme alla notte.

Unica vera “botta” di vita della giornata: Emilie che passa con il bus che la porterà prima a Catamarca e poi a Mendoza e ci incoraggia dal finestrino, da cui sporge quasi completamente; noi urliamo e ci sbracciamo e abbiamo nella mente la fotografia di questa bella ragazzina che ci sorride e ci fa sorridere!

 

Irene, Londres

Irene, Londres

Daniel, Salicas...Que barbaro!

Daniel, Salicas…Que barbaro!

Lunedì 01/12/2014: Tappa 40: Salicàs – Pituil (50 km)

Fortunatamente Sil si sveglia abbastanza in forma e altrettanto fortunatamente a 50 km c’è il paese di Pituil, dove speriamo di arrivare in poche ore e soprattutto di trovare alloggio, perché ci saranno altri 70 km fino al successivo paese di Chilecito e quindi non intendiamo andare oltre per oggi.

La pecca di questa Ruta 40 è che non ci sono molte indicazioni di ciò che si può trovare strada facendo, soprattutto per dormire; al momento tra un paese e l’altro c’è solo strada poco interessante e poco utile per accamparsi in caso di necessità. Le persone conoscono poco ciò che si trova a una trentina di km da loro, anche perché credo che la gente qui non si sposti più di tanto, i paesi sono piccoli, hanno qualche tienda che probabilmente soddisfa le necessità primarie e quindi perché muoversi e perché conoscere qualcosa in più o sapere se a 50 km si trova da dormire, così, giusto per aiutare qualche ciclo viaggiatore solitario in cerca di indicazioni?

Ad ogni modo, la strada è tutta dritta e sempre in lieve ascesa, abbastanza monotona, a parte che la giornata è soleggiata e quindi possiamo almeno vedere un po’ più lontano rispetto a ieri…

Arriviamo a Pituil alle 16.30 e veniamo accolti all’hospedaje Tia Lina, l’unico del paese e la nostra grande fortuna!

Una breve siesta, poi acquisto di viveri per il giorno successivo in questo paesino a cui non si darebbero due lire e che invece non è poi così piccolo ed è assolutamente grazioso, con la sua piazza centrale piena di alberi e un canale di acqua che scorre lungo due lati della piazza, bella temperatura e bella luce.

Riusciamo a cucinare un semplice riso per rimettere in sesto Sil e la signora Rosa, che inizialmente sembrava molto sulle sue, dopo alcune nostre domande, inizia a raccontarci mille cose interessanti sul paese e sulla zona, che è il dipartimento di Famatina nella provincia di La Rioja. Tutta la provincia ha terreno adatto agli ulivi e, insieme a poche altre province, produce un vero e buon olio; in più si produce grappa, liquore di anice e miele. Il dipartimento ha una catena montuosa imponente, la sierra di Famatina e il Famatina stesso è un ghiacciaio. La gente di questa zona è molto legata alla terra e all’ambiente in cui vive e da anni conduce una strenua lotta contro l’attività mineraria che imprese straniere vogliono avviare in zona ghiacciaio, da cui discende l’unico fiume che porta acqua a tutto il dipartimento. Rosa ci crede molto e, come sempre accade, la cosa non è vista molto bene da altre persone che nella miniera di oro vede la possibilità di lavoro, di denaro e di costruzione di sevizi, in cambio della contaminazione di acqua e suolo; Rosa non è contraria all’estrazione con tecniche più tradizionali, ovviamente più lente e meno redditizie.

E’ davvero simpatica e amabile, molto sorridente; anche Josè, suo marito, e sua figlia Yamila sono interessanti, ma lei è l’elemento particolare della casa, gestisce il negozio, ha un passato da parrucchiera e ha preso in gestione anche l’attività di alloggio che trent’anni prima la zia di Josè aveva messo in piedi completamente da sola.

Rosa e la sua famiglia a Pituil sono stati un incontro sorprendente che ci ha mandato a dormire all’una per il troppo chiacchierare!!!

 

Un bel rettilineo di 26 km

Un bel rettilineo di 26 km

Famatina

Famatina

Rosa, Pituil

Rosa, Pituil

 

Martedì 02/12/2014: Tappa 41: Pituil – Chilecito (70 km)

Tappa tranquilla e abbastanza veloce, con arrivo in salita costante a Chilecito.

Ciò che ci colpisce particolarmente sono i cartelli con scritto di non buttare immondizia ma 5 km prima della città siamo praticamente in mezzo a una discarica. Il mondo dei sacchetti di plastica sparsi ovunque, anche perché il vento non aiuta certamente a contenerli, ma senza dubbio l’orrore è generato dall’essere umano…

Riposo, cena e visualizzazione dell’altimetria della cuesta di Miranda che ci attende domani, come variazione sulla strada tutta dritta.

 

Pausa pranzo in direzione Chilecito

Pausa pranzo in direzione Chilecito

Arrivo a Chilecito

Arrivo a Chilecito

 

Mercoledì 03/12/2014: Tappa 42: Chilecito – Los Tambillos (59 km)

Oggi partiamo da Chilecito e ci aspettiamo che la strada sia meno monotona dei giorni precedenti, perché attraversiamo due sierre (sierra de Famatina e de Sanogasta) attraverso la cuesta de Miranda. Il rio omonimo ha scavato un canyon dai colori splendidi, le montagne rosse che contrastano con gli alberi verdi e il fiume che scorre. Il dislivello non è eccessivo, effettivamente il paesaggio riempie gli occhi e rende la salita interessante.

L’unico neo é che molti ci dicono che la strada é chiusa perché stanno facendo dei lavori e costruendo un ponte. Silvano spiazza tutti dicendo “Ma con la bici si può passare” e tutti rispondono di sì. Quindi continuiamo fino all’inizio del cantiere dove la strada è sterrata e polverosa, ma ci lasciano passare dicendo solamente di fare attenzione e che ci sarà un punto in cui dovremo aspettare che gli operai finiscano di lavorare e scaricare tutte le borse per poter passare… Ok, siamo pronti!

Procediamo fino a un bel tratto panoramico dove veniamo arrestati da un rumore sordo e vediamo polvere e fumo salire dal fiume… E no c….! Hanno fatto brillare una mina sulla montagna e si vede il fumo nel fiume?!

No, un attimo! HANNO FATTO BRILLARE UNA MINA?!

Proprio così… E il peggio é che ci sono due tipi sulla montagna che tirano le pietre a mano giù sulla strada in rifacimento e altri due che le lanciano al fiume… Alla faccia del cantiere sicuro e del fatto che si può passare…

Ma non è tutto! Ci dicono che dobbiamo aspettare almeno un’ora che i lanciapietre finiscano, aspettiamo in totale 45 minuti e poi spingiamo la bici tra le pietre saltate… Essendo una cuesta della montagna, la strada non é tanto larga e qualcuno si sta già agitando…

Poi la strada muore in corrispondenza del nuovo ponte in costruzione… E il solito qualcuno dice che avremmo dovuto farci riportare indietro… Sacrilegio! Ormai siamo qui e “qualcuno” deve proseguire… Anche se la strada non c’é più, c’é una scarpata di cemento con scale a pioli e la montagna graffiata, che sembra un muro, da scavalcare.

Gli operai argentini si trasformano in sherpa tibetani e in un niente le borse oltrepassano la fossa e il muro, Silvano porta la sua bici fino al muro e i ragazzi la tirano su a mano, stessa cosa con la mia bici e praticamente anche con me: mentre mi arrampico trovo una mano che mi solleva e in un attimo sono sopra il muro…

I due italiani matti caricano nuovamente le bici, spingono ancora per qualche rampa ripida fino a quando ritorna l’asfalto, poi si sale ancora un po’ e inizia una discesa lieve quando ormai sono le 19. Villa Union dista ancora 50 km e quindi, quando arriviamo al piccolo Los Tambillos, iniziamo a chiedere se qualcuno ci offre un alojamiento o il solito confortevole pavimento.

La polizia sembra disponibile ad aiutarci, poi anche la signora Estela, che ci offre una tettoia dietro casa sua. Andrebbe benissimo se non fosse per quel “terrorista” di suo nipote che si fa premura di dirci più volte che di notte, in questo paese sperduto, arriva gente a rubare… Sai che tranquillità! Alla fine, anche se Estela dice che il ragazzino racconta fandonie, riusciamo a convincerla ad aprirci il negozio vuoto di suo fratello, così possiamo montare la camera interna della tenda al chiuso e lontani da ladri e terroristi…

 

La cuesta de Miranda "sarebbe" chiusa al traffico...ma in bici si può passare...forse...

La cuesta de Miranda “sarebbe” chiusa al traffico…ma in bici si può passare…forse…

Rifornimento prima della salita

Rifornimento prima della salita

E che cactus!

E che cactus!

Cuesta de Miranda

Cuesta de Miranda

Si intravede il ...camino cortado...

Si intravede il …camino cortado…

Inizio lavori

Inizio lavori

Difunta Correa

Difunta Correa

Panorama mozzafiato

Panorama mozzafiato

"Tu non puoi passare!!!"

“Tu non puoi passare!!!”

Già...non posso... forse

Già…non posso… forse

Direzione lavori in cantiere

Direzione lavori in cantiere

I lavoratori ci vengono in aiuto

I lavoratori ci vengono in aiuto

Paola sollevata su per la montagna

Paola sollevata su per la montagna

Non voglio mica la luna

Non voglio mica la luna

...ma neppure il precipizio!

…ma neppure il precipizio!

Discesa al tramonto

Discesa al tramonto

Tenda antizanzare e antiterrorista a Los Tambillos

Tenda antizanzare e antiterrorista a Los Tambillos

 

Giovedì 04/12/2014: Tappa 43: Los Tambillos – Guandacol (97 km)

Alle 7.30 abbiamo già smontato la tenda e caricato le bici, pronti per partire. Salutiamo la signora Estela, che ieri ci aveva anche regalato un pane fatto in casa, chiedendole dove possiamo buttare un sacchetto di immondizia… Da dipendente Arpa rabbrividisco quando ci dice, con tutta tranquillità, che la butterà verso il rio e poi il tutto verrà bruciato… Opporcamiseria! Microinquinanti argentini allo sbaraglio! Ho la tentazione di andarmene insieme al mio caro sacchetto ma, a malincuore, desisto. Non conosco il sistema di gestione dei rifiuti qui ma ho la netta sensazione che la nostra immondizia farebbe la stessa fine anche in un altro villaggio, credo che il governo non metta a disposizione i mezzi per fare diversamente se non interrare e bruciare. Che mondo assurdo…

Facciamo i primi 50 km fino a Villa Union dove finalmente possiamo comprare acqua e cibo e poi proseguiamo per quasi altrettanti verso Guandacol, in un pomeriggio soffocante per il caldo torrido che non ci dà tregua, sembra di essere in un forno e di bere l’acqua del the senza the, talmente é calda.

Guandacol é piacevole, ma non abbiamo la forza di visitare nulla se non la tienda per comprare qualcosa per domani. La cosa più interessante è che il paese ha un ulivo di 300 anni che é sopravvissuto anche all’estirpazione di tutti gli ulivi, voluta da Carlo III di Spagna per evitare che l’olio argentino competesse con quello spagnolo… Che dire?

 

Direzione Guandacol

Direzione Guandacol

Guandacol

Guandacol

Venerdì 05/12/2014: Tappa 44: Guandacol – Huaco (83 km)

Partiamo da Guandacol con alcune bottiglie di acqua completamente congelate,sperando che rimangano fresche abbastanza a lungo, visto che, come sempre, non ci sarà nulla per km e km. Decidiamo di andare in direzione di Huaco, senza deviare per Jachal, diminuendo così anche il kilometraggio giornaliero ed evitando la costa di Huaco che porta appunto a San Josè de Jachal.

La scelta si rivela azzeccata, arriviamo a Huaco alle 14.30, il paese è molto piccolo ma ci ispira, é immerso nel verde di profumati campi di erba medica, ci sono cavalli, tanti alberi che danno un po’ di respiro, una splendida cornice montagne e, già individuata su internet, un’ osteria. Visto l’orario é tutto deserto per la siesta, ma Eduardo ci accoglie comunque gentilmente, liberandoci dal caldo del primo pomeriggio. L’osteria é molto confortevole, ha un bel giardino, una piccola piscina ed è tutto il contesto che rende questo piccolo paese un luogo rilassante e accogliente. Sulla mappa é solo un’indicazione, molte volte i paesi indicati non esistono o sono costituiti solo da qualche casa sperduta, ma Huaco esiste davvero, ha un antico mulino, ha dato i natali al poeta Bonaventura Luna e ci sembra un posto piacevole in cui fermarsi a riposare e godere della sua semplicità.

Inizialmente Eduardo é un po’ schivo, ma a forza fargli domande si scioglie e spesso si siede a parlare con noi. Scopriamo che a volte per lui é difficile sapere come comportarsi con gli ospiti, perché alcuni hanno voglia di parlare, altri invece sono gelidi e quindi lui deve prima capire con che tipo di persona ha a che fare. Con noi lo capisce in fretta, tanto che si ferma così spesso a parlare con noi che alla fine brucia la torta che avrebbe dovuto essere la nostra colazione di domani. Gli argomenti sono tra i più disparati, come con Rosa, si va da considerazioni sul governo dei nostri due paesi al viaggiare, alla nostra visione della vita. Il nostro modo di vedere le cose coincide abbastanza con il suo, che è una persona sensibile, molto intelligente e con una notevole cultura.

Come tutte le volte che vogliamo andare a dormire presto ci ritroviamo, invece, a fare le ore piccole! Ma questo é il bello del viaggio: conoscere e confrontarsi e portare con sé tanti bei momenti da ricordare.

Il complimento più speciale che riceviamo da Eduardo é che ci dice che trasmettiamo energia positiva!

 

Unplattabar

Unplattabar

Il piccolo Huaco ha fame e sete e io lo vorrei portare con me

Il piccolo Huaco ha fame e sete e io lo vorrei portare con me

Benvenuti a Huaco

Benvenuti a Huaco

Eduardo

Eduardo

 

Sabato 06/12/2014: Tappa 45: Huaco – Niquivil (60 km)

Partiamo da Huaco più tardi del previsto, come sempre quando la compagnia di chi ci accoglie è tanto interessante. Andiamo in direzione Villa Union per un po’ di rifornimenti e poi ci spostiamo verso Niquivil. Ancora una tappa non troppo interessante, anche l’arrivo a Niquivil non è particolarmente invitante; è un paesino piccolo, troppo vicino a San Josè de Jachal per avere servizi utili al turismo. Infatti non ci sono alojamientos e riusciamo solo a farci ospitare dalla signora Silvia di fronte alla panetteria, dove posizioniamo la nostra tenda, trastullandoci nei dintorni per tutto il pomeriggio, circondati da moschini fastidiosi, in attesa di un orario decente per andare a dormire.

Facciamo due parole con varie persone che passano dalla panetteria e con Silvia, inizialmente poco loquace, ma che poi si lascia un po’ più andare quando le chiedo se ci può spiegare e far vedere come si preparano le empanadas; allora ci fa entrare in cucina e ci racconta tutto e sicuramente al rientro in Italia un tentativo di preparazione sarà d’obbligo; ci mostra i due forni che utilizza per empanadas, pane e semitas (panini allo stutto, molto sostanziosi) e pan dulce, l’analogo argentino del nostro panettone. Praticamente ci regala di tutto, così abbiamo provviste per vari giorni! Conosciamo anche suo figlio Emanuel, che ha 18 anni e sta frequentando l’università e che lei ha cresciuto da sola, con ottimi risultati perché è un ragazzino davvero interessante e interessato, che fa molte domande e che ha voglia di conoscere e di studiare. Altre due persone davvero piacevoli, a cui auguriamo di realizzare tanti sogni.

 

Tenda di fronte alla panetteria di Silvia a Niquivil

Tenda di fronte alla panetteria di Silvia a Niquivil

Empanadas fatte in casa

Empanadas fatte in casa

La cottura nel forno a legna

La cottura nel forno a legna

Empanadas pronte per essere divorate

Empanadas pronte per essere divorate

Silvia e Maria

Silvia e Maria

 

Domenica 07/12/2014: Tappa 46: Niquivil – Matias Sanchez (58 km)

La notte é stata un po’ tormentata, dormire con la tenda così in vista non é il massimo, senti tutti i rumori e sembra che col buio tutte le stranezze prendano vita. Abbiamo sentito musica andare e venire, quindi un auto ferma nei dintorni, fino a tardi, gente passare, qualcuno gridare alle 5 del mattino… Meno male che nei pressi c’era anche il posto di polizia e i cani a fare la guardia!

Alle 7 Silvia e sua sorella Maria sono già operative e ci preparano la colazione con pane appena sfornato, facciamo qualche foto e partiamo.

Strada sempre calda e poco interessante, seguiamo il consiglio di Silvia e dei ragazzi di San Juan (Javier, Emilio, Andres e Cristina) che ci hanno consigliato di chiedere ospitalità presso Matias Sanchez dove, dicono, ci sono due chicos che a volte accolgono i viaggiatori.

Scopriamo che Matias Sanchez non è un paese ma un accampamento per la manutenzione della ruta 40, esattamente a metà tra Jachal e San Juan e in mezzo al nulla di questa zona chiamata Cuyo, che vuol dire appunto “terre deserte e sabbiose”. Scopriamo che i due chicos sono le coppie di colleghi che si danno il cambio nell’accampamento. Per noi c’è Alejandro, che ci accoglie senza problemi, in particolare perché gli diciamo che ci manda Silvia, la conoscono in tanti!!! Ci offre una piccola stanza con zanzariere alle finestre ben ventilata, dice che possiamo stare tranquilli perché ci siamo solo noi, lui e i cani, che abbaiano appena sentono rumore e quindi ci faranno la guardia…

Inizialmente Alejandro sembra sulle sue, ma finiamo per andare a dormire dopo mezzanotte, come sempre parlando di mille argomenti interessanti!

 

Rifugio dal sole

Rifugio dal sole

Piccoli ospiti (morti) di Matias Sanchez

Piccoli ospiti (morti) di Matias Sanchez

Alejandro ci ha aperto le porte di Matis Sanchez

Alejandro ci ha aperto le porte di Matis Sanchez

 

Lunedì 08/12/2014: Tappa 47: Matias Sanchez – San Juan (74 km)

Come abbiamo riposato bene nella nostra stanzetta dell’accampamento, con i cani a fare la guardia, poco passaggio, le finestre aperte e una deliziosa brezza che rinfrescava l’aria!

Freschi come due rose, lasciamo Matias Sanchez e Alejandro alle 7.30 del mattino, per arrivare il prima possibile a San Juan. La strada oggi scorre rapida, tutto abbastanza in piano a parte una salita ragionevole e una discesa tranquilla che ci conduce alle porte di San Juan.

Tante persone con cui abbiamo parlato ci hanno fatto una testa così sulla pericolosità della periferia della città che, da fifona che sono (Paola, ovviamente), non vedo l’ora di lasciarmi alle spalle per arrivare a destinazione. Ovvio che tutte le città di dimensioni più ragguardevoli hanno le proprie problematiche, ma ci stiamo rendendo conto che tutto il mondo è paese e non potrà certo essere peggio di Porta Palazzo a Torino alle 2 di notte. Passiamo da Chimbas all’una di pomeriggio di un giorno di festa, c’è gente in auto, gente che prepara il pic nic con asado e quindi noi ci ritroviamo senza alcun problema direttamente all’ostello di Emilie, che ha disseminato i pali della luce con cartelli con bici disegnate per farsi trovare da noi e in più ci ha preparato il primo pranzo veramente “casero” di questi ultimi dieci giorni.

Relax, contatti con il mondo, spaghetti al sugo preparati in hostal e tante chiacchiere in questa sera sanjuanina.

 

Emilie e le sue segnalazioni per farci arrivare a San Juan

Emilie e le sue segnalazioni per farci arrivare a San Juan

Pranzetto preparato da Emilie

Pranzetto preparato da Emilie

Martedì 09/12/2014: San Juan

Notte tormentata a San Juan. Speravamo di dormire a lungo, dopo numerose tappe senza soste, e invece ci siamo ritrovati a rotolarci nel letto in preda al caldo di questa cittadina, sudando come forsennati, annaspando inutilmente in cerca di un po’ di refrigerio… ma di dormire non se ne parla.

Giornata strana, città strana, un accozzaglia di edifici senza alcuno stile particolare, intorno ad una piazza anonima; sicuramente bisognerebbe spostarsi, chiedere, girare, perché anche la provincia di San Juan è zona di vini e sicuramente merita un approfondimento, ma noi oggi non riusciamo a fare niente di che se non le cose di base, tra cui taglio tattico ai capelli di Sil (presso una peluqueria per bambini, dove Sil si trova perfettamente a suo agio!).

Mangiamo male, io e Emilie non digeriamo questa cucina argentina costituita principalmente di carne e roba fritta, di cui abbiamo avuto tutto il tempo di stancarci e quindi ci buttiamo nella preparazione di un sano e buon minestrone che un ragazzo dell’hostal, argentino, definisce “insalata calda”…ma vaaaaaa…

 

Silvano! Non fare il bambino!

Silvano! Non fare il bambino!

Taglio capelli in una peluqueria per bambini

Taglio capelli in una peluqueria per bambini

Un altro abbraccio con Emilie

Un altro abbraccio con Emilie

 

Mercoledì 10/12/2014: Tappa 48: San Juan – Villa Media Agua (57 km)

Un altro saluto a Emilie, un’altra partenza… Volevamo partire presto per macinare un bel po’ dei 160 km che ci porteranno al nuovo appuntamento con lei a Mendoza, ma lasciamo San Juan più stanchi di quando siamo arrivati, malgrado il giorno di pausa. Il caldo di queste notti ci ha un po’ soffocati e le incombenze forzatamente delegate ai Gigetti, a causa del fulmine invernale che ha tagliato la corrente a mezza Rosta, ci hanno un po’ impensierito.

L’uscita da San Juan non è difficile ma siamo in mezzo al traffico per tutta la giornata col vento contro. Questa Ruta 40 ci fa penare, la noia della strada dritta nel nulla viene sostituita dalla noia della strada dritta nel nulla con i camion. Decidiamo quindi di fermarci a Media Agua, che purtroppo non è a “media” strada tra San Juan e Mendoza, ma almeno ci concediamo un rilassante riposino pomeridiano che ci ristora un po’ in attesa del conclusivo riposino notturno.

Fortunatamente sentiamo i Gigetti che hanno portato a termine vittoriosamente le grane che gli abbiamo lasciato da risolvere e quindi siamo più sereni!

 

Giovedì 11/12/2014: Tappa 49: Villa Media Agua – Mendoza (113 km)

Non sprecherò molte parole per questa tappa: partenza ore 7:30, già in presenza di vento contrario a circa 22 km/h, con raffiche a 30 km/h (velocità misurata con il nostro piccolo anemometro Kestrel 1000) quindi la nostra velocità di crociera è decisamente limitata; non ci sono paesi prima di 70 km (Jocolì) e il paesaggio è monotono e insignificante. In più, essendo un tratto di collegamento tra due città grandi, San Juan e Mendoza, c’è un intenso traffico di camion e auto a cui noi non siamo assolutamente più abituati e che diventa sempre più fitto in prossimità di Mendoza. Faccio lavorare alacremente lo specchietto che Sil mi ha montato sulla bici, aggiornandolo in continuazione sulla presenza di questi mostri di metallo. Gli ultimi 15 km per entrare in città scorrono abbastanza rapidi, malgrado il traffico, e fortunatamente abbiamo la bella Emilie che ci ha già trovato una spettacolare sistemazione e quindi non dobbiamo fare altro che raggiungerla e rilassarci insieme a lei.

 

Passando alla provincia di Mendoza ci disinfettano...

Passando alla provincia di Mendoza ci disinfettano…

To be or not to be...

To be or not to be…

 

Venerdì 12/12/2014 Mendoza

Girovaghiamo con Emilie per le strade della zona centrale di Mendoza, molto movimentata, negozi, bar, ristoranti, gente. Più varia di San Juan ma tutti e tre preferiamo luoghi più a misura d’ uomo. Finora Cafayate rimane la nostra preferita!

 

Emilie fa l'indiana

Emilie fa l’indiana

Mendoza "Gotham" City

Mendoza “Gotham” City

Sabato 13/12/2014 Mendoza

Il nostro secondo giorno a Mendoza doveva essere un giorno di relax e di visita e invece é stato tutto il contrario rispetto al previsto. L’essenza della giornata è stato, infatti, l’imprevisto… Silvano si era accorto che la sua ruota posteriore si fosse scentrata, a causa di pietre e buche varie, compagne della prima parte del nostro viaggio, ma il vano tentativo di rimetterla in sesto aveva fatto sorgere in lui il dubbio che si trattasse di qualcosa di più serio. La conseguenza logica é di fare visita a un ciclista, visto che siamo fortunatamente in una grande città. Il problema é più grande del previsto, il secondo ciclista che consultiamo controlla la ruota, toglie il copertone e ci conferma la seconda idea di Sil: il cerchio si sta rompendo, da un momento all’altro e in un posto sperduto o nell’ altro ci lascia a piedi.

Gustavo, di Todociclismo, ci trova un cerchio adatto, smonta la nostra ruota e si mette sul momento a montare nuovamente la ruota, con grande dedizione e pazienza. Non tutto il male viene per nuocere, tenendo conto che abbiamo potuto sistemare la cosa e che tutto succede sempre nel weekend e quindi riteniamoci fortunati che il negozio é aperto fino a tardi. Silvano assiste al montaggio ruota e io sfrutto il tempo per aggiornare il diario di viaggio.

Magari domani potremo veramente dedicarci a un giro x Mendoza, chissà!

Il montaggio ruota termina alle 20 passate, raggiungiamo Emilie e andiamo a cena in un ristorante italo argentino, si chiama “Francesco” e ci riserva grandi sorprese. É ancora gestito da Maria Teresa, 80 anni di grinta concentrata, 60 anni di lavoro nel ristorante voluto da sua madre Fernanda e che porta il nome di suo padre Francesco. Lavora lì con la figlia Beatriz, conosciuta nel pomeriggio al caffè lì accanto.

Ci accolgono come parenti, solo perché siamo italiani, ci fanno sentire come a casa, ci raccontano la storia della famiglia, arrivata dalle Marche nel 1950, e del lavoro di tanti anni, che lì ha portati a costruire più attività, ora difficili da mantenere anche per via della situazione economica argentina, da tempo molto complicata. I prodotti argentini accuratamente scelti e la maestria e la creatività italiana danno origine a piatti che sono davvero una delizia per il palato. É stato davvero interessante conoscere la famiglia Corradini Barbera!

 

Gustavo all'opera

Gustavo all’opera

Maria Teresa e la sua mamma

Maria Teresa e la sua mamma

La fornita cantina del ristorante "Francesco"

La fornita cantina del ristorante “Francesco”

Una favolosa cena italo argentina e un ottimo Malbec al ristorante "Francesco"

Una favolosa cena italo argentina e un ottimo Malbec al ristorante “Francesco”

 

Domenica 14/12/2014 Mendoza

 

Facciamo il city tour, ma non rimaniamo particolarmente incantati da questa città che ci appare un po’ fredda e con poco stile. Saliamo nella parte alta, la giornata é un po’ cupa, ci annoiamo un po’, poi piove, poi torna il sole. Finisce il tour e Emilie ha un forte mal di denti che non la lascia in pace, tenta di trovare una soluzione all’ospedale ma dovrà tornare domani dal dentista.

Insomma, giornata un po’ anonima… Per tutti noi è ora di ripartire…

 

Mendoza

Mendoza

Lunedì 15/12/2014 Tappa 50: Mendoza – Ugarteche (43 km)

Salutiamo Emilie… Lei si fermerà ancora qualche giorno per il dentista, prima di dirigersi a Cordoba. La abbracciamo forte forte, nessuno lo dice ma abbiamo la sensazione che i nostri incontri qua e là per l’Argentina siano terminati, lei infatti attende conferma del secondo anno di visto in Australia e poi cercherà di anticipare il rientro per raggiungere finalmente il suo Jarron. É stato così bello incontrarsi che nessuno di noi vuole versare lacrime di saluto. É stato bello piangere al primo incontro e ci salutiamo con un sorriso anche se corriamo il rischio di non vederci più fisicamente per lungo tempo. Sappiamo anche che l’intesa che c’è stata in questi mesi non si perderà con la lontananza.

Prima di partire torniamo da Todociclismo per controllare la ruota e cambiare le catene… Quasi 3000 km con la bici stracarica hanno la forza di deteriorare parecchio qualunque cosa! Salutiamo Gustavo, Marcelo e Jorge e via!

Ritorniamo sulla 40 che, uscendo da Mendoza, é a tutti gli effetti un’autostrada. Dopo 5 km decidiamo di uscire e chiedere informazioni su strade alternative che permettano di allontanarci dal traffico. Alla stazione di servizio il signor Sergio ci consiglia di percorrere la ruta dei vini, che corre parallela alla 40. Si attraversano alcuni paesi, ci sono molti alberi e addirittura un tratto ciclabile. Incontriamo Enzo, cicloviaggiatore belga che lavora in Cile e quando guadagna un po’ viaggia.

Dopo 40 km circa arriviamo a Ugarteche, Tupungato si trova ad altri 30 km non in piano; decidiamo di chiedere qualche informazione in più sulla strada e sulla possibilità di trovare da dormire in questo paesino. Ci fermiamo ad una panetteria. Il proprietario ci informa del fatto che la strada per Tupungato, che lui percorre tutte le mattine per andare a prendere il pane, é in manutenzione e, dal momento che dopo la cuesta di Miranda diffidiamo di questo tipo di percorsi, la strada per domani é già decisa, si affronta di nuovo la 40, sperando che il traffico cominci a diminuire.

Non ci sono posti per alloggiare a Ugarteche, ma in meno di niente abbiamo già l’invito a dormire nella panetteria, dopo la chiusura! Pazzesco! Marcelo e Maria lasciano le chiavi del loro negozio a due perfetti sconosciuti e torneranno domani alle 7.30 per aprire il negozio. Da dopo le 21, orario di chiusura, abbiamo a disposizione un bagno, la possibilità di cucinare e il solito, adorato pavimento per i nostri materassini!

Allora inganniamo il tempo chiacchierando con questa simpatica famiglia con tre figli molto in gamba, che é tornata in Argentina dopo 17 anni trascorsi negli Stati Uniti. I ragazzi parlano perfettamente inglese e il fatto di aver vissuto in un altra realtà per anni si vede pienamente nel modo di fare, molto amichevole, molto aperto: sono proprio persone interessanti.

In attesa della chiusura giochiamo a bocce con Marcelo e il piccolo Eduardo a casa del signor Carlo, di discendenza italiana, che ha un campo quasi regolamentare.

Che bel pomeriggio!

Quando la famiglia torna a casa, a Mendoza, noi prepariamo cena e letto in attesa di “riaprire” il negozio domani mattina.

 

Cambio catene

Cambio catene

Jorge, Marcelo e Gustavo di "Todociclismo"

Jorge, Marcelo e Gustavo di “Todociclismo”

ANDES, la birra di "ANDES 2014"

ANDES, la birra di “ANDES 2014”

Enzo

Enzo

Giochiamo a bocce con Marcelo

Giochiamo a bocce con Marcelo

Paola lancia!

Paola lancia!

Allora io dico...buonanotte!

Allora io dico…buonanotte!

Colazione in panetteria

Colazione in panetteria

 

Martedì 16/12/2014: Tappa 51: Ugarteche – Pareditas (87 km)

Come previsto, alle 7.30 i figli più grandi di Marcelo tornano ad aprire la rivendita. Noi siamo pronti, abbiamo già sbaraccato tutto e fatto colazione. Questa notte ha piovuto e il tempo sembra intenzionato a mantenersi brutto, quindi siamo tutti coperti e pronti a partire, quando arriva Marcelo che fortunatamente possiamo ancora salutare e ringraziare.

Altrettanto fortunatamente dopo pochi km smette di piovere, possiamo togliere l’abbigliamento impermeabile e in più la strada ha una bella banchina asfaltata accanto alla carreggiata, così procediamo spediti senza intralciare auto e camion e viceversa!

La strada é abbastanza noiosa, facciamo una tappa a Tunuyan, che è già abbastanza grande, ma dove non riusciamo ad avere informazioni utili sulla nostra destinazione di oggi, Pareditas. Arriviamo a San Carlos dove il paesaggio comincia a cambiare, è più verde e più vario e, inoltre, troviamo un piccolo ufficio turistico che non solo sa che a Pareditas si può alloggiare ma prende contatti telefonici con un signore di lì e ci prenota una cabaña!

Proseguiamo decisamente sereni, i km di oggi sono parecchi e la tappa successiva sarà di nuovo lunga, quindi è piacevole sapere che questa sera non saremo persi nel nulla!

A 10 km da Pareditas facciamo un piacevole incontro: Virginia e Alejandro, di Buenos Aires, che, dopo aver viaggiato con un caravan al sud dell’Argentina, lo hanno venduto e ora viaggiano in bici, senza tempo, vendendo qua e là i loro braccialetti e portando due cagnolini al posto delle borse manubrio. Sono al loro primo viaggio in bici, sono i primi cicloviaggiatori che incontriamo da Cafayate e noi abbiamo l’onore di essere per loro i primi cicloviaggiatori che incontrano da quando sono partiti!

Parliamo per un’ora intera a bordo strada, il tempo passa senza che ce ne rendiamo conto, incontrare altri “come noi” é sempre emozionante ed é sempre uno splendido scambio di esperienze, c’è sempre qualcosa da imparare.

Alle 19 arriviamo a Pareditas, dove ci aspetta il signor Alberto, farmacista del paese, personaggio singolare, che ci invita a disfrutar del tempo. E infatti Pareditas ci vedrà suoi ospiti per i due giorni successivi!

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Virginia e Alejandro

Virginia e Alejandro

Un piacevole incontro tra cicloviaggiatori

Un piacevole incontro tra cicloviaggiatori

3000 km pedalati

3000 km pedalati

Casetta a Pareditas

Casetta a Pareditas

3000 km d'un tratto

3000 km d’un tratto

 

… il prossimo aggiornamento ci vedrà con i 3600 km circa con cui siamo arrivati il 31/12/2014 a Chos Malal, provincia di Neuquèn, Argentina!!!